Dichiarazione del Movimento Rivoluzionario Internazionalista
Adottata dai
delegati e osservatori alla seconda Conferenza Internazionale di Partiti
e Organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste che ha formato il Movimento
Rivoluzionario Internazionalista
“Oggi
il mondo si trova alla soglia di avvenimenti di grandissima importanza.
La crisi del sistema imperialista porta con un ritmo rapido verso sia
il rischio dello scoppio di una nuova guerra mondiale, la terza, sia verso
delle reali prospettive di rivoluzione in alcuni paesi del mondo”. L’evoluzione
della situazione mondiale in questi ultimi tempi, non solo conferma l’esattezza
scientifica di queste parole contenute nell’Appello lanciato dalla nostra
Prima Conferenza Internazionale dell’autunno 1980, ma rivela anche fino
a che punto questa situazione si sia nel frattempo accentuata e aggravata.
Il
movimento marxista-leninista-maoista si ritrova dunque di fronte ad una
responsabilità di una gravità eccezionale, quella di essere più unito
e di preparare i suoi ranghi in vista delle grandi prove e occasioni da
cogliere, e delle battaglie decisive che si profilano all’orizzonte. La
missione storica del proletariato richiede con sempre più urgenza che
ci si prepari su tutti i piani a far fronte a dei salti e a dei cambiamenti
nella situazione oggettiva, particolarmente nella congiuntura attuale,
in cui l’evoluzione della situazione a livello mondiale influenza sempre
più profondamente la situazione di un paese particolare, e in cui si vanno
preparando delle prospettive di rivoluzione senza precedenti. Noi dobbiamo
intensificare la nostra vigilanza rivoluzionaria e raddoppiare gli sforzi
per essere pronti, sul piano politico ed ideologico, in materia di organizzazione
e sul piano militare, per poter approfittare di queste occasioni in modo
da favorire al massimo gli interessi della nostra classe e conquistare
il maggior numero possibile di avamposti per la rivoluzione proletaria
mondiale.
Armati
degli insegnamenti scientifici di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao Tsetung,
abbiamo pienamente coscienza dei compiti che ci corrispondono nella situazione
attuale, e siamo fieri di poterli assumere e di agire all’altezza di questa
responsabilità storica.
Il
movimento marxista-leninista-maoista continua ad vivere una grave e profonda
crisi che si approfondita ed esplosa dopo il colpo di stato reazionario
che ha avuto luogo in Cina all’indomani della morte di Mao Tsetung e il
vile tradimento di Enver Hoxha Ma, nonostante queste sconfitte, in tutti
i continenti si trovano, degli autentici marxisti-leninisti-maoisti che
hanno rifiutato di abbandonare la lotta per il comunismo.
Il
movimento comunista internazionale è in via di ripresa, grazie ad un processo
che consiste innanzitutto nel consolidamento dell’unità già realizzata
e nell’avanzamento nei principi del marxismo leninismo maoismo. Dal 1980,
abbiamo conquistato forze, e la nostra capacità di influenzare e di guidare
l’evoluzione di certi avvenimenti è cresciuta.
La
nostra Seconda Conferenza Internazionale di Partiti ed Organizzazioni
marxiste-leniniste, che si è riunita nonostante condizioni difficili e
sfavorevoli, ha costituito un passo in avanti d’ordine qualitativo dal
punto di vista dell’unità e del grado di maturazione del nostro movimento.
I compiti a cui da tempo dedichiamo i nostri sforzi possono essere raggiunti,
e noi li assumeremo, costruendo così una barricata invincibile contro
l’ideologia revisionista e tutta l’ideologia borghese; prendendo posto
in prima fila nelle ondate d’assalto rivoluzionarie che si apprestano
ad irrompere e portandovi una direzione scientifica; applicando coscientemente
i principi del marxismo-leninismo-maoismo perché possano guidare la nostra
pratica e per poter verificare le nostre esperienze nel fuoco della lotta
di classe rivoluzionaria.
Attraverso
un processo di discussioni serrate e di grande levatura, e dibattendo
le questioni di linea con rigore e profondità, i delegati ed osservatori
partecipanti alla Seconda Conferenza Internazionale dei Partiti ed Organizzazioni
marxiste-leniniste che ha fondato il Movimento Rivoluzionario Internazionalista,
sono riusciti a forgiare la Dichiarazione, il cui testo compare nelle
pagine seguenti.
LA SITUAZIONE MONDIALE
Oggi,
tutte le contraddizioni fondamentali del sistema imperialista mondiale
si acuiscono ad un ritmo accelerato: la contraddizione fra le diverse
potenze imperialiste; la contraddizione fra l’imperialismo e le nazioni
e i popoli oppressi; la contraddizione fra la borghesia e il proletariato
nei paesi imperialisti.
Tutte
queste contraddizioni hanno come matrice comune il modo di produzione
capitalistico e la contraddizione fondamentale del capitalismo. La rivalità
dei due blocchi imperialisti, diretti da Stati Uniti e URSS, porterà sicuramente
allo scoppio di una guerra mondiale, a meno che la rivoluzione non riesca
ad impedirlo, e questa rivalità esercita una grande influenza sugli avvenimenti
su scala mondiale.
Il
mondo uscito dalla Seconda Guerra Mondiale va rapidamente disgregandosi.
I rapporti economici e politici a livello internazionale (la “spartizione
del mondo”) che erano stati stabiliti nel corso della Seconda Guerra Mondiale
e in seguito ad essa non garantiscono più che le diverse potenze imperialiste
possano continuare, in modo “pacifico”, ad assicurarsi l’espansione e
l’estensione indispensabili ai loro imperi fondati sul profitto. E se
il mondo del dopoguerra ha già conosciuto delle trasformazioni importanti
a causa dei conflitti tra gli imperialisti e, soprattutto, delle lotte
rivoluzionarie di questo periodo, si assiste oggi ad una rimessa in discussione
in generale di tutta la rete dei rapporti economici, politici e militari
nel loro insieme. La stabilità relativa delle grandi potenze imperialiste
e la relativa prosperità di un piccolo numero di paesi (ottenuta grazie
allo sfruttamento della maggioranza dei popoli e delle nazioni del mondo
e madida di sangue e miseria) si sta disgregando. Si assiste ad una recrudescenza
delle lotte rivoluzionarie delle nazioni e dei popoli oppressi, e queste
portano ulteriori crepe all’ordine imperialista mondiale.
In
queste circostanze si comprende ancor più chiaramente la verità e la necessità
urgente espressa dalla formula di Mao Tsetung: “o la guerra provoca la
rivoluzione o la rivoluzione impedisce la guerra”.
La
logica stessa del sistema imperialista e le lotte rivoluzionarie preparano
il terreno per una situazione nuova. La contraddizione fra le bande rivali
di imperialisti, la contraddizione fra gli imperialisti e le nazioni oppresse,
e la contraddizione fra la borghesia e il proletariato nei paesi imperialisti
nel periodo a venire andranno tutte ad esprimersi, molto probabilmente,
con la forza delle armi e a un livello senza precedenti. Per riprendere
ciò che diceva Stalin a proposito della Prima Guerra Mondiale:
La
guerra imperialista che si è scatenata dieci anni fa ha, fra l’altro,
questo significato: essa ha stretto insieme tutte queste contraddizioni
in un sol nodo e le ha gettate sul piatto della bilancia, accelerando
e facilitando così le battaglie rivoluzionarie del proletariato.
Già
oggi l’acuirsi delle contraddizioni coinvolge tutti i paesi e tutte le
regioni del mondo, così che alcuni settori delle masse che erano finora
rimasti assopiti e ai margini della vita politica, entrano nel turbine
della storia mondiale; e in futuro questo fenomeno sarà sempre più marcato.
I comunisti rivoluzionari devono quindi prepararsi e preparare gli operai
muniti di una coscienza politica di classe e gli altri settori rivoluzionari
del popolo, e devono intensificare le lotte rivoluzionarie.
I
comunisti si oppongono risolutamente alla guerra imperialista e devono
mobilitare e dirigere le masse per lottare contro i preparativi di una
terza guerra mondiale, che rappresenterebbe il più grande crimine della
storia dell’umanità. Ma i marxisti-leninisti-maoisti non nasconderanno
mai alle masse la verità: solo la rivoluzione, le guerre rivoluzionarie
che i marxisti-leninisti-maoisti già dirigono o che si apprestano a dirigere,
possono impedire un tale crimine. I marxisti-leninisti-maoisti devono
cogliere quelle occasioni per far avanzare la rivoluzione che vanno rapidamente
maturando e devono condurre le masse a intensificare la lotta rivoluzionaria
su tutti i fronti, lanciare la guerra rivoluzionaria dove è possibile
farlo e raddoppiare gli sforzi per prepararla laddove le condizioni non
sono sufficientemente mature per la guerra rivoluzionaria. Queste iniziative
faranno avanzare la lotta per il comunismo, ed è possibile che, se il
proletariato e i popoli oppressi usciranno vittoriosi da certe battaglie
decisive, i preparativi della guerra mondiale che oggi gli imperialisti
portano avanti finiscano in frantumi, che la classe operaia riesca prendere
il potere politico in più paesi e che la situazione mondiale diventi globalmente
più favorevole all’avanzata della lotta rivoluzionaria. Al contrario,
se la lotta rivoluzionaria non riesce ad impedire una terza guerra mondiale,
i comunisti, il proletariato e le masse rivoluzionarie devono essere pronti
a mobilitare il furore che inevitabilmente susciterebbero la guerra e
tutte le sofferenze che l’accompagnano, per rivolgere questo furore contro
la stessa origine della guerra l’imperialismo e approfittare dell’indebolimento
del nemico per trasformare la guerra reazionaria imperialista in una giusta
guerra contro l’imperialismo e la reazione.
L’imperialismo,
essendo riuscito ad integrare il mondo intero in un solo e unico sistema
globale (e continuando questa integrazione ad assumere dimensioni sempre
maggiori), fa sì che la situazione mondiale influisca sempre di più sullo
sviluppo degli avvenimenti in ciascun paese; in tutto il mondo perciò
le forze rivoluzionarie devono sviluppare la loro attività a partire da
un’analisi corretta della situazione mondiale nel suo insieme. Ciò non
significa negare il fatto che le forze rivoluzionarie hanno come compito
cruciale l’analisi della situazione particolare in ogni paese per formulare
una strategia ed una tattica adeguate a queste particolarità e sviluppare
una pratica rivoluzionaria. Ma se i marxisti-leninisti-maoisti non comprendono
bene il rapporto dialettico che esiste tra la situazione mondiale nel
suo insieme e le condizioni concrete particolari di ogni paese, non potranno
approfittare della situazione mondiale estremamente favorevole per far
avanzare la rivoluzione in ogni paese.
Bisogna
lottare contro la tendenza nel movimento internazionale a non considerare
la rivoluzione in un paese particolare come parte integrante della lotta
globale per il comunismo. Lenin disse che: “Non c’è che uno, e uno solo
vero internazionalismo: esso consiste nel lavorare con abnegazione allo
sviluppo del movimento rivoluzionario e della lotta rivoluzionaria nel
proprio paese, nel sostenere (con la propaganda, la simpatia, l’aiuto
materiale) questa stessa lotta, questa stessa linea, ed essa soltanto,
in tutti i paesi senza eccezione”. Lenin ha molto insistito sul fatto
che un proletario rivoluzionario non deve affrontare la questione della
propria attività rivoluzionaria dal punto di vista del “suo” paese, ma
“dal punto di vista della mia partecipazione alla preparazione, alla propaganda,
al lavoro per avvicinare la rivoluzione proletaria mondiale”.
DUE COMPONENTI DELLA RIVOLUZIONE PROLETARIA
MONDIALE
Già molto tempo fa Lenin analizzò che il mondo è diviso tra
un piccolo numero di paesi capitalisti avanzati da una parte e, dall’altra,
un grandissimo numero di nazioni oppresse che comprendono la grande maggioranza
delle terre e dei popoli del mondo, che gli imperialisti parassiti depredano
e obbligano alla dipendenza e arretratezza.
E’
a partire da questa constatazione che si trae la tesi leninista, poi confermata
dalla storia, secondo cui la rivoluzione proletaria mondiale è essenzialmente
composta da due correnti: la rivoluzione proletaria socialista fata dal
proletariato e dai suoi alleati nelle metropoli imperialiste, e la rivoluzione
di liberazione nazionale (o rivoluzione di nuova democrazia), fatta dai
popoli e dalle nazioni che sono sotto il giogo degli imperialisti. La strategia rivoluzionaria,
nell’epoca imperialista, si fonda essenzialmente (ancora oggi) sull’alleanza
di queste due correnti rivoluzionarie.
Dalla
Seconda Guerra Mondiale a oggi, la lotta delle nazioni e dei popoli oppressi
ha costituito la principale fonte di turbolenza della rivoluzione mondiale.
La prosperità, la stabilità e la “democrazia” che ostentano diversi paesi
imperialisti, sono state acquisite al prezzo della crescita dello sfruttamento
e della miseria delle masse nei paesi oppressi. L’entrata sulla scena
del neocolonialismo, lungi dall’eliminare la questione nazionale e coloniale,
ha di fatto accentuato ancor di più la subordinazione di nazioni e di
popoli interi alle esigenze del capitale internazionale, e ha provocato
tutta una serie
di guerre rivoluzionarie contro la dominazione imperialista. Oggi,
l’intensificazione delle contraddizioni su scala
mondiale fa emergere nuove possibilità per questi movimenti, ma ciò li
obbliga anche ad affrontare nuovi ostacoli e nuovi compiti. Per quanto
le potenze imperialiste si sforzino (e anche con qualche successo) di
sovvertire e deviare le lotte rivoluzionarie delle masse oppresse (che
essi sperano soprattutto di trasformare in armi per la competizione interimperialista),
queste lotte continuano nondimeno ad assestare dei forti colpi al sistema
imperialista e accelerano lo sviluppo delle prospettive di rivoluzione
in tutto il mondo.
Nei
paesi imperialisti del blocco occidentale, il periodo seguente la Seconda
Guerra Mondiale è stato essenzialmente caratterizzato da una
situazione non rivoluzionaria, riflessa
nella stabilità relativa dei regimi imperialisti in questi paesi, che
è indissolubilmente legata all’intenso sfruttamento dei popoli oppressi
dalle potenze imperialiste. Ciononostante, le condizioni sono oggi più
favorevoli alla rivoluzione che in qualsiasi altro momento di recente
memoria. La storia dimostra che le situazioni rivoluzionarie in questo
genere di paesi sono rare e che la loro comparsa generalmente corrisponde
a periodi di estrema intensificazione delle contraddizioni mondiali come
quella che caratterizza la congiuntura mondiale che oggi si delinea.
Le
lotte di massa rivoluzionarie che sono esplose nella maggior parte dei
paesi imperialisti occidentali, in particole negli anni 60, hanno chiaramente
dimostrato la possibilità di rivoluzioni proletarie in questi paesi, anche
se, all’epoca, le condizioni non erano ancora propizie per una presa del
potere, e anche se questi movimenti sono regrediti con il generale riflusso
del movimento mondiale. Oggi la crescente
acutizzazione della situazione mondiale si ripercuote sempre più all’interno di questi paesi, ciò è testimoniato,
per esempio, dalle importanti rivolte degli strati più diseredati del
proletariato in certi paesi imperialisti, così come dallo sviluppo di
un potente movimento contro i preparativi di guerra imperialista che tocca
diversi paesi e che comprende una frazione rivoluzionaria.
Nei
paesi capitalisti e imperialisti del blocco dell’Est, importanti sfaldature
e fessure sono apparse nell’edificio relativamente stabile dei regimi
della borghesia capitalista di Stato. In Polonia, il proletariato e altri
settori delle masse si sono ribellati e
hanno assestato duri colpi all’ordine stabilito. Anche in questi paesi
le prospettive della rivoluzione proletaria si sviluppano maggiormente
e aumenteranno ancor più con l’evoluzione e l’intensificazione delle contraddizioni mondiali.
E’
importante che gli elementi rivoluzionari nei due tipi di paesi siano
formati per comprendere la natura dell’alleanza strategica tra il movimento
rivoluzionario proletario nei paesi avanzati e le rivoluzioni nazionali
e democratiche delle nazioni oppresse. La posizione socialsciovinista,
che nega l’importanza della lotta rivoluzionaria dei popoli oppressi e
la possibilità che, sotto la direzione del proletariato e di un autentico
partito marxista-leninista-maoista, essa possa giungere al socialismo,
continua a rappresentare una deviazione pericolosa, che bisogna
continuare a combattere. Come esempi di questa tendenza dannosa, si distinguono:
la posizione dei revisionisti moderni diretti dall’URSS, che sostiene
che una lotta di liberazione nazionale non può vincere se non beneficia
dell’“aiuto” che le offre il suo “alleato naturale” imperialista; e la
posizione dei trotzkisti, che negano per principio la possibilità della
trasformazione della rivoluzione nazionale democratica in una rivoluzione
socialista. D’altro canto, esiste un’altra deviazione, che ha creato problemi
importanti in questi ultimi tempi: quella che non riconosce la possibilità
che nei paesi avanzati appaiano delle situazioni rivoluzionarie o sostiene
che queste situazioni rivoluzionarie non possono manifestarsi che per
conseguenza diretta dell’avanzata delle lotte di liberazione nazionale.
Questi due tipi di deviazione minano le forze del proletariato rivoluzionario,
perché non tengono conto della congiuntura mondiale che si sta sviluppando
e delle occasioni che questa presenterà per far avanzare la rivoluzione
nei differenti tipi di paesi e su scala mondiale.
QUALCHE QUESTIONE
CONCERNENTE LA STORIADEL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE
Nei
più di cento anni che sono trascorsi da che la prima edizione del Manifesto
del Partito Comunista lanciò l’appello “Proletari di tutti i paesi,
unitevi!” il proletariato internazionale ha potuto accumulare una vastissima
esperienza. Questa esperienza è quella del movimento rivoluzionario nei
differenti tipi di paesi ed essa comprende meravigliosi momenti di trionfi
decisivi e di slancio rivoluzionario come anche neri periodi di riflusso
e reazione. Attraverso i flussi e riflussi del movimento, la scienza del
marxismo-leninismo-maoismo ha potuto prendere forma ed è avanzata verso
una lotta incessante contro coloro che avrebbero voluto estirparne il
cuore rivoluzionario e/o farne uno sterile dogma privo di vita. Le grandi
svolte nell’evoluzione della storia del mondo e della lotta di classe
sono sempre state accompagnate da battaglie accanite sul terreno ideologico
tra il marxismo da una parte ed il revisionismo e il dogmatismo dall’altra.
Fu così all’epoca della lotta di Lenin contro la Seconda Internazionale
(che corrispose allo scatenamento della Prima Guerra Mondiale e all’apparizione
di una situazione rivoluzionaria in Russia e altrove) e all’epoca di Mao
Tsetung contro i revisionisti moderni sovietici, una battaglia grandiosa,
riflesso di avvenimenti di portata storica mondiale (la restaurazione
del capitalismo in Russia; l’intensificazione della lotta di classe nella
Cina socialista; la manifestazione di una spinta rivoluzionaria mondiale
diretta, in particolare, contro l’imperialismo USA).Allo stesso modo,
la crisi profonda che attraversa il movimento comunista internazionale
è il riflesso del fatto che il potere proletario in Cina è stato rovesciato
e che la Rivoluzione Culturale è stata oggetto di un’offensiva generale
dopo la morte di Mao Tsetung e il colpo di stato di Teng Xiaoping e Hua
Kuofeng; e questa crisi riflette anche l’intensificazione generale delle
contraddizioni mondiali, che allo stesso tempo accresce sia la minaccia
di guerra mondiale, sia le prospettive di rivoluzione. Oggi, come all’epoca
delle grandi lotte precedenti, le forze che si battono per una linea rivoluzionaria
costituiscono una piccola minoranza, accerchiata e attaccata dai revisionisti
e da ogni sorta di apologeti della borghesia. Ciononostante, queste forze
rappresentano l’avvenire e perché il movimento comunista internazionale
possa continuare ad avanzare bisognerà che queste forze si dimostrino
capaci di elaborare una linea politica che definisca la via da seguire
per il proletariato rivoluzionario nella complessa situazione di oggi.
Infatti se la linea è corretta, se non si hanno soldati, si avranno dei
soldati, se non si ha il potere, si avrà il potere. La verità di questa
formula è stata confermata dall’esperienza storica del movimento comunista
internazionale sin dall’epoca di Marx.
Un’analisi
corretta dell’esperienza storica del nostro movimento è un elemento estremamente
importante per l’elaborazione di una linea generale per il movimento comunista
internazionale. Sarebbe quanto mai irresponsabile e contrario ai principi
della teoria della conoscenza marxista non attribuire una sufficiente
importanza all’esperienza acquisita e alle lezioni apprese nel corso delle
lotte di massa rivoluzionarie di milioni di esseri umani, che sono state
ottenute a prezzo di innumerevoli martiri.
Oggi
il Movimento Rivoluzionario Internazionalista, così come altre forze maoiste,
sono gli eredi di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao e devono fondarsi
fermamente su questa eredità. Ma, pur prendendo questa eredità come fondamento
del loro pensiero, devono anche osare criticare le insufficienze. Alcune
esperienze meritano di essere lodate ed altre sono negative. I comunisti
e i rivoluzionari di tutti i paesi devono ben meditare e studiare questa
esperienza, questi successi e questi scacchi al fine di trarne conclusioni
giuste e insegnamenti utili.
Fare
un bilancio della nostra eredità è una responsabilità collettiva che deve
assumere il movimento comunista internazionale nel suo insieme. Bisogna
che un tale bilancio sia fatto in maniera rigorosamente scientifica; si
fondi sui principi del marxismo-leninismo-maoismo; tenga pienamente conto
delle condizioni storiche concrete delle epoche in questione e dei limiti
che queste condizioni hanno imposto all’avanguardia proletaria; e, soprattutto,
che sia sviluppato con lo spirito di utilizzare il passato per servire
il presente, al fine di evitare di cadere nell’errore metafisico di misurare
del passato con gli strumenti del presente, senza tener conto delle circostanze
storiche. La realizzazione di un bilancio così completo prenderà, evidentemente,
molto tempo, ma la pressione degli avvenimenti su scala mondiale e l’apparizione
di alcuni varchi per delle avanzate rivoluzionarie esigono che ci si impegni,
da ora, su certe lezioni essenziali che permetteranno alle forze d’avanguardia
del proletariato di meglio adempiere alle proprie responsabilità.
La
stessa valutazione dell’esperienza storica ha sempre costituito un terreno
molto combattuto nella lotta di classe. A partire dalla disfatta della
Comune di Parigi, gli opportunisti e i revisionisti non hanno mancato
di gettarsi sulle sconfitte e le insufficienze del proletariato per invertire
il bene e il male, confondere le questioni secondarie con quelle principali
e finire per concludere che il proletariato “non avrebbe dovuto prendere
le armi”. L’apparizione di nuove condizioni è spesso servita da pretesto
per rinnegare i principi fondamentali del marxismo pretendendo di apportarvi
delle “innovazioni”. D’altro lato, si avrebbe ugualmente torto e sarebbe
anche nocivo, abbandonare lo spirito critico del marxismo, cercando di
evitare di fare il bilancio sia delle insufficienze del proletariato sia
dei suoi successi, e pensare che sia sufficiente difendere o rivendicare
delle posizioni che si stimavano giuste in altri tempi.
Un
tale metodo renderebbe il marxismo-leninismo-maoismo sterile e fragile,
poco resistente agli attacchi del nemico, e incapace di guidare verso
nuove avanzate nella lotta di classe reale. Un tale metodo soffocherebbe
l’essenza rivoluzionaria del marxismo-leninismo-maoismo.
Nei
fatti, la storia mostra che le reali innovazioni del marxismo (al contrario
delle distorsioni revisioniste) sono sempre state inestricabilmente legate
a delle lotte accanite per difendere e sostenere i principi fondamentali
del marxismo-leninismo-maoismo. Rileviamo due esempi che testimoniano
questa verità storica: la doppia lotta condotta da Lenin sia contro chi
era apertamente revisionista e contro chi, come Kautsky. si opponeva alla
rivoluzione con la pretesa di fondarsi su una “ortodossia marxista”, e
la grande lotta condotta da Mao Tsetung contro i revisionisti moderni
e il loro rinnegamento dell’esperienza dell’edificazione del socialismo
in Russia al tempo di Lenin e Stalin, battaglia che portava vanti mentre
allo stesso tempo si sforzava di fare una critica completa e scientifica
delle origini del revisionismo.
Occorre
oggi che noi approcciamo la questione e i problemi spinosi sollevati dalla
storia del movimento comunista internazionale con un metodo simile. Coloro
che, di fronte ai rovesci subiti dopo la morte di Mao Tsetung, proclamano
il fallimento totale del marxismo-leninismo-maoismo, o che affermano che
il marxismo-leninismo è superato e che tutta l’esperienza acquisita dal
proletariato deve essere rimessa in discussione, rappresentano un pericolo
grave. Questa tendenza cerca di rinnegare l’esperienza della dittatura
del proletariato in Russia e ad escludere Stalin tra i dirigenti del proletariato;
essa contraddice, di fatto, la tesi fondamentale del leninismo sulla natura
della rivoluzione proletaria, sulla necessità di un partito d’avanguardia
e sulla dittatura del proletariato. Come ben detto Mao Tsetung: “A mio
avviso vi sono due ‘spade’: una è Lenin e l’altra è Stalin”. Dal momento
in cui si lascia cadere la spada di Stalin “una volta aperta questa grande
porta, il leninismo è praticamente rigettato”.
L’esperienza
del movimento comunista internazionale sino ad oggi dimostra che questa
osservazione fatta da Mao nel 1956 è sempre valida. Allo stesso modo,
oggi gli stessi contributi di Mao Tsetung alla scienza della rivoluzione
sono attaccati o misconosciuti. Tutto ciò non è altro, in sostanza, che
una “nuova” versione di un revisionismo e di una socialdemocrazia che
sono quanto vi è di più decrepito e sterile.
Questo
revisionismo più o meno “aperto”, che proviene dai partiti tradizionalmente
filosovietici, o dalla corrente “eurocomunista”, dagli usurpatori revisionisti
in Cina o dai trotzkisti e critici piccolo-borghesi del leninismo, continua
a costituire il più grave pericolo per il movimento comunista internazionale.
Allo
stesso tempo, la forma dogmatica del revisionismo continua a porsi come
nemico implacabile del marxismo rivoluzionario. Questa corrente, la cui
espressione più flagrante è la linea politica di Enver Hoxha e del Partito
del Lavoro d’Albania, attacca il Maoismo, la via della Rivoluzione Cinese
e, soprattutto, l’esperienza della grande Rivoluzione Culturale proletaria.
Pretendendo falsamente di difendere Stalin (anche se, in effetti, un buon
numero delle loro tesi vengono dal trotzkismo), questi revisionisti profanano
l’autentica eredità rivoluzionaria di Stalin. Questi impostori utilizzano
gli errori e le insufficienze del movimento comunista internazionale,
invece che i suoi successi, per tentare di puntellare la loro linea trotzkista
e revisionista, ed essi vorrebbero che il movimento comunista internazionale
facesse altrettanto, col pretesto che bisognerebbe cercare di ritrovare
una specie di mistica “purezza di dottrina”.
I
numerosi elementi che la linea hoxhista ha in comune con la forma classica
del revisionismo (compreso il fatto che i revisionisti sovietici, come
i reazionari in generale, sanno promuovere e/o approfittare dell’antileninismo
aperto degli eurocomunisti così come dell’antileninismo velato di Hoxha)
testimoniano il fatto che queste due linee sono tutte e due ancorate all’ideologia
borghese.
Oggi,
la difesa dei contributi qualitativi di Mao Tsetung alla scienza del marxismo-leninismo
costituisce una questione particolarmente importante e urgente per il
movimento internazionale, per gli operai d’avanguardia e per tutti i militanti
rivoluzionari, in tutto mondo. La questione è riconoscere o no che bisogna
difendere gli apporti decisivi di Mao Tsetung alla rivoluzione proletaria
e alla scienza del marxismo-leninismo, ed avanzare su questa base. Non
si tratta, dunque, di niente di meno che riconoscere o no che bisogna
difendere il marxismo-leninismo-maoismo propriamente detto.
Stalin
ha detto che “il leninismo è il marxismo dell’epoca dell’imperialismo
e della rivoluzione proletaria”. Ed è vero. Dopo la morte di Lenin il
mondo ha certamente subito delle grandi trasformazioni. Ma l’epoca è rimasta
la stessa. I principi fondamentali del leninismo non sono superati e costituiscono
ancora oggi il fondamento teorico che guida il nostro pensiero. Noi affermiamo
che il pensiero di Mao Tsetung costituisce una nuova tappa del marxismo-leninismo-maoismo.
Senza difendere il marxismo-leninismo-maoismo e senza fondarsi su questa
base, non si può riuscire a vincere il revisionismo, l’imperialismo e
la reazione in generale.
L’URSS E IL KOMINTERN
La
Rivoluzione d’Ottobre in Russia e l’instaurazione della dittatura del
proletariato in quel paese aprono una nuova tappa nella storia del movimento
internazionale della classe operaia. La Rivoluzione d’Ottobre fu la prova
vivente della giustezza degli apporti essenziali di Lenin alla teoria
marxista della rivoluzione proletaria e della dittatura del proletariato.
Per la prima volta nella storia del mondo la classe operaia riuscì
a spezzare il vecchio apparato statale;
a instaurare il suo proprio governo; a respingere le iniziative degli
sfruttatori che, sin dall’inizio, cercarono di soffocare il regime socialista;
a creare le condizioni politiche necessarie per l’edificazione di un nuovo
ordine economico socialista. L’esperienza ha dimostrato l’importanza cruciale
che può assumere un partito politico d’avanguardia di tipo nuovo, il partito
leninista, nel corso di questo processo.
La
Rivoluzione russa ebbe enormi ripercussioni sul piano internazionale,
soprattutto perché esplose nel pieno di una congiuntura mondiale caratterizzata
dalla Prima Guerra Mondiale e dalla spinta rivoluzionaria che accompagnò
questa guerra. Sin dall’inizio, i dirigenti rivoluzionari e gli operai
d’avanguardia del nuovo paese socialista considerarono il trionfo della
rivoluzione in questo paese non come un fine in sé, ma piuttosto come
una prima grande apertura nella lotta mondiale che ha per obiettivo la
vittoria sull’imperialismo, l’eliminazione dello sfruttamento e l’instaurazione
del comunismo in tutto il mondo. In seguito alla Rivoluzione russa una
nuova Internazionale, una Internazionale comunista, si costituì e si pose
come obiettivo l’assimilazione delle lezioni vitali della Rivoluzione
bolscevica e la rottura con il riformismo e la socialdemocrazia che avevano
avvelenato e finito per caratterizzare la schiacciante maggioranza dei
partiti socialisti della Seconda Internazionale. In rapporto con le trasformazioni
nelle condizioni oggettive create dalla Prima Guerra Mondiale, la Rivoluzione
russa e il Comintern trasformarono
la lotta per il socialismo e il comunismo da un fenomeno fino ad allora
essenzialmente europeo in un fenomeno realmente mondiale, per la prima
volta nella storia del mondo.
Lenin
e Stalin elaborarono la linea proletaria sulle questioni nazionali e coloniale,
sottolineando l’importanza delle rivoluzioni nei paesi oppressi per il
processo della rivoluzione proletaria mondiale nel suo insieme, e combattendo
le tesi di chi, come Trotzky, sosteneva che il successo della rivoluzione
in questi paesi dipendeva dalla vittoria del proletariato nei paesi imperialisti
e che rifiutavano di riconoscere la possibilità che il proletariato in
questo tipo di paesi poteva fare una rivoluzione socialista dopo aver
diretto la prima tappa della rivoluzione (quella democratica).
Il
periodo che seguì la Rivoluzione russa fu un periodo caratterizzato
da una effervescenza rivoluzionaria diffusa in tutto il mondo e in cui
si vide la classe operaia tentare la presa del
potere in molti paesi. Nonostante l’aiuto fornito senza esitazioni dal
nuovo Stato sovietico, e nonostante Lenin si sia consacrato ai problemi
del movimento rivoluzionario mondiale, la risoluzione provvisoria della
crisi culminata nella Prima Guerra Mondiale, e il fatto che le potenze
imperialiste non erano ancora giunte allo stremo delle forze, oltre alle
insufficienze nel movimento rivoluzionario della classe operaia, ebbe
come conseguenza che la rivoluzione non poté trionfare al di fuori
delle frontiere dell’URSS.
Lenin
e il suo successore Stalin si trovarono di fronte alla necessità di salvaguardare
le conquiste della rivoluzione in Russia e di condurre l’edificazione
di un sistema economico socialista nella sola Unione Sovietica. Dopo la
morte di Lenin, Stalin condusse una lotta ideologica e politica importante
contro i trotzkisti ed altri elementi che affermavano impossibile la costruzione
del socialismo in Russia, a causa del livello poco elevato di sviluppo
delle forze produttive, dell’esistenza di un’immensa classe di contadini
e dell’isolamento dell’URSS sul piano internazionale. Questa maniera erronea
di vedere le cose, che portava alla capitolazione fu rigettato sia sul
piano della teoria e, ancor più, sul piano della pratica, quando decine
di milioni di operai e contadini si impegnarono nella lotta per smantellare
completamente l’antico sistema capitalista, collettivizzare l’agricoltura,
e creare un nuovo sistema economico che non fosse fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Queste
esaltanti campagne e le vittorie importanti che esse riportarono contribuirono
parecchio all’espansione dell’influenza del marxismo-leninismo in tutto
il mondo, e ad accrescere il prestigio dell’URSS. Gli operai muniti di
una coscienza politica di classe e i popoli oppressi consideravano, giustamente,
l’URSS socialista come cosa propria, gioivano dei successi della classe
operaia in Russia e si impegnavano nella difesa dell’URSS dalle minacce
e dagli attacchi degli imperialisti.
Ciononostante,
con il passare del tempo, ci si rende oggi conto che il processo della
rivoluzione socialista in Russia ebbe dei punti deboli e delle importanti
insufficienze, anche all’epoca delle grandi trasformazioni socialiste
degli anni ‘20 e ‘30.Alcuni di questi problemi si spiegano con la mancanza
di esperienza storica precedente della dittatura del proletariato (a parte
le Comune di Parigi, che durò troppo poco tempo) e con il fatto che gli
imperialisti si mostrarono molto aggressivi verso l’URSS e le imposero
un rigoroso embargo. Ma questi problemi furono aggravati e provocarono
di nuovi a causa di alcuni problemi teorici e politici importanti. Mao
Tsetung, pur difendendo Stalin dalle calunnie di Krutchev, fece una critica seria
e corretta dei suoi errori. Mao spiegò
il fondamento ideologico degli errori di Stalin così: “Vi è non poca metafisica
in Stalin e ha insegnato a molta gente a praticarla”, “Stalin non vedeva
il legame tra la lotta dei contrari e la loro unità. Alcuni sovietici
hanno un metodo di pensiero metafisico, il loro pensiero è talmente sclerotizzato
che essi non conoscono l’unità dei contrari, per essi o è così o è colà.
Di conseguenza, essi non mancano di commettere errori di ordine politico”.
L’errore fondamentale che commise Stalin fu quello di non aver saputo
fare una stretta applicazione della dialettica in tutti i campi; ciò lo
portò a trarre delle conclusioni del tutto sbagliate a proposito della
natura della lotta di classe nel socialismo e dei mezzi per impedire una
restaurazione capitalista. Pur conducendo una lotta implacabile contro
le antiche classi sfruttatrici, Stalin non riconobbe sul piano teorico
che una nuova borghesia era apparsa all’interno stesso della società socialista
e che i revisionisti in seno al partito revisionista al potere erano il
riflesso e l’espressione più concentrata di questa nuova borghesia, di
qui l’errore di Stalin quando proclamò che “le contraddizioni di classe
antagonistiche” non esistevano più in Russia poiché un sistema di proprietà
socialista era stato essenzialmente instaurato nel campo dell’industria
e dell’agricoltura. Allo stesso modo, il fatto di
non aver applicato un metodo rigorosamente dialettico nell’analisi della
società socialista, portò i sovietici a concludere che la contraddizione
tra le forze produttive e i rapporti di produzione era anch’essa scomparsa
con l’avvento del socialismo e a non dare una sufficiente importanza alla
necessità di proseguire la rivoluzione nella sovrastruttura per continuare
a rivoluzionarizzare i rapporti di produzione anche dopo che un sistema
di proprietà socialista era stato
essenzialmente instaurato. Questa interpretazione scorretta della natura
della società socialista contribuì anche a impedire a Stalin di distinguere
correttamente le contraddizioni tra il popolo ed il nemico e le contraddizioni
in seno al popolo. Ciò doveva, a sua volta, contribuire a una tendenza
marcata al ricorso a mezzi burocratici per regolare queste contraddizioni
e ciò fornì degli spazi al nemico.
Nel
periodo che seguì alla morte di Lenin, Stalin diresse l’Internazionale
comunista ed essa continuò a giocare un ruolo importante, aiutando a far
avanzare la rivoluzione mondiale e a sviluppare e consolidare i partiti
comunisti recentemente costituiti.
L’anno
1935 vide la convocazione di un importantissimo Congresso dell’Internazionale
Comunista, in un momento in cui: la crisi economica mondiale raggiungeva
il culmine; una nuova guerra mondiale minacciava sempre di più di scoppiare
e gli imperialisti minacciavano sempre di più di attaccare l’URSS; il
fascismo saliva al potere in Germania e il Partito Comunista tedesco era
distrutto; il fascismo si instaurava o minacciava di instaurarsi in molti
altri paesi. Era corretto e necessario che l’Internazionale comunista
si sforzasse di elaborare una linea tattica che rispondesse a tutte queste
questioni.
Quel
VII Congresso del Comintern, dato che ha esercitato un’influenza
enorme nella storia del movimento internazionale, merita che si proceda
a una valutazione seria e scientifica del rapporto presentato a quel congresso,
che tenga conto delle condizioni storiche dell’epoca. Bisogna fare, in
particolare, un’analisi di fondo dei fattori che provocarono la disfatta
del Partito Comunista tedesco. Ma su queste questioni possiamo sin da
ora trarre qualche conclusione, e dobbiamo farlo, visti i compiti che
i marxisti-leninisti-maoisti hanno oggi davanti a sé; possiamo rilevare
tre deviazioni chiaramente evidenti.
Innanzitutto,
il modo in cui si trattò la differenza fra il fascismo e la democrazia
borghese nei paesi imperialisti: benché questa differenza abbia certamente
avuto un significato reale e importante per i partiti comunisti dell’epoca,
il modo in cui si trattò questa questione portò però a fare un assoluto
della differenza esistente fra queste due forme di dittatura borghese
e a considerare la lotta contro il fascismo una tappa strategica della
rivoluzione.
In
secondo luogo, il Congresso avanzò una tesi secondo cui l’impoverimento
crescente dei proletari nei paesi avanzati costituiva una base materiale
che permetteva di colmare la scissione nella classe operaia e mettere
fine alla conseguente polarizzazione in seno alla classe che Lenin aveva
così bene analizzato nei suoi scritti sull’imperialismo e sul fallimento della Seconda
Internazionale. Se è vero che la severità della crisi ebbe l’effetto di
minare la base sociale dell’aristocrazia operaia nei paesi capitalisti
avanzati e che ciò dava ai
partiti comunisti l’opportunità, che occorreva sfruttare, di unire larghi
settori di operai che erano stati fino ad allora nell’orbita della socialdemocrazia,
era tuttavia sbagliato ritenere che si chiusa in senso strategico la scissione
in seno alla classe operaia.
In
terzo luogo, il fascismo fu definito come il regime politico della “frazione
più reazionaria” della borghesia monopolista dei paesi imperialisti; aprendo
la porta alle dannose tendenze riformiste e pacifiste che arrivarono a
considerare che una frazione della borghesia monopolista fosse di natura
progressista.
Benché
sia necessario fare un bilancio di questi errori e trarne le conseguenti
lezioni, bisogna allo stesso tempo, riconoscere che, anche a quell’epoca,
l’Internazionale Comunista fa parte dell’eredità della lotta rivoluzionaria
per il comunismo, e bisogna rintuzzare gli attacchi dei liquidatori e
dei trotzkisti che approfittano di errori veri per giungere a delle conclusioni
reazionarie. Anche durante quel periodo, l’Internazionale Comunista seppe
mobilitare milioni di lavoratori nella lotta contro i nemici di classe
e condusse battaglie eroiche contro la reazione, organizzando, per esempio,
le Brigate Internazionali che si batterono contro il fascismo in Spagna;
il sangue che vi versarono un gran numero dei migliori figli e figlie
della classe operaia è una prova esaltante di internazionalismo.
L’Internazionale
Comunista attribuì anche, giustamente, molta importanza alla difesa del
l’Unione Sovietica, patria del socialismo. Ma quando l’URSS dovette arrivare
a certi compromessi con diversi paesi imperialisti, il più delle volte
i dirigenti del Comintern non seppero comprendere un aspetto essenziale
di questa questione, che Mao avrebbe poi formulato così nel 1946 (epoca
in cui l’URSS faceva dei compromessi con gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna): “Tali compromessi non
esigono che i popoli dei differenti paesi del mondo capitalistico facciano
anch’essi dei compromessi nei loro propri paesi”.
A
ciò va aggiunta la considerazione che i compromessi devono anche, prima
di tutto, tener conto dell’evoluzione generale del movimento rivoluzionario
mondiale, nella quale la difesa dei paesi socialisti occupa, evidentemente,
un posto importante.
Nelle
circostanze in cui uno o più paesi socialisti sono accerchiati dagli imperialisti,
la difesa delle conquiste rivoluzionarie costituisce un compito molto
importante del proletariato internazionale. I paesi socialisti sono anche
obbligati a lottare sul terreno della diplomazia e devono, talvolta, stabilire
diversi tipi di accordi con differenti paesi imperialisti. Ma la difesa
dei paesi socialisti deve essere sempre subordinata all’avanzata generale
della rivoluzione mondiale, e non bisogna mai considerare che la difesa
dei paesi socialisti è l’equivalente della lotta internazionale del proletariato,
o, ancor meno, che essa possa sostituirsi ad essa. In certe circostanze
la difesa di un paese socialista può porsi come questione principale per
il movimento internazionale, ma è proprio perché questa difesa è in questo
caso di importanza decisiva per l’avanzata della rivoluzione mondiale.
E’
necessario fare il bilancio dell’esperienza del movimento comunista internazionale
nell’epoca della Seconda Guerra Mondiale alla luce di quanto si è detto.
Non si può considerare la Seconda Guerra Mondiale una semplice ripetizione
della Prima Guerra perché, anche se in entrambi i casi la responsabilità
della guerra ricade nella stessa logica di morte del sistema capitalistico,
la Seconda Guerra Mondiale mise insieme un mistura complessa di contraddizioni.
Al
principio della guerra, nel 1939, si trattava, come disse allora Mao Tsetung,
di una guerra “ingiusta, di rapina, imperialista”. Ma quando la Germania
hitleriana lanciò le sue truppe d’assalto contro l’URSS ebbe luogo una
trasformazione importante con ripercussioni globali,. La classe operaia
e i popoli oppressi nel mondo trassero grande ispirazione dalla resistenza
eroica dell’Armata Rossa e della classe operaia e popolo sovietico, e
l’impegno dell’URSS in questa guerra giusta ebbe simpatia e appoggio Non
era allora solo quel genere di simpatia che si testimonia alle vittime
di un’aggressione, ma anche l’espressione della profonda convinzione che
la difesa l’URSS era anche la difesa della base d’appoggio socialista
per la rivoluzione mondiale. La guerra del popolo cinese sotto la direzione
del Partito Comunista cinese contro l’aggressione giapponese fu anche,
indiscutibilmente, una guerra giusta e un elemento integrante della rivoluzione
proletaria mondiale.
Soprattutto
dopo l’entrata in guerra dell’Unione Sovietica, il carattere della Seconda
Guerra Mondiale si complica. Questa guerra conta, a quel punto, quattro
componenti: la guerra tra il socialismo e il capitalismo; la guerra fra
i blocchi imperialisti; le guerre dei popoli oppressi contro l’imperialismo;
la contraddizione tra il proletariato e la borghesia, che in alcuni paesi
raggiunge lo stadio della lotta armata.
Questi
aspetti differenti della guerra condussero, da una parte, ad un aumento
delle forze socialiste, alla disfatta delle potenze imperialiste e fasciste,
all’indebolimento dell’imperialismo e a un’accelerazione delle lotte di
liberazione nazionale. D’altra parte, ciò portò anche alla completa ridefinizione
della divisione del mondo tra gli imperialisti, e l’ascesa degli Stati
Uniti alla testa dei briganti imperialisti.
Lo
sviluppo della Seconda Guerra Mondiale fu punteggiato da grandi successi
rivoluzionari; ma non si può non riconoscere anche che gravi errori furono
commessi e che occorre avviare un processo collettivo di analisi profonda
di questi errori per essere più preparati ad affrontare le tempeste che
si preparano. In particolare, dobbiamo rilevare l’errore che consisteva
nel combinare in maniera eclettica le contraddizioni enumerate qui sopra.
A livello della politica concreta, le attività dei partiti comunisti del
Comintern si confusero sempre più con la lotta dell’URSS sul piano diplomatico
e con gli accordi internazionali ai quali l’URSS partecipava. Questo problema
contribuì inoltre al rafforzamento della tendenza a dare l’impressione
che le potenze non fasciste non fossero quello che di fatto erano, cioè
delle potenze imperialiste che bisognava rovesciare. Nei paesi europei
che furono occupati dalle truppe fasciste tedesche, i partiti comunisti
non ebbero torto nell’approfittare, in senso tattico, dei sentimenti nazionali
suscitati da questa occupazione dal punto di vista della mobilitazione
delle masse; ma furono commessi degli errori quando si trasformarono queste
misure tattiche in questioni di ordine strategico. A causa di questa visione
sbagliata, furono anche ostacolate le lotte di liberazione nelle colonie
dominate dagli alleati imperialisti. Senza mai perdere di vista quanto
siano preziose le conquiste e le lotte monumentali rivoluzionarie di questo
cruciale periodo e dei primi anni del dopoguerra, e senza cessare di difendere
queste acquisizioni, i marxisti-leninisti-maoisti devono oggi cercare
di approfondire la loro comprensione degli errori commessi e del loro
fondamento.
Il
campo socialista uscito dalla Seconda Guerra Mondiale non fu mai molto
solido. Ci furono poche trasformazioni rivoluzionarie nella maggior parte
delle Democrazie popolari dei paesi dell’Europa dell’est. E nella stessa
URSS, potenti elementi revisionisti che avevano preso un certo slancio
negli anni prima della guerra e durante, subito dopo la Seconda Guerra
Mondiale si sono rafforzati ancor più e hanno esercitato un’influenza
ancora più grande. Nel 1956, dopo la morte di Stalin, queste forze revisioniste
dirette da Krutchev, riuscirono ad impadronirsi del potere politico, attaccarono
il marxismo-leninismo in tutti i campi e restaurarono il capitalismo in
URSS.
E’
ora evidente che il colpo di stato di Krutchev e dei revisionisti in URSS
ha anche costituito il colpo di grazia per il movimento comunista di allora.
Il cancro del revisionismo si era largamente propagato e aveva già falciato
un gran numero di partiti (compresi alcuni dei più influenti) che avevano
costituito il Comintern. Molti altri partiti non facevano che aggrapparsi
che a qualche debole velleità rivoluzionaria e degenerarono rapidamente
verso le posizioni del revisionismo moderno, tant’è che i loro elementi
rivoluzionari venivano soffocati. Nell’URSS stessa, dopo la morte di Stalin,
il proletariato e gli autentici marxisti-leninisti, spossati dalla guerra
e disarmati da errori ideologici e politici importanti, non furono capaci
di sviluppare un contrattacco vigoroso contro i traditori revisionisti.
MAO TSETUNG,
LA RIVOLUZIONE CULTURALE E IL MOVIMENTO MARXISTA-LENINISTA
Immediatamente
dopo il colpo di stato compiuto da Krutchev, Mao Tsetung e i marxisti-leninisti
del Partito Comunista cinese iniziarono l’analisi di ciò che era avvenuto
in URSS e nel movimento comunista internazionale e la lotta contro il
revisionismo moderno. Nel 1963 fu pubblicata “Una proposta concernente
la linea del movimento comunista internazionale” (la Lettera in 25 punti),
che condannava pubblicamente e integralmente il revisionismo e chiamava
a raccolta gli autentici marxisti-leninisti di tutto il mondo. Il movimento
marxista-leninista-maoista di oggi deve la sua origine a questo storico
appello e alle polemiche che l’accompagnarono.
Nella
Lettera in 25 punti e durante le polemiche che lo seguirono, Mao Tsetung
e il Partito Comunista Cinese, molto giustamente:
-
difesero
la posizione leninista sulla dittatura del proletariato, rifiutando la
teoria revisionista del cosiddetto “Stato di tutto il popolo”;
-
difesero
la necessità della rivoluzione armata, respingendo la strategia della
sedicente “via pacifica al socialismo”;
-
appoggiarono
e incoraggiarono lo sviluppo delle guerre di liberazione nazionale dei
popoli oppressi; dimostrando che non ci poteva essere una vera indipendenza
sotto il “neo-colonialismo”, e confutando la posizione revisionista per
cui occorreva evitare le guerre di liberazione nazionale in nome del rischio
di rompere “la pace mondiale”;
-
tracciarono
un bilancio nell’insieme positivo sulla questione di Stalin e sull’esperienza
della costruzione del socialismo in URSS, rigettando le calunnie che dipingevano
Stalin come “macellaio” e “tiranno”, pur facendo alcune critiche importanti
degli errori da lui commessi;
-
i tentativi di Krutchev di imporre una linea revisionista agli altri partiti,
criticando Thorez, Togliatti, Tito e altri revisionisti moderni;
-
presentarono
in embrione la tesi alla quale Mao Tsetung stava lavorava, sulla natura
di classe della società socialista e sulla continuazione della rivoluzione
sotto la dittatura del proletariato;
-
fecero
appello a fare un’analisi profonda dell’esperienza storica del movimento
comunista internazionale e delle origini del revisionismo.
Quelle
proposte, insieme ad altre questioni poste dalla Lettera in 25 punti e
dalle polemiche conseguenti, sono state e sono ancora di importanza capitale
per poter distinguere il marxismo-leninismo-maoismo dal revisionismo.
Attraverso quelle polemiche, Mao Tsetung e il Partito Comunista Cinese
spronavano i marxisti-leninisti a separarsi dai revisionisti e a ricostruire
dei nuovi partiti proletari rivoluzionari. Quelle polemiche rappresentarono
una rottura fondamentale col revisionismo moderno e costituirono una base
sufficiente affinché i marxisti-leninisti potessero impegnarsi nella lotta.
Ciononostante, questa critica del revisionismo non andò abbastanza lontano
in rapporto a parecchie questioni, e alcuni punti di vista errati furono
assimilati nello stesso tempo in cui se ne criticavano altri. Ed è proprio
perché Mao e il Partito Comunista cinese hanno giocato un ruolo così importante
nella nascita di un nuovo movimento marxista-leninista che è giusto ed
indispensabile rilevare gli aspetti secondari di segno negativo di queste
polemiche e della lotta del Partito Comunista cinese nel movimento internazionale.
Per quel che riguarda i paesi imperialisti, la Lettera in 25 punti avanzava
la tesi seguente:
“Nei
paesi capitalisti che gli imperialisti americani controllano o si sforzano
di controllare, la classe operaia e le masse popolari devono dirigere
principalmente i loro attacchi contro l’imperialismo americano, ed anche
contro il capitale monopolista e le altre forze della reazione interna
che tradiscono gli interessi della nazione”.
Questo
modo di vedere le cose, che ha molto nuociuto allo sviluppo del movimento
marxista-leninista-maoista in questo tipo di paesi, oscurava il fatto
che gli “interessi della nazione” in un paese imperialista sono gli interessi
imperialisti, e che questi interessi non sono traditi ma, al contrario,
difesi dalla classe capitalista monopolista al potere; e tale resta la
realtà, quali che siano le alleanze che si possano stringere con altre
potenze imperialiste e al di là del fatto che queste alleanze comportano
inevitabilmente delle ineguaglianze. Così, si chiamava il proletariato
di questi competere con la borghesia imperialista nella difesa degli interessi
di quest’ultima. Questo modo di vedere le cose ha tutta una storia nel
movimento comunista internazionale, ed è tempo di sbarazzarsene.
Benché
il Partito Comunista cinese si sia seriamente preoccupato di sviluppare
dei partiti marxisti-leninisti opposti ai revisionisti, non riuscì a definire
forme e metodi necessari per costruire l’unità internazionale dei comunisti.
Malgrado tutti i contributi apportati all’unità ideologica e politica,
non si fecero gli sforzi corrispondenti per la costruzione dell’unità
su scala mondiale in forma organizzata. Il PCC si concentrò troppo sugli
aspetti negativi del Comintern (soprattutto il problema della sua eccessiva
centralizzazione) che avevano avuto l’effetto di soffocare l’iniziativa
e l’indipendenza dei partiti comunisti suoi membri. Se la critica del
PCC alla concezione del “partito padre” era giusta, data l’influenza nociva
di quest’ultima nel movimento comunista internazionale, e benché fosse
giusto mettere l’accento sul principio di relazioni fraterne fra partiti,
l’assenza di un forum organizzato in cui si sarebbe potuto dibattere i
differenti punti di vista e arrivare a una prospettiva comune non contribuì
a risolvere questo problema e, di fatto, lo accentuò.
Se
la lotta contro il revisionismo moderno a livello teorico ha giocato un
ruolo capitale nel raggruppamento del movimento marxista-leninista, è
stata soprattutto una forma di lotta nuova e senza precedenti storici,
la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (frutto essa stessa, in buona
parte, della lotta contro il revisionismo moderno) che produsse tutta
una nuova generazione di marxisti-leninisti. Le decine di milioni di operai,
di contadini e di giovani rivoluzionari che si slanciarono nella lotta
per rovesciare i dirigenti sostenitori della via capitalista (trincerati
all’interno del partito e degli apparati di stato) e per spingere più
a fondo la rivoluzionarizzazione della società intera, influenzarono profondamente
milioni di persone in tutto il mondo che si stavano ribellando e che hanno
fatto parte della grande spinta rivoluzionaria che ha attraversato il
mondo nel corso degli anni 60 e agli inizi degli anni 70.
La
Rivoluzione Culturale rappresenta il livello più alto a che la dittatura
del proletariato e la rivoluzionarizzazione della società abbiano mai
raggiunto. Per la prima volta nella storia dell’umanità, operai ed altri
elementi rivoluzionari si sono trovati riuniti nella chiara comprensione
della natura della lotta di classe della società socialista; del fatto
che è necessario ribellarsi e rovesciare i dirigenti seguaci della via
capitalista, la cui apparizione nel cuore stesso della società socialista è inevitabile e che si in particolare si concentrano
al livello della direzione dello stesso partito; del fatto che bisogna
lottare per spingere ancora più avanti le trasformazioni socialiste e
minare alla base le condizioni materiali che generano questi elementi
capitalisti. Le grandi conquiste che hanno punteggiato il corso della
Rivoluzione Culturale sono servite ad impedire la restaurazione revisionista
in Cina per una decina d’anni,
e hanno portato a delle trasformazioni socialiste importanti nel campo
dell’insegnamento, dell’arte e della letteratura, della ricerca scientifica
e in altri campi della sovrastruttura.
Attraverso
le accanite battaglie ideologiche e politiche della Rivoluzione Culturale,
milioni di operai e altri rivoluzionari approfondirono la loro coscienza
di classe e l’assunzione del marxismo-leninismo e ciò li ha mise in grado
esercitare meglio il potere politico.
La
Rivoluzione Culturale fu condotta in modo da farne una parte integrante
della lotta internazionale del proletariato, ed servì da base per la ripresa
dei principi dell’internazionalismo proletario, come dimostrano non solo
il contributo dato alle lotte rivoluzionarie del mondo, ma anche i sacrifici
che il popolo cinese ha dovuto fare per prestare questo appoggio. La Rivoluzione
Culturale produsse dirigenti rivoluzionari come Chiang Ching, Chiang Ciuciao,
che si schierarono a fianco delle masse, dirigendo gli assalti contro
i revisionisti e che hanno continuato a difendere il marxismo-leninismo-maoismo
anche di fronte alla pesante sconfitta.
Lenin
dice che “E’ un marxista solo chi estende il riconoscimento della lotta
di classe fino al riconoscimento della dittatura del proletariato”. Alla
luce delle inestimabili lezioni e successi della Grande Rivoluzione Culturale
Proletaria diretta da Mao Tsetung, il criterio proposto Lenin va sviluppato.
Si può ora dire che sono marxisti solo coloro i quali estendono il riconoscimento
della lotta di classe tanto al riconoscimento della dittatura del proletariato
e quanto al riconoscimento dell’esistenza oggettiva delle classi, delle
contraddizioni di classe antagoniste e della continuazione della lotta
di classe sotto la dittatura del proletariato per tutto il periodo socialista
e fino all’avvento del comunismo. Come ha ben detto Mao Tsetung: “ogni
confusione a tale riguardo porta al revisionismo”.
La
Rivoluzione Culturale fu la prova vivente della vitalità del marxismo-leninismo.
Essa ha dimostrato che la rivoluzione proletaria si distingue da tutte
le precedenti rivoluzioni che non possono condurre che ad un sistema di
sfruttatori che ne rimpiazza un altro. Essa è stata di ispirazione per
i rivoluzionari di tutti i paesi. È per queste ragioni che tutti i reazionari
e i revisionisti del mondo non hanno mai smesso di sputare sulla Rivoluzione
Culturale e su Mao Tsetung, ed è per questo che la Rivoluzione Culturale
fa parte dell’eredità rivoluzionaria del movimento comunista internazionale.
Nonostante i meravigliosi successi della Rivoluzione Culturale, i revisionisti
all’interno del partito e degli apparati di stato continuarono ad occupare
cariche importanti e a sostenere linee e politiche che nocquero gravemente
nuociuto alle iniziative ancora fragili di quanti si sforzavano di ricostruire
un autentico movimento comunista internazionale.
In
Cina, i revisionisti, che controllavano una buona parte della diplomazia
e dei rapporti tra il Partito Comunista cinese e gli altri partiti marxisti-leninisti,
voltarono le spalle alle lotte rivoluzionarie del proletariato e dei popoli
oppressi, e cercarono di subordinare queste lotte agli interessi dello
stato cinese. Fu così che dei veri e propri despoti reazionari si videro
attribuita la falsa etichetta di “antimperialisti” e che, sempre col pretesto
che bisognava condurre la lotta mondiale contro “l’egemonismo”, alcune
potenze imperialiste furono dipinte come forze intermedie o anche positive
nel contesto mondiale. Già all’epoca, molti partiti marxisti-leninisti
filocinesi che avevano beneficiato dell’appoggio dei revisionisti del
PCC, iniziarono vergognosamente ad agganciarsi al carro della borghesia
e perfino a difendere (o almeno a non opporsi) gli interventi militari
degli imperialisti o i loro preparativi di guerra contro l’URSS, paese
che veniva caratterizzato sempre più come “il nemico principale su scala
mondiale”. Tutte queste tendenze si sono poi pienamente dispiegate dopo
colpo di stato in Cina e con la conseguente elaborazione della revisionista
“teoria dei tre mondi”, che i revisionisti cercarono di accreditare presso
il movimento comunista internazionale.
I
marxisti-leninisti-maoisti hanno molto giustamente rifiutato le calunnie
revisioniste che volevano la “teoria dei tre mondi” sostenuta da Mao Tsetung.
Ma ciò non basta. Bisogna approfondire la critica della “teoria dei tre
mondi”, criticando i concetti che la sostengono e risalendo alle fonti
di questa teoria. Qui è importante notare il fatto che gli usurpatori
revisionisti in Cina furono costretti a condannare pubblicamente i più
vicini compagni d’armi di Mao Tsetung, accusandoli di essersi opposti
alla “teoria dei tre mondi”.
La
contraddizione tra i paesi socialisti e i paesi imperialisti è una delle
contraddizioni o caratteristiche essenziali dell’epoca dell’imperialismo
e della rivoluzione proletaria. Nonostante oggi questa contraddizione
sia momentaneamente sparita a causa della trasformazione revisionista
dei diversi paesi che erano socialisti, resta il fatto che abbiamo davanti
un compito teorico importante: quello di fare il bilancio dell’esperienza
storica del movimento comunista in relazione al modo in cui è stata trattata
questa contraddizione; in effetti, il proletariato si ritroverà inevitabilmente
un giorno di fronte a una situazione in cui uno (o più) paesi socialisti
dovranno affrontare l’esistenza di predatori imperialisti.
All’indomani
della morte di Mao Tsetung nel 1976, i dirigenti seguaci nella via capitalista
realizzarono un oscuro colpo di stato, grazie a cui riuscirono rovesciare
le giuste conquiste della Rivoluzione Culturale, a rovesciare i rivoluzionari
nella direzione del PCC e a mettere all’opera tutto un programma revisionista
in tutti i campi, capitolando davanti all’imperialismo.
I
rivoluzionari del PCC resistettero al colpo distato, continuando a lottare
perché in quel paese prevalesse la direzione proletaria. A livello internazionale,
in un buon numero di paesi i comunisti rivoluzionari non seguirono la
linea revisionista di Teng Xiaoping e Hua Khuofeng e presero l’iniziativa
per smascherare e criticare i dirigenti seguaci della via capitalistica
in Cina. Anche questa resistenza al colpo di stato (in Cina come a livello
internazionale) è dovuta alla direzione penetrante di Mao Tsetung, che
non cessò mai di lavorare instancabilmente per armare il proletariato
e i marxisti-leninisti-maoisti di un’analisi della lotta di classe sotto
la dittatura del proletariato e per far loro comprendere il rischio di
una restaurazione capitalista. Anche il lavoro teorico intrapreso dallo
stato maggiore proletario sotto la direzione di Mao Tsetung diede un grosso
contributo, dando ai marxisti-leninisti-maoisti gli elementi necessari
per interpretare correttamente la natura delle contraddizioni della società
socialista. Il loro lavoro rappresentò un’elaborazione importante del
maoismo. Ciò ha permise al movimento marxista-leninista di essere meglio
preparato ideologicamente ad affrontare i tragici avvenimenti del 1976,
rispetto a quanto era avvenuto vent’anni prima, all’epoca del colpo di
stato revisionista in URSS, nonostante questa volta occorreva affrontare
il problema senza che nel mondo ci fossero dei paesi socialisti.
Come
era inevitabile che fosse, la restaurazione del capitalismo in un paese
che raccoglieva entro le sue frontiere un quarto dell’umanità e l’usurpazione
revisionista di un partito marxista-leninista che era stato all’avanguardia
del movimento internazionale, ebbero delle profonde ripercussioni sulla
lotta rivoluzionaria mondiale e sul movimento marxista-leninista.
Numerosi
partiti che fino ad allora erano stati parte del movimento comunista internazionale
acclamarono i revisionisti Cinesi e adottarono la loro “teoria dei tre
mondi”, abbandonando definitivamente la lotta rivoluzionaria. Ciò ha portato
questi partiti a propagare sfiducia e, allo stesso tempo, essi hanno finito
col perdere ogni credito presso gli elementi rivoluzionari; questi partiti
hanno quindi sperimentato una crisi profonda, quando non sono completamente
crollati.
Anche
tra le forze marxiste-leniniste che si erano rifiutate di seguire la direzione
dei revisionisti cinesi, il rovescio subito in Cina ha portato a una certa
demoralizzazione e alla rimessa in discussione del marxismo-leninismo.
Questa tendenza si è ancor più accentuata quando Enver Hoxha e il PLA
sferrarono apertamente un autentico fuoco di sbarramento contro il maoismo.
Benché
era prevedibile che il movimento comunista internazionale attraversasse
una certa crisi dopo il colpo di stato in Cina, la profondità di questa
crisi e le grandi difficoltà ad uscirne dimostrano che il revisionismo,
sotto tutte le forme, aveva già affondato le sue grinfie sul movimento
marxista-leninista, ancor prima del 1976. I marxisti-leninisti-maoisti
devono proseguire l’indagine lo studio di queste questioni per arrivare
a comprendere meglio le radici del revisionismo, non solo nel periodo
più recente ma anche in quelli precedenti della storia del movimento internazionale;
devono combattere l’influenza che i revisionisti continuano ad esercitare,
e continuare a difendere e ad avanzare sulla base dei principi fondamentali
che sono stati forgiati nel corso delle avanzate rivoluzionarie del proletariato
internazionale e del movimento comunista nel corso della sua storia.
I COMPITI DEI COMUNISTI RIVOLUZIONARI
I
comunisti rivoluzionari di ogni paese hanno il compito di accelerare il
ritmo di sviluppo della rivoluzione mondiale: devono agire affinché il
proletariato e le masse rivoluzionarie possano rovesciare l’imperialismo
e la reazione; instaurare la dittatura del proletariato secondo le tappe
e le alleanze necessarie alla rivoluzione nei diversi paesi; lottare per
eliminare tutte le vestigia materiali e ideologiche della società sfruttatrice
e giungere così a una società senza classi, il comunismo, su scala mondiale.
Prima di tutto, e soprattutto, i comunisti devono evitare di perdere di
vista la propria ragion d’essere, e agire secondo questo orientamento,
altrimenti non potranno apportare nulla alla rivoluzione e, peggio ancora,
finiranno col degenerare al punto da costituire essi stessi degli ostacoli
sulla via della rivoluzione.
L’esperienza
storica dimostra che non si può fare la rivoluzione proletaria e assicurare
la sua continuazione se non si dispone di un autentico partito proletario
che prenda come sua base teorica la scienza del marxismo-leninismo-maoismo,
che si organizzi secondo i principi leninisti e sia capace di attrarre
e formare i migliori elementi rivoluzionari del proletariato e degli altri
settori delle masse. Oggi, nella maggior
parte dei paesi del mondo non esiste un partito di questo tipo, e anche
là dove ne esistono, generalmente non sono abbastanza forti dal punto
di vista ideologico e organizzativo per affrontare le esigenze e le opportunità
da cogliere nel prossimo futuro. È per questo che un compito essenziale
del movimento comunista internazionale nel suo insieme deve essere di
fondare e consolidare degli autentici partiti marxisti-leninisti-maoisti.
Nei
paesi dove non c’è ancora un partito marxista-leninista-maoista, i comunisti
rivoluzionari hanno il compito immediato di costituire tale partito con
l’aiuto del movimento comunista internazionale. L’aspetto chiave nella
formazione di un partito è l’elaborazione di una linea e di un programma
politico che siano adeguati sia rispetto alle particolarità di un determinato
paese, sia in rapporto alla situazione mondiale nel suo insieme. Bisogna
che il lavoro di costruzione del partito marxista-leninista-maoista sia
strettamente legato ad un’attività rivoluzionaria tra le masse e alla
pratica di una linea di massa rivoluzionaria; bisogna in particolare cercare
di rispondere alle questioni politiche più urgenti che bisogna risolvere
perché il movimento rivoluzionario possa avanzare. Se non si procede in
questo modo, quello della costruzione di un partito può divenire un compito
sterile e ci si può trovare tagliati fuori dalla pratica rivoluzionaria
e non concludere nulla. D’altra parte, si avrebbe ugualmente torto a considerare
che non si può costituire il partito se non si è già raccolto un certo
numero di membri, o insistere che bisogna assolutamente aver raggiunto
un certo livello di influenza tra le masse prima di poter formare un partito.
Alla sua fondazione e per gran parte del tempo, il partito non conterà
che un piccolo numero di membri; in ogni caso, bisogna costantemente cercare
di raccogliere gli elementi rivoluzionari sotto la bandiera del partito
e accrescere l’influenza del partito nel proletariato e tra le masse.
Il
partito marxista-leninista-maoista deve essere costituito e consolidato
attraverso una lotta ideologica attiva contro l’influenza nei suoi ranghi
della borghesia e della piccola borghesia. Nella costruzione di un partito
d’avanguardia, i marxisti-leninisti-maoisti devono trarre profitto dalle
lezioni della Rivoluzione Culturale, con cui Mao Tsetung si è battuto
per assicurare il carattere proletario e il ruolo d’avanguardia del partito.
Mao Tsetung ha arricchito la concezione fondamentale del partito d’avanguardia
di Lenin, grazie alla sua analisi della lotta fra le due linee all’interno
del partito, alla critica dell’errata concezione del “partito monolitico”
e alla sua insistenza sulla necessità della trasformazione ideologica
dei membri del partito. È importante creare una situazione politica in
cui regnino il centralismo e la democrazia, la disciplina e una larga
iniziativa, unità di volontà e d’azione e clima in cui ciascuno si senta
a suo agio e pieno di vivacità.
La
pratica gira a vuoto se non è guidata dalla teoria rivoluzionaria. I partiti
marxisti-leninisti-maoisti e il movimento comunista internazionale nel
loro insieme devono raggiungere una migliore padronanza della teoria rivoluzionaria
e nello stesso tempo fare un’analisi concreta della situazione concreta
della loro società e del mondo intero. I marxisti-leninisti-maoisti non
devono lasciare il campo dell’analisi dei nuovi fenomeni ad altre forze,
ma devono sviluppare una lotta teorica attiva che si estenda a tutti i
problemi di fondo gli oggetti di discussione nel movimento rivoluzionario
e nella società nel suo insieme.
L’edificazione
e l’organizzazione del partito marxista-leninista-maoista devono essere
portate avanti senza perdere di vista l’obiettivo fondamentale, che è
quello di conquistare il potere politico; il partito deve preparare in
questo senso i propri ranghi, il proletariato e le masse rivoluzionarie,
sia sul piano dell’organizzazione che su quello della linea politica ed
ideologica. Per riprendere la formulazione dell’Appello lanciato nell’autunno
1980: “In poche parole, i comunisti sono partigiani della guerra rivoluzionaria”.
Bisogna fare in modo che la guerra rivoluzionaria e le altre forme di
lotta rivoluzionaria possano diventare il terreno particolarmente favorevole
alla formazione delle masse rivoluzionarie, in modo che queste possano
essere capaci di esercitare il potere politico e di trasformare la società.
Anche quando le condizioni necessarie all’inizio della lotta armata delle
masse non sono ancora presenti, i comunisti devono intraprendere il necessario
lavoro di preparazione, in vista della possibile maturazione di queste
condizioni. Questo principio comporta tutta una serie di implicazioni
per i partiti marxisti-leninisti-maoisti (qualunque siano le differenze
che esistano dal punto di vista dei compiti e delle tappe della rivoluzione
nei differenti paesi), compreso il fatto che l’organizzazione delle strutture
soggiacenti del partito deve essere clandestina, e che il partito deve
essere pronto a poter fronteggiare le misure repressive dei reazionari
che non tollerano troppo a lungo in maniera pacifica un autentico partito
rivoluzionario.
Nello
stesso tempo in cui si impegna nella lotta armata per la conquista del
potere o vi si prepara, il partito marxista-leninista-maoista deve anche
trovare mezzi diversi per sviluppare anche un’attività legale e/o “aperta”.
L’esperienza storica dimostra che, se questo genere d’attività è importante
ed anche assolutamente essenziale in certi periodi, deve essere sempre
accompagnata da denunce politiche che servano a smascherare la natura
di classe della democrazia borghese; e, quali che siano le circostanze,
i comunisti non devono mai abbassare la guardia e devono prendere le misure
necessarie per assicurarsi che il partito possa continuare la propria
attività rivoluzionaria nel caso in cui i diversi spazi legali andassero
scomparendo. Bisogna fare un bilancio dell’esperienza del passato a questo
riguardo e trarne le lezioni pertinenti al fine di poter maneggiare correttamente
la questione della contraddizione che consiste nel fare uso degli spazi
e delle possibilità di lavoro legale, senza con ciò cadere nel legalismo
o nel cretinismo parlamentare.
Al
fine di assumere i propri compiti rivoluzionari e preparare le masse alla
presa del potere, il partito marxista-leninista-maoista deve armarsi di
un organo di stampa comunista, che appaia regolarmente, anche se questa
stampa gioca un ruolo differente nei due tipi di paesi a fronte dei diversi
compiti la via della rivoluzione comporta in questi paesi. La stampa comunista
deve evitare di essere meschina o di orizzonti limitati, quanto di essere
sterile e dogmatica. Deve sforzarsi di armare i proletari e gli altri
elementi rivoluzionari usando il metodo di esaminare sotto tutti gli aspetti
la società ed il mondo intero, cosa che essa può fare principalmente attraverso
analisi e denunce politiche che seguano da vicino lo sviluppo degli avvenimenti dell’attualità.
Il partito marxista-leninista-maoista
si costituisce in ogni paese come distaccamento del movimento comunista
internazionale, e deve sviluppare la propria attività in modo che questa
sia parte integrante della lotta mondiale per il comunismo, alla quale
deve essere subordinata. Il partito deve educare le proprie file, gli
operai d’avanguardia e le masse rivoluzionarie nello spirito dell’internazionalismo
proletario, comprendendo che l’internazionalismo non significa soltanto
che il proletariato di un paese deve prestare il suo appoggio al proletariato
di un altro paese; in effetti, l’internazionalismo deve fondamentalmente
riflettere il fatto che i proletari appartengono a una sola e una stessa
classe in tutto il mondo, che questa non ha che un solo e lo stesso interesse
in quanto classe, che si rapporta a un sistema imperialista mondiale e
ha come compito l’emancipazione dell’umanità tutta intera.
Questo
genere di educazione e di propaganda internazionalista è indispensabile
se si vuole preparare il partito e il proletariato alla continuazione
della rivoluzione anche dopo la presa del potere in un dato paese. L’accesso
al potere politico, o anche l’edificazione di un sistema socialista che
non sia fondato sullo sfruttamento, non devono essere considerati come
un fine in sé: questi sono dei primi passi in un lungo periodo di transizione
che sarà pieno di flussi e di riflussi e che sarà punteggiato di inevitabili rovesci come di conquiste, e ciò sino
a quando non sarà realizzata la meta del comunismo su scala mondiale.
I COMPITI NEI PAESI COLONIALI E SEMI(O
NEO) COLONIALI
I
paesi coloniali (o neocoloniali) che sono sotto il giogo dell’imperialismo,
sono stati teatro principale della lotta mondiale del proletariato dalla
Seconda Guerra Mondiale ad oggi. In questo periodo abbiamo potuto accumulare
una vasta esperienza in materia di lotte rivoluzionarie, compreso le questioni
poste dalla guerra rivoluzionaria. L’imperialismo ha subito delle gravi
disfatte e il proletariato ha riportato vittorie importanti, arrivando
ad edificare dei paesi socialisti. D’altro lato, il movimento comunista
ha anche fatto la penosa esperienza di situazioni in cui le masse rivoluzionarie
di questi paesi hanno sviluppato delle lotte eroiche, ed anche delle guerre
di liberazione nazionale, senza che ciò portasse il proletariato e i suoi
alleati a prendere il potere politico, ma anzi dei nuovi sfruttatori,
generalmente associati a una potenza imperialista (o a più d’una), si
sono appropriati dei frutti delle vittorie del popolo. Tutto ciò dimostra
che un compito importantissimo per il movimento comunista internazionale
è fare il bilancio degli aspetti negativi e positivi delle diverse decine
di anni di esperienza rivoluzionaria in questo tipo di paesi.
La
teoria elaborata da Mao Tsetung durante i lunghi anni della guerra rivoluzionaria
in Cina, continua a essere il riferimento fondamentale per l’elaborazione
della strategia e della tattica rivoluzionaria nei paesi coloniali e semi
(o neo) coloniali.
In
questi paesi la rivoluzione ha come bersaglio l’imperialismo straniero,
ma anche la borghesia burocratica e “compradora” e i ceti feudali, essendo
queste due ultime classi dipendenti e strettamente legate agli imperialisti.
In questi paesi la rivoluzione attraversa due tappe: una prima rivoluzione,
la rivoluzione per la nuova democrazia, conduce poi direttamente ad una
seconda rivoluzione, la rivoluzione socialista. La natura, il bersaglio
e i compiti della prima tappa della prima rivoluzione sono tali che il
proletariato può, e deve, formare un largo fronte unito che raccoglie
tutte le classi e gli strati sociali che possono essere condotti a sostenere
il programma della nuova democrazia. Perciò il proletariato si impegna
a costruire questo fronte unito in conformità con il principio di sviluppo
e di rafforzamento delle sue forze indipendenti; ciò comporta, ad esempio,
che il proletariato deve poter disporre di proprie forze armate quando
le condizioni per questo esistono, e deve realizzare il suo ruolo dirigente
nei confronti dei settori delle masse rivoluzionarie, e in particolare
nei confronti dei contadini poveri. Questa alleanza prende come asse fondamentale
l’alleanza degli operai coi contadini, e la rivoluzione agraria (cioè
la lotta contro lo sfruttamento semifeudale nelle campagne e/o la realizzazione
della parola d’ordine “la terra a chi la lavora”) deve occupare un posto
centrale nel programma di nuova democrazia.
In
questi paesi il proletariato e le masse sono sfruttate molto duramente,
gli abusi dovuti alla dominazione imperialista sono incessanti, e le classi
dominanti esercitano generalmente la loro dittatura in maniera diretta
e brutale; anche quando queste classi impiegano una forma di regime democratico-borghese
o parlamentare, questa dittatura è appena velata. Questa situazione provoca
frequentemente delle lotte rivoluzionarie da parte del proletariato, dei
contadini e di altri settori delle masse e queste lotte prendono spesso
la forma della lotta armata. Per tutte queste ragioni (compreso che lo
sviluppo deformato e completamente squilibrato di questi paesi crea delle
grandi difficoltà per le classi reazionarie che hanno problemi a mantenere
la stabilità dei loro regimi e a consolidare il loro potere in tutti gli
angoli del paese), succede spesso che la rivoluzione prende la forma di
una guerra rivoluzionaria
prolungata, attraverso la quale le forze rivoluzionarie possono riuscire
a stabilire una qualche forma di base di appoggio nelle campagne, e a
mettere in opera la strategia fondamentale che consiste nell’accerchiare
le città a partire dalle campagne.
Per
fare una rivoluzione di nuova democrazia, è essenziale che il proletariato
mantenga il suo ruolo indipendente e che sia capace di realizzare il suo
ruolo dirigente nella lotta rivoluzionaria, cosa che fa attraverso il
suo partito marxista-leninista-maoista. L’esperienza storica ha dimostrato
a sufficienza che anche quando una frazione della borghesia nazionale
si associa al movimento rivoluzionario, essa non vuole (e non può) dirigere
una rivoluzione di nuova democrazia e, dunque, non è possibile che essa
la conduca a buon fine. Allo stesso modo, l’esperienza storica dimostra
che un “fronte antimperialista” (o anche un “fronte rivoluzionario” di
questo genere) che non sia diretto da un partito marxista-leninista-maoista
non porta da nessuna parte, anche quando questo fronte (o alcune forze
che ne fanno parte) adotta una certa facciata “marxista”, o piuttosto
pseudo-marxista. Benché tali formazioni rivoluzionarie abbiano talvolta
diretto lotte eroiche ed anche colpito molto duramente gli imperialisti,
esse si sono dimostrate incapaci, sul piano ideologico e organizzativo,
di resistere alle influenze imperialiste e borghesi. Anche dove questi
elementi sono riusciti prendere il potere, non sono poi stati capaci di
assicurare una trasformazione rivoluzionaria integrale della società e
finiscono tutti, presto o tardi, per farsi rovesciare dagli imperialisti
o per trasformarsi essi stessi in un nuovo potere reazionario, che lavora
fianco a fianco con gli imperialisti.
Nelle
situazioni in cui le classi dominanti esercitano una dittatura brutale
o fascista, il partito comunista può mettere a profitto le contraddizioni
che questa crea per favorire la rivoluzione di nuova democrazia, e può
realizzare degli accordi o alleanze provvisorie con elementi di altre
classi. Tuttavia tali iniziative non possono riuscire se il partito non
mantiene il suo ruolo dirigente e non si serve di queste alleanze nel
quadro definito dal suo compito generale principale, che è quello di condurre
a buon fine la rivoluzione, senza fare della lotta contro la dittatura
una tappa strategica della rivoluzione, dato che il contenuto della lotta
antifascista non può essere altro che il contenuto della rivoluzione per
la nuova democrazia.
Il
partito marxista-leninista-maoista deve non soltanto armare il proletariato
e le masse rivoluzionarie dei mezzi per comprendere la natura del compito
da compiere nell’immediato (condurre a buon fine la rivoluzione per la
nuova democrazia) e il ruolo e gli interessi contraddittori dei rappresentanti
delle diverse classi (amiche o nemiche), ma deve anche far loro comprendere
la necessità di preparare la transizione alla rivoluzione socialista,
e il fatto che l’obiettivo ultimo deve essere il raggiungimento del comunismo
su scala mondiale.
I
marxisti-leninisti-maoisti partono dal principio che il partito deve dirigere
la guerra rivoluzionaria in maniera che essa sia una vera guerra delle
masse. Anche nelle condizioni difficili che la guerra impone, i marxisti-leninisti-maoisti
devono sforzarsi di educare ampiamente le masse e aiutarle a raggiungere
un livello più elevato nel campo della teoria e dell’ideologia. Perciò
bisogna assicurare l’edizione e lo sviluppo di una stampa comunista che
esca regolarmente, e fare in modo che la rivoluzione penetri nel campo
della cultura.
Nei
paesi coloniali, semi (o neo) coloniali, la principale deviazione di quest’ultimo
periodo è stata (ed è tuttora) la tendenza a non riconoscere o a rinnegare
questo orientamento fondamentale per il movimento rivoluzionario in questo
tipo di paesi: la tendenza a rinnegare il ruolo dirigente del proletariato
e del partito marxista-leninista-maoista; a rigettare, o a deviare in
maniera opportunista la teoria della guerra popolare; ad abbandonare la
costruzione di un fronte unito, fondato sull’alleanza degli operai e dei contadini e diretto
dal proletariato.
Questa
deviazione revisionista si è manifestata a volte sotto una forma di “sinistra”
e a volte sotto una forma apertamente di destra. I revisionisti moderni
hanno molto predicato la “via pacifica al socialismo” (soprattutto in
questi ultimi tempi) e hanno cercato di favorire la direzione borghese
nelle lotte di liberazione nazionale. Questo revisionismo di destra, che
non nasconde la sua politica di capitolazione, ha tuttavia sempre trovato
la sua eco in un’altra forma di revisionismo con cui oggi converge sempre
di più: una specie di revisionismo armato, di “sinistra”, perorato da
tempo dalla direzione cubana, tra gli altre, che spinge le masse alla
lotta armata e con l’idea che tutte le tappe della rivoluzione si possano
combinare facendo una sola rivoluzione, una rivoluzione sedicente “socialista”;
questa politica, nei fatti, tenta di legare gli operai ad una prospettiva
che rappresenta quanto c’è di più limitato e a negare la necessità che
la classe operaia diriga i contadini e le altre forze. e inizi così ad
eliminare completamente l’imperialismo e i rapporti economici e sociali
arretrati e deformati di cui il capitale straniero si nutre, e che cerca
di perpetuare. Oggi, questa forma di revisionismo costituisce uno dei
principali mezzi utilizzati dai socialimperialisti per inserirsi nei movimenti
di liberazione nazionale e controllarli.
Perché
l’evoluzione del movimento rivoluzionario nei paesi coloniali e semi (o
neo) coloniali possa svilupparsi in senso corretto, occorre che i marxisti-leninisti-maoisti
continuino a intensificare la loro lotta contro tutte le forme del revisionismo
e a difendere l’opera di Mao Tsetung in questo fondamento teorico indispensabile
per un’analisi di fondo delle condizioni concrete e per l’elaborazione
di una linea politica appropriata nei diversi paesi di questo tipo.
Allo
stesso tempo, bisogna annotare alcune altre deviazioni secondarie che
si sono manifestate tra le autentiche forze rivoluzionarie che hanno cercato
di praticare una linea rivoluzionaria nei paesi coloniali e dipendenti.
Prima di tutto, va constatato che i paesi che includono i popoli oppressi
dell’Africa, Asia e America Latina non costituiscono un solo e unico blocco
monolitico e che comprendono importanti differenze a livello della loro
composizione di classe, della forma della dominazione imperialista e della
loro posizione rispetto alla situazione mondiale nel suo insieme. Le tendenze
a non fare un’analisi di fondo, un’analisi scientifica di queste questioni,
a copiare meccanicamente l’esperienza precedente del proletariato internazionale,
o a non tener conto delle trasformazioni che hanno avuto luogo nella situazione
internazionale e in alcuni paesi particolari, non possono che nuocere
alla causa della rivoluzione e indebolire le forze marxiste-leniniste-maoiste.
Negli
anni 60 e agli inizi degli anni ‘70 le forze marxiste-leniniste di un
gran numero di paesi (forze che erano state influenzate dalla rivoluzione
culturale e che facevano parte della ondata rivoluzionaria che attraversava
il mondo in quel periodo) si unirono a certi settori delle masse per intraprendere
la lotta armata rivoluzionaria. In diversi paesi, le forze marxiste-leniniste
riuscirono a unire una parte considerevole della popolazione sotto la
bandiera della rivoluzione, e ad assicurare la salvaguardia del partito
marxista-leninista e delle forze armate popolari nonostante una sanguinosa
repressione contro-rivoluzionaria. Questi primi tentativi di creare nuovi
partiti marxisti-leninisti e lanciare la lotta armata erano inevitabilmente
affetti da un certo primitivismo e da alcune insufficienze in campo ideologico
e politico. Non è evidentemente sorprendente che imperialisti e revisionisti
si siano gettati su questi errori e insufficienze per bollare i rivoluzionari
come “estremisti” o peggio. Resta fermo comunque che queste iniziative
meritano generalmente di essere difese in quanto elementi importanti
del patrimonio marxista-leninista, che ci hanno aiutato per gettare le
basi per le successive avanzate.
In
via generale, i paesi oppressi dell’Africa, dell’Asia e America Latina
si trovano costantemente in uno stato di situazione rivoluzionaria. Ma
è importante comprendere bene quello che ciò vuol dire: una situazione
rivoluzionaria non segue un corso lineare, ma comprende dei flussi e riflussi.
I partiti comunisti non devono perdere di vista questo aspetto della questione,
non devono vedere le cose in maniera unilaterale e affermare che lo scatenamento
della guerra popolare e la vittoria completa di questa guerra dipendono,
in tutto e per tutto, dal fattore soggettivo (cioè i comunisti), un modo
di vedere le cose che si associa spesso al “limpiaoismo”. Benché in qualsiasi
momento in questo genere di paesi una qualunque forma di lotta armata
sia generalmente favorevole e necessaria per la realizzazione dei compiti
della lotta di classe, possono esserci dei momenti in cui la lotta armata
è la forma principale di lotta, e altri momenti in cui essa non lo è.
Quando
una situazione rivoluzionaria è in fase di riflusso, i partiti comunisti
devono trovare le misure tattiche adeguate da impiegare in questa situazione
e non lanciarsi in iniziative che rivelano precipitazione e impazienza.
In questo tipo di situazioni, non bisogna mancare di effettuare i preparativi
necessario (sul piano politico e organizzativo) per una guerra popolare
prolungata e, in attesa che le condizioni siano propizie per una nuova
avanzata, bisogna trovare diverse forme di lotta ed organizzazione che
corrispondano alle condizioni concrete al fine di accelerare il ritmo
di sviluppo della rivoluzione. È necessario combattere anche tutte le
posizioni errate che cercano di ritardare lo sviluppo della lotta armata
(o l’utilizzazione di una forma qualunque di lotta armata) sino a quando
le condizioni diventano favorevoli alla lotta armata in tutto il paese.
Questo modo di vedere le cose nega il fatto che la rivoluzione e le situazioni
rivoluzionarie non si sviluppano in modo regolare in questi paesi ed è
l’opposto dell’orientamento di Mao Tsetung, che si esprime nella formula:
“una scintilla può incendiare tutta la prateria”. È importante anche rilevare
il fatto che la situazione internazionale nel suo insieme influisce sul
processo della rivoluzione in un paese particolare; il non tenerne conto
porta i marxisti-leninisti-maoisti a non essere pronti a sfruttare le
occasioni che si presentano quando lo sviluppo degli avvenimenti su scala
mondiale provocano un’accelerazione del processo rivoluzionario.
Oggi,
la crescente minaccia di una nuova guerra mondiale implica che i partiti
e le organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste nei paesi neocoloniali
devono confrontarsi col compito urgente che è quello di preoccuparsi della
lotta contro la guerra imperialista. I comunisti devono tener conto del
fatto che un buon numero di questi paesi potrebbero essere trascinati
in questa guerra tra gli imperialisti, in rapporto alla posizione che
essi occupano di fronte ai differenti blocchi imperialisti. I partiti
comunisti devono considerare le molteplici situazioni concrete che potrebbero
far scoppiare la guerra imperialista e devono elaborare una riflessione
che tenga conto di tutte queste possibilità. Date le condizioni oggettive
di questi paesi, le masse hanno generalmente meno coscienza del pericolo
di guerra imperialista e di ciò che questa implica, e spetta ai marxisti-leninisti-maoisti
educarle in proposito. In caso di guerra imperialista, il compito più
importante dei marxisti-leninisti-maoisti è di approfittare delle occasioni
favorevoli che una tale guerra farà emergere per intensificare la lotta
rivoluzionaria e trasformare la guerra imperialista in una guerra rivoluzionaria
contro l’imperialismo e la reazione.
L’appello
dell’autunno 1980 constatava che:
Vi
è una tendenza innegabile dell’imperialismo a introdurre degli elementi
importanti di rapporti capitalistici nei paesi che esso domina. In alcuni
paesi dipendenti, questo sviluppo capitalistico è avanzato al punto che
non è corretto caratterizzarli come paesi semi feudali; sarà meglio caratterizzarli
come paesi predominantemente capitalistici, nonostante vi si possano ancora
trovare importanti elementi o vestigia di rapporti di produzione semifeudale,
e che questi si riflettano nella sovrastruttura.
In
tali paesi bisogna fare un’analisi concreta di queste condizioni e trarne
le conclusioni appropriate in quel che concerne la via da seguire, i compiti,
il carattere e l’allineamento delle forze delle classi. In tutti i casi,
l’imperialismo straniero continua ad essere un bersaglio della rivoluzione.
Il
movimento internazionale continua ad avere il compito importante di svolgere
l’analisi di ciò che implica la crescita dei rapporti capitalistici nei
paesi dominati dall’imperialismo, compreso, nel caso particolare, i paesi
oppressi che si possono correttamente definire come paesi “prevalentemente
capitalisti”. Si può tuttavia già trarre qualche conclusione importante
a questo riguardo.
L’idea
che la combinazione dell’indipendenza politica formale e l’ampia introduzione
di rapporti capitalistici abbia eliminato la necessità di una rivoluzione
di nuova democrazia nella maggior parte (o anche in un gran numero) dei
paesi che prima erano sotto la tutela diretta degli imperialisti, è un
punto di vista errato e pericoloso. Questa posizione, sostenuta da diversi
trotzkisti, socialdemocratici e critici piccolo-borghesi del marxismo
rivoluzionario, finisce per dire che non c’è distinzione d’ordine qualitativo
fra l’imperialismo e le nazioni oppresse dall’imperialismo, e riesce in
un sol colpo a cancellare una delle caratteristiche più importanti di
tutta l’epoca imperialista.
La
realtà è che l’imperialismo continua ad ostacolare le forze produttive
nei paesi che sfrutta. Un certo livello di “sviluppo” capitalista (più
o meno grande) che innegabilmente l’imperialismo introduce in questi paesi,
non porta alla formazione di un mercato nazionale ben articolato, o a
un sistema economico capitalista di tipo “classico”, lo sviluppo di questi
paesi è completamente squilibrato e dipendente dal capitale straniero,
e serve gli interessi di quest’ultimo.
Anche
nei paesi oppressi a prevalentemente capitalisti, la prima tappa della
rivoluzione deve continuare a prendere come bersaglio l’imperialismo straniero
e, nello stesso tempo, gli elementi che fanno da puntello all’imperialismo
all’interno del paese. Se la rivoluzione in questi paesi seguirà spesso
un corso molto differente dal corso della rivoluzione dei paesi in cui
predominano i rapporti semifeudali, bisognerà lo stesso, in linea di massima,
che la rivoluzione passi per una tappa antimperialista e democratica prima
che si possa passare alla rivoluzione socialista.
La
crescita del livello di sviluppo capitalista in alcuni paesi oppressi
solleva un problema estremamente importante dal punto di vista dell’importanza
relativa delle città nei confronti delle campagne, sia sul piano politico
che sul piano militare. In alcuni di questi paesi è giusto sviluppare
la lotta armata cominciando con delle insurrezioni nelle città, e non
seguire lo schema di accerchiare le città a partire dalle campagne. Tuttavia,
anche nei paesi dove la via della rivoluzione implica l’accerchiamento
delle città a partire dalle campagne, si possono presentare delle situazioni
in cui delle rivolte di massa portano a delle sollevazioni e a delle insurrezioni
nelle città, e il partito deve essere pronto ad approfittare di tali situazioni
nel quadro della sua strategia globale. Ma in entrambi i casi, il successo
della rivoluzione dipende largamente dalla capacità del partito di mobilitare
i contadini e conquistarli alla partecipazione alla rivoluzione sotto
la guida del proletariato.
Dato
il fatto in questi paesi che un apparato centrale di stato è stato creato
anche prima che essi potessero avere uno sviluppo capitalista, la maggior
parte dei paesi semi (o neo) coloniali includono delle formazioni sociali
multinazionali; spesso l’apparato statale è stato creato direttamente
dagli imperialisti. In più, il tracciato delle frontiere di questi paesi
è il risultato delle occupazioni e delle manovre degli imperialisti. Così,
allo stesso interno dei paesi oppressi dall’imperialismo vi sono generalmente
nazionalità oppresse, diseguaglianze nazionali e una spietata oppressione
nazionale. Nella nostra epoca, la questione nazionale non si limita più
ad essere un problema interno dei paesi particolari, ma si trova subordinata
alla questione della rivoluzione proletaria mondiale: la risoluzione integrale
di questo problema quindi dipende, oggi, direttamente dal successo della
lotta contro l’imperialismo. In questo contesto, i marxisti-leninisti-maoisti
devono sostenere il diritto all’autodeterminazione delle nazioni oppresse
nei paesi semicoloniali multinazionali.
Si
può anche dire che i marxisti-leninisti-maoisti nei paesi coloniali e
neocoloniali hanno un doppio compito da assolvere sul fronte politico
ed ideologico: devono, da una parte, continuare a difendere e a promuovere
gli insegnamenti fondamentali di Mao Tsetung sul carattere e la via della
rivoluzione in questo tipo di paesi, e devono anche difendere e cercare
di avanzare sulle basi gettate dalle iniziative rivoluzionarie che hanno
segnato gli “anni folli” (per riprendere l’espressione di Lenin) del decennio
60; d’altra parte, i comunisti rivoluzionari devono dare prova di spirito
critico marxista per analizzare sia le esperienze del passato, sia la
situazione attuale e i cambiamenti che questi possono portare sul corso
della rivoluzione in questi paesi.
I PAESI IMPERIALISTI
Per
riprendere la formula dell’Appello del 1980: nei paesi imperialisti “la
Rivoluzione d’Ottobre resta il riferimento fondamentale per la strategia
e la tattica marxista-leninista” Ciò deve essere riaffermato e approfondito
perché i principi fondamentali del leninismo sulla preparazione e sviluppo
della rivoluzione proletaria nei paesi imperialisti, sono a lungo rimasti
sepolti da un cumulo di deformazioni revisioniste.
Lenin
sottolineava giustamente l’importanza per i comunisti di sviluppare tra
gli operai un vasto movimento politico, capace, quando si presentino le
condizioni, di dirigere l’insurrezione delle forze sociali rivoluzionarie
contro il potere statale reazionario. Lenin rimarcava anche molto giustamente
che un movimento rivoluzionario di questo tipo non può sorgere spontaneamente
dalle lotte economiche degli operai per la sopravvivenza quotidiana, e
che questo genere di lotte non costituiscono il terreno più importante
per lo sviluppo di un’attività rivoluzionaria. Lenin avanzò la tesi che
i rivoluzionari devono “deviare” il movimento spontaneo delle masse per
farle uscire dal sentiero troppo stretto delle lotte per le loro condizioni
di vita e vendita della forza-lavoro. Per riuscire a “deviare” questo
movimento spontaneo, bisogna portare agli operai gli elementi di una coscienza
politica di classe che provengono “dall’esterno” dell’orbita ristretta
delle loro esperienze quotidiane, grazie soprattutto alle denunce politiche
e all’analisi di tutti gli avvenimenti importanti in tutte le sfere della
società: nel campo della politica, della cultura, delle scienze, ecc..
E’ solo così che potrà formarsi un settore del proletariato munito di
una coscienza politica di classe, unendo i proletari coscienti dei loro
compiti rivoluzionari e della natura del ruolo di tutte le altre forze
di classe nella società. Lenin insisteva molto anche sul fatto che l’agitazione
e la propaganda, pur essendo essenziali, non sono sufficienti. È solo
attraverso la lotta di classe, e in particolare attraverso la lotta politica
e rivoluzionaria, che le masse possono sviluppare a fondo la loro coscienza
rivoluzionaria e imparare a battersi. In questo modo, e in combinazione
con una attività comunista di larga portata, le masse possono imparare,
a partire dalle loro stesse esperienze, ed essere educate nella fuoco
della lotta di classe.
Lungi
dal predicare “l’unità monolitica della classe operaia”, Lenin dimostrò
che l’imperialismo porta inevitabilmente ad un “cambiamento dei rapporti
di classe”, a una scissione in seno della classe operaia dei paesi imperialisti
tra, da una parte, il proletariato oppresso e sfruttato e, dall’altra,
uno strato superiore della classe operaia che spartisce il bottino della
borghesia imperialista e che lavora fianco a fianco con essa.
Lenin
si oppose duramente anche tutti quelli che in una maniera o in un’altra
cercavano di assimilare gli interessi del proletariato agli interessi
della “propria” borghesia imperialista. Si batté instancabilmente per
la linea del disfattismo rivoluzionario contro le guerre imperialiste
e non smise mai di tenere alta la bandiera dell’internazionalismo proletario,
in opposizione alla meschina “bandiera nazionale” della borghesia.
Lenin
dimostrò anche come le prospettive di rivoluzione nei paesi capitalisti
siano legate allo sviluppo di situazioni rivoluzionarie che in questi
paesi sono rare, ma esprimono in forma concentrata le contraddizioni fondamentali
del capitalismo. Egli analizzò l’errore commesso dalla Seconda Internazionale
di puntare sull’idea che l’influenza socialista tra le masse crescesse
in forma graduale e pacifica, e affermò, al contrario, che in tempi di
“pace” relativa, il compito dei comunisti era di fare preparativi per
i momenti eccezionali della storia in cui in questo tipo di paesi è
possibile realizzare trasformazioni rivoluzionarie e in cui l’attività
dei rivoluzionari lascia un’impronta sulla società e sul mondo “per decenni
interi”.
Benché
Lenin si sia espresso molto chiaramente su questi punti e benché queste
questioni occupino un posto centrale nella teoria del socialismo scientifico,
nella maggior parte dei casi i leninisti hanno spesso deciso di ignorarli.
Sin
dagli inizi della Terza Internazionale, in certi partiti comunisti, emersero
concezioni sbagliate sui “partiti di massa” in situazioni non rivoluzionarie,
così come deviazioni economiciste. Queste tendenze presero forza e diventarono
articoli di fede nel movimento comunista, in legame con altre tendenze
errate ed estremamente pericolose ad abbracciare gli interessi nazionali
borghesi nei paesi imperialisti.
Sfortunatamente,
negli anni 60 la rottura con il revisionismo moderno è stata gravemente
parziale, soprattutto in relazione alla strategia e alla tattica dei comunisti
nei paesi imperialisti. Per sia stata respinta e criticata la “via pacifica”,
e sia stata propagandata la necessità di un eventuale insurrezione armato,
si prestò poca attenzione a trarre un bilancio delle radici storiche del
revisionismo nel movimento comunista nei paesi capitalisti e, in generale,
le forze marxiste-leniniste adottarono un metodo di lavoro basato più
sulle esperienze negative dei partiti del Comintern negli anni ‘30, che
su “la via dell’Ottobre” forgiata sotto la direzione di Lenin.
Nella
maggioranza dei paesi imperialisti durante questo periodo, gli anni 60,
un settore significativo delle nascenti forze rivoluzionarie deviò verso
politiche di avventurismo e settarismo di sinistra. Ma, soprattutto, col
passare del tempo i nuovi partiti e organizzazioni marxiste-leniniste
generalmente adottarono una linea che metteva al centro del proprio lavoro
le lotte quotidiane degli operai e contendeva ai revisionisti e ai capi
dei sindacato borghesi la direzione di queste lotte. Questo culto “dell’operaio
medio”; la predilezione per le lotte economiche, produssero scarsi risultati
in termini di attrazione reale di operai a una posizione rivoluzionaria
e di conquista ai partiti marxisti-leninisti. Purtroppo, ciò ebbe un effetto
corrosivo sui partiti marxisti-leninisti e sui loro militanti. La linea
economicista che dominava nel movimento marxista-leninista in questi paesi
era in netto contrasto con i principi rivoluzionari sui quali esso si
basava. I giovani militanti, che costituivano la maggioranza dei membri
di questi partiti, erano entrati in essi perché desideravano contribuire
al processo rivoluzionario mondiale, e perché volevano lottare per il
comunismo. Il desiderio di diffondere il movimento rivoluzionario negli
anni 60 nelle file del proletariato e di legarsi con gli operai, ispirato
in grande misura dall’esperienza dei giovani rivoluzionari della Rivoluzione
Culturale, rappresentava un giusto e potente sentimento rivoluzionario,
che fu tuttavia soffocato e distorto per l’influenza dell’economicismo.
Quando la spinta rivoluzionaria mondiale ebbe un periodo di riflusso,
i partiti e le organizzazioni marxiste-leniniste ebbero la tendenza a
scivolare sempre più verso destra, nella speranza di trovare una più larga
eco tra le masse sulla base di una linea che non era rivoluzionaria. Sempre
meno, per i militanti di queste organizzazioni, ci fu legame tra i compiti
che essi si sforzavano di assolvere e la preparazione di una rivoluzione.
Ciò portò tutta una serie di deviazioni, una demoralizzazione dei militanti
e un rafforzamento dell’opportunismo.
Questa
situazione è stata aggravata dalla confusione di cui hanno dato prova
i marxisti-leninisti sulla questione dei “compiti nazionali” (o, più esattamente,
sulla loro assenza) nei paesi imperialisti. Noi abbiamo già segnalato
che le polemiche del Partito Comunista cinese contenevano degli errori
importanti in rapporto a questa questione, e che questi
errori erano stati assimilati dal movimento marxista-leninista. Il desiderio,
giusto e internazionalista, di battersi contro l’imperialismo USA (che
era stato correttamente individuato come il principale baluardo della
reazione mondiale all’epoca), si è mescolato sempre di più con una politica
che portava a difendere gli interessi di alcuni paesi imperialisti ogni
qualvolta questi interessi urtavano con quelli degli Stati Uniti e (soprattutto
a partire dall’inizio degli anni 70) con quelli dell’URSS. Numerosi partiti
marxisti-leninisti hanno adottato posizioni sempre più errate in rapporto
agli avvenimenti internazionali; queste posizioni andavano in direzione
opposta all’internazionalismo e si allineavano oggettivamente ai preparativi
di guerra imperialista e alla repressione controrivoluzionaria. Come già
segnalato, alcuni partiti marxisti-leninisti dei paesi imperialisti avevano
già adottato una linea profondamente socialsciovinista anche prima del
colpo di stato in Cina del 1976.
Questi
due gravi errori in legame tra loro, l’economicismo e il socialsciovinismo
(includendo la forma embrionale della revisionista “teoria dei tre mondi”),
sono stati i principali fattori soggettivi che hanno contribuito al virtuale
collasso del movimento marxista-leninista in Europa dopo il colpo di stato
in Cina. Per costruire e rafforzare partiti marxisti-leninisti-maoisti,
i comunisti dei paesi capitalisti avanzati devono dare la giusta importanza
alla lotta contro l’influenza di queste deviazioni.
Mentre
nella maggioranza dei paesi capitalisti avanzati il movimento marxista-leninista
andava alla deriva, alcuni settori della gioventù rivoluzionaria si sono
sforzati di trovare una “nuova ideologia” e un’altra via da seguire. L’attrazione
dell’anarchismo e di altre forme di radicalismo piccolo-borghese presso
importanti settori della gioventù rivoluzionaria, è il riflesso del desiderio
di realizzare un cambiamento rivoluzionario. Ciononostante, questo forze
sono incapaci di svolgere un ruolo pienamente rivoluzionario, in quanto
mancano dell’unica ideologia e teoria integralmente rivoluzionaria: il
marxismo. In alcuni paesi un piccolo numero di persone hanno optato per
il terrorismo, una linea ideologica e politica che non si appoggia alle
masse e manca di qualsiasi prospettiva corretta per il rovesciamento rivoluzionario
dell’imperialismo. Benché questi movimenti terroristi amino pretendere
di essere estremamente “rivoluzionari”, nei fatti hanno spesso assimilato
tutta una serie di deviazioni revisioniste e riformiste come, per esempio,
l’idea che bisognerebbe lottare per la sedicente “liberazione nazionale”
di alcuni paesi imperialisti, difendere l’imperialista Unione Sovietica.
ecc.. Questi movimenti condividono con l’economicismo la non comprensione
fondamentale del fatto che, per preparare la rivoluzione, è essenziale
sviluppare il livello di coscienza politica delle masse e dirigerle nella
lotta politica.
Se
la “riscoperta” dei principi fondamentali del leninismo deve servire da
punto di partenza di ogni elaborazione di linea rivoluzionaria nei paesi
imperialisti, non ci si può permettere di fermarsi a ciò. I paesi imperialisti
di oggi sono molto differenti, sotto diversi aspetti, dalla Russia degli
inizi del secolo e dagli altri paesi imperialisti dell’epoca; inoltre,
dopo la Rivoluzione d’Ottobre, molta esperienza (positiva e negativa)
è stata accumulata sulla costruzione di un movimento rivoluzionario in
questi paesi.
Nel
corso del suo sviluppo, l’imperialismo ha realizzato numerose e importanti
trasformazioni in questi paesi, come la quasi totale scomparsa dei contadini
in alcuni paesi, la crescita rapida di nuovi settori della piccola borghesia,
ecc.. Ma la trasformazione più importante va considerata l’immenso aumento
del parassitismo dei paesi imperialisti (fondato sulla rapina delle nazioni
oppresse) e l’intensificazione della polarizzazione in seno alla classe
operaia che l’accompagna.
Esiste,
nei paesi imperialisti, una larga aristocrazia operaia, di base solida
e di influenza considerevole, che beneficia dell’esistenza dell’imperialismo
e che non chiede di meglio che di servirne gli interessi. L’imperialismo
accentua la contraddizione tra questi operai e un largo strato della classe
operaia (compreso l’esercito industriale di riserva dei disoccupati) che
sono impoveriti, vogliono battersi per una trasformazione radicale delle
cose e sono disposti a combattere per ottenerla. Nei principali paesi
imperialisti occidentali, questo strato inferiore della classe operaia
costituisce l’elemento più importante della base sociale del partito del
proletariato dei paesi imperialisti.
Tra
questi due settori della classe operaia vi è un gran numero di lavoratori
(a volte la maggioranza) che, anche se non approfittano dell’esistenza
dell’imperialismo nella stessa misura dell’aristocrazia operaia, hanno
tuttavia subìto l’influenza di un lungo periodo di prosperità relativa
e non sono perciò inclini, in tempi normali, a dar prova di sentimenti
rivoluzionari. Un elemento importante nella lotta fra i proletari rivoluzionari
muniti di coscienza di classe e diretti dal partito marxista-leninista-maoista,
da una parte, e, dall’altra, l’aristocrazia operaia reazionaria e le sue
forme di espressione politica, sarà la conquista del sostegno delle larghe
masse di questi lavoratori, via via che l’aggravarsi della crisi li spingerà
ad agire, soprattutto quando prenderà forma una situazione rivoluzionaria.
Sebbene non si deve trascurare di sviluppare una certa attività tra i
settori imborghesiti della classe operaia, il partito marxista-leninista-maoista
nei paesi imperialisti deve centrare la sua attività principale tra gli
strati operai che hanno un maggior potenziale rivoluzionario. Non si può
costruire un movimento rivoluzionario e condurlo alla vittoria se non
si presta attenzione alle lotte di massa della classe operaia o di altri
strati sociali per la loro sopravvivenza quotidiana. Pur evitando di centrare
la sua attenzione o quella delle masse su questo genere di lotte e pur
evitando di disperdere le proprie forze ed energie o quelle delle masse,
il partito non deve mancare di sviluppare una certa attività in rapporto
a queste lotte. Dirigere le lotte economiche non vuol dire fare dell’economicismo.
Il partito proletario deve tener conto seriamente di queste lotte, soprattutto
laddove vi sono possibilità che queste oltrepassino il quadro dei limiti
convenzionali. In relazione a queste lotte, occorre sviluppare un’attività
che sia volta a facilitare il passaggio delle masse ad una posizione rivoluzionaria,
soprattutto quando le condizioni saranno mature per una rivoluzione.
Il
partito marxista-leninista-maoista deve sforzarsi di mettere in pratica
la parola d’ordine di Lenin: fare delle fabbriche le fortezze del comunismo.
Questo è importante non solo dal punto di vista della preparazione politica
della rivoluzione, ma anche dal punto di vista delle implicazioni per
l’insurrezione armata del proletariato.
Se
i partiti marxisti-leninisti-maoisti dei paesi imperialisti non riescono
a radicarsi profondamente tra le masse rivoluzionarie attraverso l’elaborazione
e la pratica di una linea di massa rivoluzionaria, non saranno in grado
di approfittare dell’emergere di situazioni rivoluzionarie. Qui, la tattica
e lo stile di lavoro elaborati dal partito bolscevico e che Lenin ha descritto
e analizzato, continuano a servirci da modello di base. Tuttavia, per
praticare una linea di massa e uno stile di lavoro rivoluzionari, i marxisti-leninisti-maoisti
nei paesi imperialisti devono respingere gli schemi convenzionali che
pretendono di prescrivere i modi “corretti” di lotta ed organizzazione,
come tutte le forme dogmatiche in generale; devono fare un’analisi delle
particolarità proprie dell’imperialismo contemporaneo ed esaminare da
vicino la natura delle lotte in cui le masse sono impegnate; devono sforzarsi
di trovare dei nuovi terreni che si prestino alla pratica rivoluzionaria,
sviluppando nuove forme di lotta e di organizzazione delle masse.
Per
riprendere la viva affermazione di Lenin: il comunista “non deve avere
come ideale il segretario di una tradeunion, ma il tribuno popolare”.
Basandosi
principalmente sugli strati del proletariato che hanno il maggior potenziale
rivoluzionario, il partito marxista-leninista-maoista deve cercare di
sviluppare una certa attività rivoluzionaria verso altri strati della
società, anche tra alcuni settori della piccola borghesia.
Un
altro fattore che può essere molto favorevole alla rivoluzione proletaria
in un buon numero di paesi imperialisti è dato dal fatto che questi mostri
imperialisti hanno nel loro seno minoranze nazionali e nazionalità oppresse.
Si è fatto già notare che un numero importante di proletari di queste
nazionalità costituiscono spesso una frazione importante della sola e
unica classe multinazionale, il proletariato. Inoltre, la questione nazionale
si pone in misura più larga, si estende ad altre classi e strati di queste
nazionalità oppresse. Tali situazioni hanno spesso portato all’esplosione
di lotte nazionali molto acute all’interno di questi paesi imperialisti;
se i partiti proletari in questi paesi (che devono appoggiare queste lotte
e difendere il diritto all’autodeterminazione laddove la questione si
pone) trattano correttamente queste questioni, queste lotte possono giocare
un ruolo importante nella battaglia per il rovesciamento dello stato imperialista.
Nei
paesi dell’Europa dell’Est, i marxisti-leninisti-maoisti hanno il compito
di elaborare una strategia e delle misure tattiche adeguate a una rivoluzione
socialista, tenendo conto della dominazione del socialimperialismo sovietico
e dei compiti concreti che questa implica, ma senza per questo minimizzare
o perdere di vista il compito centrale, che è il rovesciamento del potere
statale della propria borghesia burocratica.
Lo
sviluppo della situazione attuale verso una guerra mondiale, i pericoli
e le occasioni rivoluzionarie che ciò comporta, esigono che i partiti
marxisti-leninisti-maoisti nei paesi imperialisti diano grande importanza
alla questione della guerra mondiale e della rivoluzione. I partiti marxisti-leninisti-maoisti
devono smascherare i preparativi di guerra degli imperialisti sforzandosi
di denunciare in particolare gli interessi e le macchinazioni della “propria”
classe dominante imperialista. Il partito deve mostrare alle masse che
questa guerra è frutto della natura stessa dello sfruttamento capitalista,
che essa rappresenta la continuazione dell’economia e della politica imperialista,
e che solo l’avanzata della rivoluzione mondiale può impedire la guerra
che stanno preparando e attaccare le cause profonde di questa guerra.
I comunisti devono costantemente lottare contro tutte le iniziative di
coloro che cercano di assimilare gli interessi del proletariato a quelli
della borghesia imperialista, e devono insegnare ai proletari d’avanguardia
e agli altri strati a riconoscere che la bandiera nazionale appartiene
all’imperialismo ed è sporca di sangue.
I
comunisti devono condurre le masse al sostegno delle lotte antimperialiste
dei popoli e delle nazioni oppresse, anche quando queste lotte non sono
dirette dai marxisti-leninisti-maoisti. Il partito deve cercare regolarmente
e concretamente di formare il proletariato nello spirito dell’internazionalismo.
La
crescente gravità della minaccia di una guerra mondiale si fa oggi sentire
pesantemente tra le masse dei paesi imperialisti; i comunisti devono prestare
molta attenzione ai movimenti di massa contro i preparativi di guerra
e fare di tutto per rispondere alle questioni poste da questi movimenti.
Il
partito marxista-leninista-maoista deve appoggiare gli elementi rivoluzionari
in questi movimenti e cercare di legarli al partito. Il partito deve legarsi
ai sentimenti delle masse che sono contro la guerra, e contemporaneamente
cercare di combattere l’idea illusoria che qualsiasi movimento per la
“pace” possa impedire la guerra imperialista, lottando, in particolare,
contro le posizioni nazionaliste e scioviniste che sono pronte a sacrificare
il resto del mondo se ciò può evitare che una qualsiasi nazione imperialista
sia devastata dalla guerra.
Pur
cercando di unirsi alle masse nella lotta contro i preparativi alla guerra
imperialista, il partito marxista-leninista-maoista nei paesi imperialisti
non deve esaltare o appoggiare le rivendicazioni che reclamano la creazione
di “zone denuclearizzate”, le illusioni sull’abolizione dei blocchi imperialisti,
ecc.. Anche nei paesi di minor peso che non dispongono di armi nucleari,
i comunisti devono costantemente sforzarsi di far comprendere alle masse
che l’imperialismo genera guerre mondiali, che tutte le classi imperialiste
al potere hanno le loro parti di responsabilità nella preparazione di
questo crimine contro l’umanità, e che la sola soluzione reale è fare
la rivoluzione, piuttosto che sforzarsi di ottenere che alcuni paesi restino
“neutrali”, una iniziativa, questa, che non ha alcun fondamento nella
realtà e che, in fin dei conti, è una iniziativa reazionaria.
Il
partito marxista-leninista-maoista deve prepararsi e preparare il proletariato
rivoluzionario affinché se la rivoluzione non riesce ad impedire la guerra
mondiale il partito sia in grado di: approfittare dell’indebolimento degli
imperialisti; sospingere i sentimenti di odio che questa guerra ispirerà
certamente e largamente per rivolgerli contro gli stessi imperialisti;
trasformare la guerra imperialista in una guerra civile. I marxisti-leninisti-maoisti
di tutti i paesi imperialisti devono adottare una politica di disfattismo
rivoluzionario.
Nei
paesi imperialisti, la stampa comunista gioca un ruolo particolarmente
importante in funzione della preparazione della rivoluzione proletaria.
Bisogna sviluppare la stampa in modo che essa sia un organo collettivo
di propaganda, agitazione ed organizzazione del partito.
I
marxisti-leninisti-maoisti nei paesi imperialisti avanzati hanno il compito
di continuare a combattere l’influenza nefasta del revisionismo e del
riformismo nei loro ranghi. Qui la questione essenziale è di continuare
a battersi per i princìpi elaborati da Lenin nella preparazione e realizzazione
della Rivoluzione d’Ottobre che trionfò sotto la sua direzione. Nello
stesso tempo i marxisti-leninisti-maoisti devono: fare un bilancio dell’esperienza
del passato; combattere il dogmatismo; esser fermi nei princìpi e flessibili
sulla tattica; intraprendere un’analisi scientifica delle trasformazioni
che hanno avuto luogo nei paesi imperialisti nel corso di questi ultimi
decenni e dello sviluppo della strategia rivoluzionaria che queste trasformazioni
possono rendere necessario.
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