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La speranza per il Medio Oriente:
Non il processo di pace, ma la giusta lotta del popolo
palestinese!
Il popolo palestinese, nonostante conti solo pochi
milioni, e da anni al centro della storia mondiale grazie alla sua
lotta irriducibile contro le truppe d’assalto quell’avamposto USA
in Medio Oriente noto col nome di Israele. Più di un anno fa, l’uomo
forte di Israele, Ariel Sharon si presentava, scortato da mille
poliziotti e soldati armati alla moschea di Al-Aqsa, uno dei principali
luoghi simbolici della religione musulmana situata in Gerusalemme
Est, che per palestinesi e per gli arabi in generale è la capitale
storica della Palestina. Questa tracotante ostentazione da parte
di Israele del loro potere su uno dei luoghi chiave per i palestinesi
aveva lo scopo di umiliare il popolo palestinese e di affermare
l’intoccabile supremazia israeliana.
La risposta del popolo palestinese
fu immediata e prese la forma della “seconda Intifada”: non ci sarà
mai pace nella regione finche non ci sarà giustizia.
Per più di 50 anni gli occupanti
israeliani, sostenuti e armati fino ai denti dai più forti imperialisti
del mondo, hanno ripetutamente aggredito militarmente i popoli e
fatto valere la loro straripante superiorità materiale in tutta
la regione. In una serie di guerre di aggressione, nel 1956, 2957
e 1973, hanno sconfitto i governi arabi confinanti e annesso la
maggior parte del territorio palestinese per creare un cordone di
sicurezza intorno al territorio di cui si erano impossessati nel
1948 con la creazione dello stato di Israele. Tanto il Partito Laburista,
quanto il Likud, hanno promosso la costruzione di insediamenti di
coloni nei territori occupati, sfidando l’unanime condanna della
comunità internazionale e le risoluzioni ONU. All’interno, per decenni
hanno incarcerato migliaia di palestinesi, li hanno torturati nonostante
le denunce e le proteste dei gruppi di difesa dei diritti umani;
hanno scatenato una campagna di assassinii degli oppositori da parte
squadroni della morte rivendicati dallo stato; hanno bombardato
con gli aerei da combattimenti F-16 gli avamposti dell’autorità
palestinese internazionalmente riconosciuta; hanno raso al suolo
abitazioni di palestinesi, lasciando più di 40.000 senzatetto. Minacciano
chiunque metta in discussione il loro dominio regionale con il loro
vasto arsenale di armi nucleari, biologiche e chimiche costruito
grazie alla protezione degli imperialisti USA.
Uno stato coloniale in formazione
che non si è fermato di fronte a niente per eliminare i suoi nemici,
e che ancora non si dà pace. Dopo cinquanta anni, e una lunga sanguinosa
scia di morte e terrore gli sgherri sionisti dell’imperialismo USA
non sono oggi più vicini di prima all’eliminazione dell’opposizione
al loro dominio. Una poderosa conferma della verità affermata da
Mao Tsetung, secondo cui ovunque c’è repressione, c’è resistenza.
Di fronte a questa realtà, per dieci
anni i caporioni imperialisti George Bush e Bill Clinton hanno spinto
per un processo di pace in Medio Oriente che producesse nella regione
lo stesso risultato ottenuto dal cambio di regime in Sudafrica.
Un processo avviato con la promessa per i palestinesi di porre fine
alla loro degradazione e oppressione. Il processo fu sottoscritto
a Oslo, sancito dalla stretta di mano tra Arafat e Rabin sul prato
della Casa Bianca, ratificato in sette successivi vertici, registrato
in innumerevoli protocolli e strombazzato in tutto il mondo.
Quel processo di pace si è dimostrato
essere una trappola. Tutto il mondo può oggi vede oggi che le parole
mielose degli imperialisti non erano che la copertura accattivante
di una manovra per ottenere che Arafat, i compradori palestinesi
e i loro agenti facessero lo sporco lavoro di repressione delle
stesse masse palestinesi. All’Autorità Palestinese di Arafat non
è stato concesso neppure di controllare le acque nei territori occupati.
È stato consentito di avere abbastanza fucili per sopprimere l’opposizione
interna all’occupazione israeliana, ma niente che potesse minimamente
competere con l’arsenale israeliano. L’intercettamento di una singolo
carico di armi per la Palestina, neppure lontanamente paragonabile
all’import quotidiano di armi degli israeliani, ha fatto schiumare
di rabbia tutti i media imperialisti.
Un anno fa, indispettiti dall’incapacità
di Arafat di domare la resistenza del popolo palestinese, le classi
dominati di USA e Israele hanno messo a capo del governo Ariel Sharon,
il macellaio di Sabra e Chatila che responsabile del massacro di
centinaia di profughi civili nei campi del Libano nel 1982. Le truppe
di Sharon hanno invaso il presunto territorio dell’Autorità Palestinese,
dimostrando che questa è un guscio vuoto, privo di quello che il
grande dirigente rivoluzionario russo Lenin tanto tempo fa indicò
come il cuore del potere statale: le forze armate.
Il processo di pace si era sviluppato
in precisa congiuntura della politica mondiale: il socialimperialismo
sovietico era collassato, creando un vortice che aveva risucchiato
gran parte dei suoi stati-fantoccio e clienti nel mondo. Le forze
compradore reazionarie che si erano affidate al cosiddetto grande
fratello sovietico ne piangevano la perdita di fronte agli imperialisti
USA. Arafat e importanti sezioni delle elite palestinesi conclusero
che non c’era altra scelta che lanciarsi nell’offerta di negoziati.
Così barattarono la rivoluzione palestinese per un pugno di promesse
e le briciole di potere in brandelli di Palestina che gli imperialisti
gli offrivano. Arafat e l’Autorità palestinese sono oggi stretti
tra le sempre più aggressive pretese degli USA e dei loro cani da
combattimento israeliani, e le irriducibili domande di giustizia
e libertà delle masse palestinesi. Nel frattempo Hamas, la Jihad
islamica e le altre forze fondamentaliste islamiche crescono come
parassiti nella disillusione verso Arafat per costruire la loro
alternativa reazionaria di un regime teocratico islamico.
La crescente rabbia e disillusione
delle masse palestinesi per il fallimento di un processo di pace
che non ha cambiato le loro vite né ha avvicinato il momento della
liberazione sono emerse in un cruciale punto di svolta della storia
mondiale. Gli USA sono in crisi economica e stanno approfittando
degli eventi dell’11 settembre per lanciarsi in una campagna bellica
per estendere il loro dominio globale ed eliminare ogni residuo
di opposizione. Hanno messo da parte perfino la pretesa di apparire
come un “onesto mediatore” per il Medio Oriente, assunta durante
l’amministrazione Clinton, e aizzano il loro cane da combattimento
Israele a colpire sempre più forte. Nelle ultime settimane forze
israeliane hanno occupato larga parte della Cisgiordania e la stessa
Gaza, usando la rete di insediamenti coloniali e avamposti militari
per paralizzare ogni movimento dei palestinesi e minacciare la stessa
esistenza dell’Autorità Palestinese. Mentre Arafat e compagni raccolgono
oggi l’amaro frutto della capitolazione che hanno seminato, incapaci
di soddisfare tanto i despoti imperialisti e sionisti quanto le
masse in rivolta, i loro vecchi soci e padrini, la socialdemocrazia
europea e gli sceicchi reazionari e generali arroganti del mondo
arabo hanno improvvisamente scoperto che il silenzio é la parte
migliore del coraggio. Non è divertente essere un cane al guinzaglio
dell’imperialismo.
La lotta dei palestinesi è a una
svolta. Arafat è sempre meno in grado di controllare la resistenza
popolare contro gli occupanti israeliani. Dalla striscia di Gaza
e dalla Cisgiordania sono fonti inesauribili di gente pronta a morire
combattendo Israele e ondate senza precedenti di malcontento stanno
crescendo tra gli stessi palestinesi che vivono in Israele, quelli
arrogantemente Israele definisce gli “arabi Israeliani”, nel ridicolo
tentativo di distinguerli dai loro fratelli palestinesi. Gli israeliani
hanno anche ventilato piani per imporre il totale isolamento fisico
agli abitanti arabi di Gerusalemme. Il processo di pace è ormai
alle ortiche. La via della resa e capitolazione presa da Arafat
non porta da nessuna parte, mentre c’è qualcuno che vede nei dinosauri
religiosi islamici di Hamas e simili la via per la liberazione.
I sionisti agitano la natura ovviamente reazionaria dei loro nemici
islamici per deridere la loro pretesa di rappresentare un’alternativa,
ma qualcuno può forse negare che nel cuore dello stato sionista,
tra i partiti del fondamentalismo ebraico, ci sono tante più istanze
antifemminili e oscurantiste che nella stessa Hamas?
La piaga che ha afflitto la rivoluzione
palestinese non è mai stata la mancanza di coraggio. No. Ciò che
manca alla rivoluzione palestinese non è il coraggio, ma dei dirigenti
che avessero fiducia e coscienza della capacità delle masse di affrontare
e sconfiggere sul campo l’apparato militare sionista sostenuto dall’imperialismo
e che prendessero questa strada. I maoisti sono sempre stati per
la lotta senza compromessi del popolo palestinese, perché questi
si alzino, armi in pugno, per sconfiggere gli occupanti e costruire
sulle ceneri dell’occupazione coloniale una Palestina rossa, uno
stato laico e democratico in cui tutte le masse della Palestina
abbiano pari diritti ed insieme esercitino effettivamente il potere.
Si può oggi deridere questa visione come “irrealistica”, ma è stato
proprio invocando pragmatismo e “realismo” che è stata giustificata
l’accettazione del processo di pace mediato dagli imperialisti che
non ha portato altro che la continuazione dell’oppressione e una
sempre più profonda spoliazione del popolo palestinese. Tanto tempo
fa, Marx sottolineava che i proletari devono passare attraverso
la guerra rivoluzionaria, non solo per rovesciare la classe dominante,
ma anche per educarsi ad esercitare il potere. Anche in Palestina
la guerra rivoluzionaria di liberazione che un giorno rovescerà
lo stato sionista appoggiato dall’imperialismo USA sarà un fuoco
rigeneratore che brucerà piaghe ed orrori che affliggono gli animi,
e quel che oggi sembra impossibile diventerà una concreta forza
rivoluzionaria che sarà di esempio per gli oppressi di tutto il
mondo.
Mentre il popolo palesatine attraversa
queste acque tempestose, il Movimento Rivoluzionario Internazionalista,
riafferma ancora una volta, il suo sostegno a questa giusta causa,
e chiama tutti i rivoluzionari e progressisti a passare all’azione.
-The Information Bureau of the Revolutionary Internationalist Movement
10 Feb 2002
For more information,
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