UN MONDO DA CONQUISTARE
 


L’inesauribile fonte dell’arte di Ahmad Shamloo:la vita e la lotta del popolo

Diverse ideologie di classe sono in acuta lotta nella sfera dell’arte e della politica, e ciò ha un’importante influenza sulla visione del mondo delle masse.

Invitiamo i lettore a proporci suggerimenti o articoli riguardanti teatro, letteratura, cinema, musica, arte ecc.

Cerchiamo arte e letteratura che – come la poesia di Shamloo – smascherino il peso insopportabile dell’ordine esistente e risveglino l’immaginazione di coloro che lottano per creare un ordine differente. Contiamo sul vostro aiuto per far conoscere opere stimolanti da ogni parte del mondo che riflettano la condizione della nostra classe e le sue aspirazioni rivoluzionarie, che sempre vengono ignorate dall’industria culturale imperialista.

Da Haghighat [La verità], seconda serie, n.34, estate2000. già organo dell’Unione dei Comunisti di Iran (Sarbedaran), oggi, del Partito Comunista di Iran (marxista-leninista-maoista).

La morte di Ahmad Shamloo ha suscitato un’ondata di pena e dolore, agli amanti della letteratura e dell’arte e di un’ampia gamma di intellettuali progressisti, attivisti politici e masse coscienti. Stava sul fronte di una battaglia, senza mai arrendersi, contro l’antica cultura arretrata, e la sua morte ha segnato la perdita di una delle figure più decise della nuova cultura progressista. Le masse hanno perso un intellettuale del popolo che esprimeva la sua vita, il suo lavoro, le sue lotte e i suoi interessi; qualcosa che è servito nella battaglia contro l’ignoranza, la superstizione e la religione. Shamloo fu uno degli intellettuali di cui i lavoratori, i contadini e altre masse lavoratrici avevano bisogno per superare la profonda divisione creata dalla società di classe tra il lavoro e il pensiero.

I maoisti non sempre condividevano le sue posizioni politiche e ideologiche, ma era uno dei pochi maestri sul terreno intellettuale e culturale di cui la rivoluzione proletaria iraniana necessita tanto fortemente, perché il rigetto della cultura reazionaria dominante e l’introduzione delle masse al nuovo pensiero e alla nuove idee forma parte essenziale dell’organizzazione e preparazione dell’abbattimento delle classi dominanti e l’instaurazione del nuovo potere. E perché il lungo cammino verso l’eliminazione dello sfruttamento e l’oppressione non può ottenersi senza una lotta incessante e intensa sui fronti dell’arte e la cultura. Shamloo fece tutto questo con coscienza e amore.

Per compiere la sua missione storica, l’emancipazione dell’umanità, il proletariato rivoluzionario ha bisogno di avanzare su questo fronte, unirsi, discutere e lottare con persone come Shamloo, trattandoli da compagni.

Mentre addestriamo, ogni volta, sempre più lavoratori e dirigenti sul terreno della cultura e dell’arte, apprendiamo molto dalla loro risolutezza di fronte ai governanti oppressori e alla loro lotta contro la reazione nelle sfere dell’indagine culturale e storica, così come nella creazione artistica.

La gioventù che si dedica all’arte e alla letteratura con il fervore rivoluzionario e l’impegno politico e sociale ha bisogno di una fiaccola per illuminare le oscure notti e i sinuosi sentieri. Nella sfera in cui una nuova cultura combatte le vecchie, nella battaglia contro l’arte e la cultura antipopolare reazionaria e abbrutente, c’è bisogno di una bandiera per infondere coraggio al cuore e dare la speranza della vittoria all’anima. Negli ultimi decenni della sua vita, Shamloo cercava con coscienza di accendere questa fiaccola ed essere questa bandiera. Senza dubbio alcuno, riuscì a portare al fine questo compito.

Questa eccelsa reputazione non gli fu concessa da una mano invisibile e sovrannaturale. Non fu né la sorte né il “genio innato”, cosa in cui egli stesso non credeva. Il segreto fu che nel corso delle sue incessanti attività, instancabili e multidimensionali, Shamloo trovò una inesauribile fonte di arte: la vita e la lotta del popolo. Prese una decisione fondamentale sul compito sociale della sua arte e sull’obbiettivo della sua creazione artistica, e si impegnò al risvegliaro, alla liberazione e agli interessi del suo pubblico. Diceva che “nascere come essere umano significa convertirsi ad una missione incarnata.” Cercava di incarnare l’impegno con le masse oppresse e gli ideali e i valori rivoluzionari. “Poiché l’arte può rappresentare qualcosa di utile con più bellezza e dare più capacità di penetrare, deve avere vergogna di essere neutrale. Il mio obbiettivo non è in alcun modo imporre la mia volontà ai più, dicendo quello che si deve fare e quello che non si deve fare. La sapienza dell’artista in questo mondo malato consiste nel cercare un rimedio per la malattia, non alleviare il dolore; essere un medico attento, non un pagliaccio disattento”1 .

Questo punto di vista trasformò la sua poesia in un dito puntato contro il nemico. La sua poesia non fu uno scudo di compassione per proteggere i deboli e gli oppressi. Fu una spada che ha fatto a pezzi le maschere dell’ipocrisia, una freccia che prendeva come bersaglio le idee e azioni del potere esistente e il sibilo della corda che scocca fu il grido ruggente degli schiavi. La furia dei poveri che compongono il libro di poesia della vita con il sangue, che uccidono la schiavitù per poter rinascere come padroni della storia2 . Nella vita, un poeta che scrive così non poteva conciliarsi mai con il potere reazionario né arrendersi ad esso. Shamloo non si arrese mai davanti agli apprezzamenti né agli stimoli. Mentre era prigioniero, dopo il colpo di stato dell’estate del 1953 [il colpo di stato della CIA contro il dr. Mossadeq che riportò al potere lo Scià], con la sua poesia denunciò fortemente i deboli che si erano piegati davanti ai ministri monarchici e si erano pentiti. In carcere, sentì profondamente l’eroismo e il sacrificio dei membri del partito Tudeh, come Varthan Salakhanian e Morteza Kevan, da un lato, e l’opportunismo e il tradimento del comitato centrale di questo partito dall’altro. Comprendeva che il sangue versato da questi eroi non correva per la vene di quest’ultimo. In modo da allontanarsi per sempre da quello che chiamava il “partito del vento”3 . Anni dopo, dopo la rivoluzione del 1979 [rivoluzione che abbatté il regime dello Scià responsabile del governo statunitense e portò Komeini al potere], quando le forze del partito Tudeh, nel Circolo degli Scrittori dell’Iran, cercavano di convertirlo in strumento di conciliazione e giustificare la politica repressiva della reazionaria Repubblica islamica, Shamloo, con altri amici conseguenti come il compagno Saeed Soltanpoor (poi martirizzato), si impegnò a mantenere le posizioni progressiste e popolari del Circolo. Smascherarono questi complici svergognati della reazione islamica e li espulsero dal Circolo. È spregevole che questo pugno di traditori abbia reso un “omaggio” ipocrita a Shamloo, che si opponeva loro chiaramente in ogni occasione.

Per mezzo secolo, Shamloo visse la sconfitta di un ampio movimento politico (1941-1953) [nel quale figuravano coloro che volevano nazionalizzare il petrolio e che si finì col il colpo di stato orchestrato dalla CIA] e una grande rivoluzione di massa (1979). Vide le masse a milioni lanciarsi nelle strade per la liberazione. Fu presente nei decenni seguenti al colpo di stato del 1953, marcati dalla repressione e dal silenzio e nuovamente le masse si gettarono nelle strade. E con rabbia e frustrazione, fu testimone dell’ascesa al potere della reazione islamica dalla doppia faccia e la repressione sanguinaria seguente. A differenza degli intellettuali la cui speranze di vittoria furono distrutte con la confitta della rivoluzione del 1979, e che finirono nell’abisso della conciliazione e la resa ai nemici del popolo, Shamloo non abbandonò la lotta. Continuò ad essere disobbediente e intrepido. Aveva appreso molto dal colpo di stato [1953] e dalla prima sconfitta, e dalla cristallizzazione di un novo movimento rivoluzionario e di una nuova sollevazione di massa: “subiamo anni di repressione, terrore e umiliazione. Il nostro corpo e la nostra anima di distrussero durante questi vili anni, ma la nostra fede negli alti ideali dell’umanità impedì che ci arrendessimo. Ci siamo invecchiati e indeboliti, ma non ci mettemmo mai in ginocchio, né abbassammo la fronte per redimerci. Siamo passati per le ore più difficili della disperazione e della miseria, ma non abbiamo mai detto sì al diavolo, perché non volevamo nulla per noi, né tanto meno speravamo di tornare a rivedere il sole. Il nostro sole brillerà dal di dentro; ci riscaldava la certezza orgogliosa che anche se fossimo morti in solitudine e disperazione, quello che ci si era affidato non sarebbe andato perduto, non lo avremmo buttato via. Così è stato ieri, e senza dubbio, così sarà oggi.” “Il mondo non è arrivato alla fine, e il dominio del diavolo oppressore non durerà per sempre”.4 E non dubitava mai della sua responsabilità e missione come artista impegnato e confidava nella cospirazione del popolo tesa a rompere le catene.

Shamloo sopportò la collera e la maledizione eterna dei governanti reazionari. Poiché si mise dalla stessa parte della barricata delle masse nell’opposizione alla Repubblica islamica e poiché affondò la reazione e la superstizione sul terreno politico e culturale, fu sottoposto a molte pressioni e affrontò molte accuse, ma non vacillò. All’inizio degli anni ‘90 al propagarsi della notizie che alcune figure letterarie si conciliavano con il regime nella speranza di ottenere il permesso per ristabilire il Circolo degli Scrittori, Shamloo li avvertì, come fece con le masse, contro la trappola che era stata tesa dal governo islamico per attrarre gli intellettuali e addomesticarli. Disse che si sentiva già la puzza del piano. “Il governo ci dà luce verde, affinché stiamo zitti, mentre mantiene il popolo dietro la luce rossa. Ciononostante non si può né si deve separare la nostra libertà come scrittori e artisti dalla libertà fondamentale della quale sono private le masse.”

Il suo impegno con gli interessi del popolo, la sua chiaroveggenza e visione precorritrice gli permisero di sventare l’inganno del “compromesso nazionale” e gli ondeggiamenti che seguirono la “seconda khordad” [la data delle elezioni presidenziali nelle quali Khatami diventò presidente a maggio del 1997]. Nonostante grandi pressioni, egli non volle prendere parte alle questioni interne delle classi dominanti e cadere nelle trappole delle fazioni al governo, che portava solo all’inganno delle masse. Non volle piegarsi, quando l’apparato dominante volle mettere la frase superstiziosa e distruttrice della libertà “in nome del dio dell’anima e della sapienza” in quella Dichiarazione da burattini del Circolo degli Scrittori. Non volle sostenere né tanto meno ammirare Mohajerani, il ministro guida del regime della censura [che aveva fabbricato giustificazioni culturali e letterarie per la sentenza di morte emessa contro Salman Rushdie]5 .

Gli intellettuali conciliatori della “seconda khordad” considerarono come spina nel fianco la posizione presa da Shamloo contro i reazionari al governo islamici, e la sua non volontà di stringere la mano di Khatami. Non soltanto tentarono di disconoscere e occultare questo aspetto brillante e eccelso della sua vita politica, bensì erano anche intolleranti del suo linguaggio poetico. Cercarono invano di allontanare la nuova generazione dai “cattivi insegnamenti” del linguaggio di Shamloo! Dissero che il suo linguaggio era “ossessionato dal potere e antipopolare” perché non corrispondeva alla “tolleranza” e al “perdono” che predicavano6 , perché non era il linguaggio del compromesso e dell’umiliazione davanti al potere dominante, perché era orgoglioso, ribelle e osava sfidare. Ridicolizzava e umiliava i nemici del popolo, inondava di speranza e valore quelli che lo ascoltavano e con un torrente violento di parole dal ritmo orgoglioso li svegliava contro la disperazione, l’oppressione e la tirannia. Ancora dopo la morte, la sua poesia e linguaggio vivo creana problemi ai difensori del compromesso e i nemici dell’arte e della cultura avanzati. Infine, oggi, devono renderlo inoffensivo, sistemarlo dietro i muri dei musei con esagerati falsi elogi e allo stesso tempo allontanare la gioventù dallo studio della sua opera e frenare la rigenerazione dei valori che ha lasciato dietro di sé.

L’ESSENZA DELLA POESIA DI SHAMLOO

La poesia di Shamloo, come riferimento e chiaro esempio della nuova poesia dell’Iran, è il prodotto e riflesso dei movimenti, rivoluzioni, sconfitte e vittorie vivide dei lavoratori e delle masse oppresse del secolo 20°, in Iran e nel mondo: tenne la vista ferma su nuovi orizzonti e trasmise nuovi interessi e nuove ispirazioni di classe.

La poesia di Shamloo, con il suo nuovo contenuto e i suoi nuovi ritmi e parole, si fece degna della gran lotta quotidiana per la liberazione di centinaia di milioni di “nessuno”in tutto il mondo. Rifletteva le epiche rivoluzionarie create durante questo cammino. Il suo impegno verso l’eccelso ideale dell’emancipazione dell’umanità diede alla poesia coscienza sociale, a favore del popolo. Era una poesia della vita che aspirava a lottare a fianco a fianco con i propri compagni sconosciuti della Cina, Corea o Francia, che voleva impiccare i falsi dei della letteratura alla forca [ci si riferisce ad una poesia di Shamloo che dice: “Vi impiccherò, lasciandovi penzolare, come morti, alla ‘forca’ della mia poesia”]. Così la sua poesia non poteva essere amabile e delicata, per non intorbidare le acque7  o perturbare il sogno della farfalla. Shamloo voleva che la sua poesia fosse un clarinetto non una ninnananna”8 .

L’esperienza specchiata di Shamloo dell’attività politica e dei partiti politici fu oscurata dalla polvere del riformismo, dell’opportunismo e del tradimento dei falsi dirigenti. Sebbene chiamasse la politica “una parola sporca” e considerava “la politicheria e i giochi di potere” come legati inestricabilmente a quelli “che non hanno rispetto per la vita di nessuno”, la politica era onnipresente nella sua poesia. Credeva che gli artisti dovessero essere “liberi dalla catena del settarismo e partitismo e impegnarsi liberamente in politica”9 , ma la sua poesia, in modo inevitabile, si legava strettamente agli avvenimenti politici della società e del mondo. Anche quando la sua poesia rappresentava l’individuo in astratto, al di fuori dell’ambito di classe, ancora si vedevano le impronte della politica. Non poteva essere altrimenti, poiché nella sua poesia concetti generali come amore, bellezza, giustizia, liberazione e umanità passarono da questo mondo di classe e politica, trovando così una naturalezza classista e politica.

Shamloo era animato sempre dalla lotta e dal sacrificio dell’avanguardia rivoluzionaria del popolo. Nella sua poesia faceva contare le grandi sollevazioni sociali e politiche e il compito di “coloro che sanno perché muoiono”, coloro che in tempi difficili resistono al tuono per portare la luce in casa. Attraverso il torrente di avvenimenti e momenti decisivi della storia, Shamloo ripulì il suo vocabolario e sviluppò la sua poesia. Negli anni precedenti al colpo di stato del 1953 i bambini che cantavano il mare, le grandi stelle sacrificate e i fiori rossi da Granada ad Atene fino ad Abadan [in Iran] scorrevano nelle vene della sua poesia, e da metà a fine degli anni ‘60, quando il cannone annunciò la nascita di una nuova generazione di rivoluzionari, la sua poesia assunse un ritmo differente. Questa poesia, a sua volta, influiva soprattutto sui giovani rivoluzionari e i combattenti avanzati, affinché vedessero il proprio compito e la propria missione con maggior chiarezza, con maggiore decisione e con maggiore trionfo nello specchio di Shamloo: fiorire ed essere i precursori della fine dell’inverno, anche se non avessero vissuto per vedere la vittoria della primavera.10  La poesia di Shamloo riscaldò l’anima dei prigionieri politici, che la incisero sui muri delle carceri per puntare ad un orizzonte più lontano, oltre i baluardi della prigionia.

Molte poesie di Shamloo si indirizzano ai quadri rivoluzionari e ai settori avanzati delle masse, e questi ne hanno necessità. Come ogni artista impegnato con il popolo, affrontava due compiti: [primo] praticare la critica e popolarizzare le opere di altri artisti, spingendo le masse a fare arte e scoprendo il lavoro già realizzato e [secondo] elevare i criteri artistici e la qualità delle opere prodotte. La sua poesia si rapportava essenzialmente con il secondo compito. Nel suo valente lavoro e senza ambagi, cercava in modo conseguente di trovare finestre attraverso le quali entrare nell’anima delle masse popolari.

ROMPERE LA FORMA

La sua poesia era un diluvio di pensiero grande e tormentoso, un’espressione della ribellione del nuovo contro l’antico. Non fu possibile incatenare, domare né convertire la sua poesia in un letto per i lamenti della capitolazione e la collaborazione. La sua poesia cercava la sua propria forma, una struttura che non poteva trasformarsi e non si trasformava in una gabbia per questa anima ribelle, forme che non si trasformavano in stampi rigidi. Perfino il quadro più colorito e più aperto arriva alla fine a confinare e a limitare i propri temi, sentimenti e passioni varie, sempre cangianti, frustrando l’innovazione e la creazione costante della sua poesia. Questa idea era all’inizio per la maggior parte una questione di sentimenti, ciò che rese inevitabile che la sua opera soffrisse di imperfezioni poi, dopo aver indagato profondamente i propri scritti e comparandoli criticamente con quelli di altre persone questa comprensione e convinzione presero il volo nella sua poesia. Shamloo si considerava a ragione uno studente dell’innovatore Neema, per il quale le antiche regole poetiche erano insufficienti per esprimere le emozioni e il pensiero del mondo attuale. Shamloo comprendeva l’essenza del messaggio di Neema il quale rappresentava una rivoluzione nella struttura interna della poesia e fece quello che Neema non poté e non volle fare11 . Ruppe di netto con le antiche forme, tempi e padroni di ritmi stabiliti e la rigida spiegazione della sua interdipendenza, aprendo la via per l’innovatore e instancabile flusso della sua poesia. In questo modo ogni poesia con i propri ritmi e pause, dolori e melodia e una forma adeguata al suo contenuto e pensiero, cominciavano a nascere, vivere e morire. Così come capacità unica di osare, per valore, Shamloo si collocava sulle spalle di Neema. Dalla cima dell’alta torre di poesia che aveva costruito Neema, scoprì nuovi orizzonti e si mise in marcia verso la sua conquista,

L’abilità di Shamloo di vedere in maniera differente e cambiare il significato e la forma della poesia sorse dalla sua nuova visione avanzata della società e la natura umana. In Iran, è diventato costume dire che l’innovazione nella poesia, la letteratura, il giornalismo e il canto è il risultato dell’influenza della Rivoluzione della costituzione [del 1905], ma in realtà questo fatto non fu più che un ramo dei diversi movimenti nel pensiero, la letteratura e l’arte, che fiorivano come conseguenza della vittoria nel 1917 della Rivoluzione d’Ottobre in Russia. Con le parole di Shamloo: “in gran parte, dopo tanta ripetizione sterile, questa poesia deve il suo risveglio e la sua coscienza ai grandi poeti di altri paesi e altre lingue… i maestri che ci insegnarono la pura poesia e tracciarono per noi sentieri d’impegno”.12 

IL LINGUA E CULTURA DELLE MASSE

Altra opera brillante e importante contributo di Shamloo è stato quello di raccogliere e trascrivere il linguaggio e la cultura delle masse. Ancora non si può apprezzare il valore della messe sociale e culturale di questa opera e sarà necessario tempo per raccoglierla. Questo lavoro derivava dalla posizione fondamentale di Shamloo verso le masse popolari e il suo impegno nella creazione della storia, la cultura e il linguaggio. Dal suo punto di vista, le masse non erano pedine insignificanti e identiche degne solamente di applaudire l’elite e portarne i pesi. Alimentava la sfiducia nella storia ufficiale, che riflette gli interessi degli stati oppressori e le classi sfruttatrici dominanti nella storia. Questa storia è piena di distorsioni e menzogne. Il suo primo obbiettivo è di far passare il concetto di un “re dio” e l’idea che “la gente comune non merita di governare la società”. Così questa concezione della storia ha calunniato un innumerevole quantità di imprese rivoluzionarie delle masse e ha messo il suo significato a testa in giù”13 .

Da giovane, Shamloo si interessava al linguaggio e alla cultura delle masse; poi, questo lo ispirò a comporre e scrivere Il dizionario della strada. Lavorò a questo progetto con tanta perseveranza che, sebbene per due volte perse tutti gli appunti che aveva raccolto in anni di studio, non si scoraggiò, bensì continuò con ancora più decisione. La sua coscienza del compito della vita, lavoro e lotta delle masse nella creazione e nel costante sviluppo del linguaggio e della cultura lo impegnò a registrarli per iscritto e popolarizzare la sua forza e i suoi valori positivi. Vide la vita e la lotta del popolo come eterna fonte di materia prima per la letteratura e l’arte, materia prima grezza, ma la materia prima più viva, più ricca e fondamentale che ci sia.

Il frutto più importante e trascendente del lavoro di Shamloo per scrivere Il dizionario della strada, come continuazione dei contributi di Dehkhoda su questo terreno, era sconfiggere il regno restrittivo del linguaggio secco e arido, antico e religioso, confuso e troppo sofisticato delle teste alte e privilegiate della società nelle opere culturali, scientifiche e politiche. Così rese queste opere e idee più comprensibili e accessibili alle grandi masse. Gli intellettuali possono trovare un linguaggio comune con le masse, ricordando il linguaggio del popolo e seguendo i suoi cambiamenti e il suo sviluppo14 . Si possono familiarizzare con la vita, il lavoro e la lotta delle masse, comprendere i loro valori e la loro creatività e arrivare a credere in esse. Possono chiudere con più coscienza l’abisso creato dalla società di classe tra gli intellettuali e i protagonisti della storia.

Shamloo comprendeva che per sviluppare un rapporto con un ampio pubblico e toccarlo profondamente è essenziale la maestria del linguaggio e della cultura delle masse. Allo stesso tempo per rivoluzionare e sviluppare la cultura e il linguaggio (o per meglio dire, le culture e i linguaggi della società e scrivere opere ricche e accessibili, da brevi racconti e poesie, fino ad articoli e reportage, è necessario riprendere e contare sull’inestinguibile risorsa che è il linguaggio delle masse popolari. Sapeva che “il severo linguaggio ufficiale non può in alcun modo valere tanto come la sottigliezza del linguaggio allegro e vivo delle masse”. E chiese: “non so perché non si debba approfittare dei cambiamenti e conquiste del linguaggio, poiché contengono un grande tesoro di parole nuove, bellamente strutturate e ricche e allo stesso tempo hanno una propria grammatica registrabile. Perché non si deve ammettere nell’odioso salone dei linguaggi dei ‘colti’?”15 

D’altro lato il suo riferimento e attenzione alla cultura popolare non si abbassava al populismo né seguiva l’antico. Aveva un’attitudine critica verso questa cultura, e mai omaggiò i valori negativi, superstiziosi e opprimenti che l’hanno penetrata per secoli. Criticava e smascherava spietatamente l’attitudine sciovinista e opprimente che predominava nella nazionalità fars [quella dominante in Iran] e i musulmani sciiti [la setta musulmana dominate in Iran] contro le nazionalità oppresse e le minoranze religiose del paese. Credeva che tutti questi aspetti negativi dovevano presentarsi in maniera chiara e aperti davanti alle masse, affinché davanti a questo specchio potessero cedere i propri punti culturali deboli e il risultato dannoso sul proprio pensiero e le proprie azioni. Fece appello a rompere i tabù e a scuotere la mente. Disse che le idee dell’antichità dovevano relegarsi nei musei e che bisognava fare una rivoluzione culturale, o al meno una seria rivalutazione di queste credenze, scritti e idee parlate che da molto tempo sono state considerate eterne nei libri16 .

GIORNALISMO

In diversi periodi Shamloo riprese la redazione di riviste e settimanali come parte della sua costante attività di propagandatore della cultura, arte e pensiero popolare. Perfino durante i peggiori periodi della repressione sotto lo Scià, cercò di raschiare la pesante cortina della tirannia e arrivare al popolo. Con molti sforzi, pubblicava riviste e antologie indipendenti, e quando lo abbandonarono amici indifferenti, o quando la povertà e la censura e infine l’apparato di sicurezza chiusero le pubblicazioni, cercava altri canali. Con impegno e perseveranza trovava perfino l’opportunità più piccola che gli permettesse la pubblicazione legale di opere progressiste perfino nelle grandi pubblicazioni che appartenevano ai seguaci dello Scià. Somministrava il pensiero avanzato attraverso le gole secche sebbene fossero solamente alcune poche gocce. Ciò che fece il lavoro realmente valido e degno del massimo credito fu il fatto che camminava sul lato affilato della lama, ma non cadde nell’autocensura, né distorse il contenuto del lavoro suo né di altre persone con il pretesto di “tattiche realiste”. Non cadde in alcun modo nella capitolazione. Non fu uno degli intellettuali che danno sostegno alle aspirazioni del popolo e in cambio di meschini privilegi non osano mai attraversare la linea, né tanto meno fu uno di quelli che per timore della “contaminazione” rimangono passivi fuori del quadrilatero della lotta con una “coscienza pulita”.

Nei periodi di ricca attività giornalistica, Shamloo riconosceva i giovani che avevano talento e abilità, li aiutava a fiorire, stabiliva dei criteri nuovi e positivi per il lavoro collettivo, tra essi l’indagine seria e profonda, forme e stili attraenti e nuovi, e il linguaggio penetrante nel giornalismo. Il libro della settimana (edizioni Keyhan), che prese vita all’inizio degli anni ‘60 grazie al suo lavoro è fino ad oggi un modello duraturo e brillante per le riviste culturali e sociali. Poi, i direttori di Keyhan tolsero la rivista dalle mani di Shamloo e la misero nelle mani di Behazin e altri seguaci del partito Tudeh che collaborarono con il regime dello Scià. Nel 1979-80 iniziò l’edizione di Il libro del venerdì. Sotto l’influenza dell’ambiente politico convulso di questo periodo rivoluzionario e delle sue urgenti necessità trattò i problemi importanti del momento, come il Kurdistan, Turkeman Sahra e altre regioni oppresse; l’oppressione della donna; la vita e il lavoro delle masse oppresse; e la situazione dei lavoratori e gli abitanti delle periferie. Criticava le putride credenze e gli assassini e i crimini delle forze religiose reazionarie che presero il potere sotto la direzione di Komeini e teneva in conto le esperienze e lotte rivoluzionarie di altri paesi. Il libro del venerdì fece quello che poté per portare a termine le necessità delle diverse classi sociali e allo stesso tempo smascherò le azioni e trappole repressive del nuovo governo reazionario. La rivista subito smise di essere pubblicata a causa delle pressioni e minacce del regime di Komeini.

ORIZZONTI E EREDITA’

Shamloo era il prodotto delle masse non solo in Iran ma in tutto il mondo. Si considerava legato da un destino e dal sangue agli abitanti privi e incatenati della terra, non solo mediante la poesia e la letteratura, ma sulla base del suo pensiero fondamentale e la sua concezione del mondo. Si opponeva alla svalutazione dei paesi oppressi attraverso la cultura imperialista dominante, e allo stesso tempo, assimilò con entusiasmo la cultura rivoluzionaria e avanzata delle masse di tutto il mondo. Si considerava legato a tutti gli esseri umani che non nascondono nella manica un coltello per dare una pugnalata alle spalle, che non aggrottano le sopracciglia, il cui sorriso non è una trappola destinata a privare altre persone dei propri diritti, pane e tetto. Disse: “Sono un lor-balutch-curdo-persiano, un turco che parla persiano, un africano-europeo-australiano-nordamericano-asiatico, una pelle nera-gialla-rossa-bianca che non ha il minimo problema con sé e con nessuno, ma senza la presenza degli altri sento l’orrore della solitudine e la morte sotto la pelle. Sono un essere umano tra i tanti altri in questo sacro pianeta terra e non significo niente per la maggior parte della gente”17 . Il suo amore per gli spossessati e oppressi si legava e univa con l’odio per gli oppressori e sfruttatori che imbottigliano il sangue degli afroamericani di Harlem e del Bronx, costruiscono crematori ad Auschwitz, vengono ad uccidere la luce della notte, e prendono case bruciando canzoni e poesie. Shamloo dichiarò chiaramente che lui e la sua opera non davano tregua al sistema imperialista che domina il mondo: “Consideriamo il sistema esistente come una motivazione molto forte per fare arte, aumentare la conoscenza umana e ampliare la nostra prospettiva, anche se servisse solo ad eliminar questo sistema! Questo è l’unico obbiettivo che può giustificare la poesia e la letteratura in questa epoca di orrore e fame”18 .

Sapeva che questa prospettiva si poteva realizzare solo con una grande marcia dell’umanità, non nella sua vita. Era convito che un giorno, gli oppressi costruiranno un mondo di giustizia e libereranno i propri sogni dalla pesantezza della povertà, ingiustizia e ignoranza, ciò che lo motivò a seguire il suo lavoro e la lotta. Lo mantenne vivo la speranza che aiutava a spargere semi che fioriranno il giorno felice quando l’umanità si renderà conto che è paralizzata da un timore che non ha fondamento, il cui primo risultato è l’obbedienza assoluta. Shamloo considerava i contributi culturali degli intellettuali impegnati come lui come un invito alla celebrazione che si terrà al nascere di questo giorno19 .

Fu con questa speranza che, nonostante tutte le limitazioni e le barriere alzate dai governi reazionari alla pubblicazione della sua opera negli ultimi due decenni, non abbandonò la creazione e l’indagine. Il suo oscuro lavoro duro e persistente sembra avergli permesso di superare il breve tempo che ci consente la vita. La sua vita fu tanto fruttuosa, che noi, suoi eredi, non possiamo che sussurrare, ancor più assetati: “La sua vita è stata breve…”

La sua opera duratura, e la memoria della sua ribellione e i suoi contributi che hanno precorso i tempi, chiamano la gioventù e le future generazioni, a rompere le serrature delle porte del futuro con occhi aperti e cuori pieni di speranza.

NOTE

 1 Nasser Harriri, Sull’arte e la letteratura: una discussione con Ahmad Shamloo, estate 1993.

 2 Si veda la poesia “Ode all’essere umano di Bahman” [Bahman è il mese in cui morì Arrani, capo di un gruppo marxista], dalla collezione del 1950 Ghat-nameh [Dichiarazione], ristampato in Poesie scelte di Ahmad Shamloo.

 3 C’è un’espressione che dice “assomiglia ai “setacciatori” di Lanjan, lavora con il vento”. [In spagnolo la parola suona come “sventolatori”, ndt]. I “setacciatori” sono contadini che puliscono il grano gettandolo in aria per separare il grano dalla pula. Lanjan è una regione molto ventosa vicino ad Isfahan. L’espressione vuol dire che i “setacciatori” di Lanjan sono tanto esperti nel loro lavoro che il cambiamento della direzione del vento non impedisce loro di lavorare e possono continuare. Qui Shamloo si riferisce a coloro che si subordinano all’opportunismo prevalente. Spiegazione di Shamloo in risposta ad un lettore del libro della settimana, n.32, primavera 1981.

 4 La prima citazione è tratta dall’articolo “Hanno cancellato l’alba!”, pubblicato a Teheran su Mossavar, n.22, estate 1980; la seconda da: Il libro della settimana, n.34, estate 1981.

 5 Si veda Una critica dei versetti satanici, dell’ayatollah Mohajerani, che argomenta, come se importasse, che il “problema” con Rushdie è che è un “bastardo”, nato dalla violenza di una donna da parte di un inglese. “Acominciare dalle sue idee inferme, valori putridi e misoginia religiosa, Mohajerani afferma che solamente un “bastardo” poteva pensare così su Mahoma, tanto meno scriverne! Il libro era certamente la giustificazione del fatwa (decreto religioso) di Komeini per uccidere Rushdie.

 6 Da un’intervista a Abdullah Kossari per la redazione di Farhang-o-Tosee [cultura e sviluppo], inverno 1999.

 7 Riferimento a una poesia di Sohrab Sepehri, famoso poeta buddista zen. (Il film del regista iraniano Kiarostami, Dov’è la casa del mio amico?, ispirata da un’altra poesia con lo stesso titolo di questo poeta , è stato realizzato in omaggio a Sepehari.)

 8 Harriri, op.cit.

 9 Harriri, op.cit.

 10 si veda la poesia “Ventitré”, Risoluzione e “Morte di Nasli”, in Poesie scelte di Shamloo.

 11 Parafrasi dell’articolo “Nacqui nella nostra forma” di Javad Mojabi, sull’influenza di Shamloo nella poesia, pubblicato nelle opere complete Conoscere Shamloo.

 12 Introduzione a Come un corridoio infinito, una selezione di paesi dei grandi poeti del mondo, tradotta da Shamloo, 1995.

 13 “Quanto è vulnerabile la verità”, discorso all’università di California Berkeley, California, in Mojabi

 14 Parafrasi di “Sono nato nella nostra forma”, op.cit.

 15 Harriri, op.cit.

 16 op. cit., “Appendice: una chiacchierata con Faraj Sarkouhi”, pubblicato in Adineh n.72. nello stesso contesto si veda l’articolo “La musica tradizionale: un commercio oscuro”, la critica acuta e devastante di Shamloo alla musica arretrata e narcotizzante che si chiama “musica tradizionale” in Iran, che risponde alle opinioni di adorazione verso il vecchio, del conosciuto compositore Mohamad-Reza Lotfi.

Altra attività di Shamloo, che si sottolineava, specialmente in gioventù, è la sua attitudine critica verso la storia ufficiale e agli adulati grandi eroi della storia, ciò che gli creò grandi nemici. Per ripulire la società dagli antivalori, falsi eroi e modelli e superstizioni che giustificano l’oppressione e lo sfruttamento, prese l’iniziativa per dare i primi passi necessari. Come diceva: “Che devo fare?” non toccare niente, non criticare nessuna opinione perché il cuore del credente è delicato e fragile, e diventa freddo, se non di gelo?… non c’è abbastanza maleducazione in Shahnameh [una epica del 14° secolo scritta da Ferdousi]? Non ci sono sufficienti menti deboli che per difendere idee arretrate si riferiscono al padrone caduto [Ferdousi] che dice [i proverbi che seguono sono di Shahnameh]: sia la donna che il drago stanno meglio sottoterra. È’ meglio pulire il mondo da queste impurità, O se guardi le donne, guarda meglio un cane poiché un cane vale più di cento donne pietose, O se la donna e il suo nome fossero buoni, il suo nome sarebbe “no donna”, in vece di “no donna”. [in Persia, la parola “donna” è zan, che significa anche “colpire”, in modo che qui “no donna” significa “non colpire” e “donna” significa “colpire”]… “dite quello che volete. Dico che questi sono veramente vergognosi e devono essere cancellati dalla mente della società. È come se qualcuno si incidesse nel cervello dei guardiani svergognati e indolori della cultura di questa terra e nessuno osasse mai dire che hanno un ciglio sugli occhi [cioè, nessuno osa criticarli]…

“La verità, senza dubbio, non è necessariamente quella che si sussurra all’orecchio, e a volte può essere il contrario delle nostre credenze ereditate” (dall’introduzione a “Il significato di rend e rendismo” in hafez, Ghazal, primavera 1991).

 17 Harriri, op cit.

 18 discorso tenuto davanti al Forum internazionale degli Scrittori, Germania.

 19 Parafrasi di Harriri.