|
|
|||||||||
|
|
|||||||||
|
Presidente Prachanda, la ringraziamo per averci concesso questa intervista. I nostri lettori seguono con molto interesse ed entusiasmo gli sviluppi della guerra popolare, fin dal suo inizio. Come spiega gli spettacolari avanzamenti della guerra popolare e il risveglio delle masse in solo cinque anni? Innanzi tutto, è un onore per me, ed esprimo il mio più sincero ringraziamento a A World To Win [AWTW] per avermi concesso l’opportunità di questa intervista. La rivista funziona bene come arma ideologica importante e d’avanguardia del proletariato internazionale. Con profondo apprezzamento verso AWTW, verso il Comitato del Movimento Rivoluzionario Internazionalista [MRI] e tutto il MRI, di cui il nostro partito è parte, per il sincero appoggio internazionalista dato all’inizio, difesa e sviluppo della guerra popolare, che è contingente dell’esercito proletario internazionale, auguriamo a tutti voi sempre maggiori successi nel vostro lavoro. La ragione dei progressi della guerra popolare in soli cinque anni nasce da chiari fattori soggettivi e oggettivi. Il marxismo-leninismo-maoismo e la realtà oggettiva ci hanno insegnato che nell’attuale epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria, nei paesi oppressi e sottosviluppati del terzo mondo esiste universalmente, in generale, la base oggettiva per iniziare, difendere e sviluppare la guerra popolare. Per applicare la strategia della guerra popolare di lunga durata in questi paesi, il problema principale è, secondo noi, quello della preparazione soggettiva. L’aspetto principale di questi preparativi è lo sviluppo di un partito comunista di lotta di nuovo tipo, fondato sul marxismo-leninismo-maoismo. Una volta risolto il problema della direzione, attraverso la lotta implacabile contro le tendenze nemiche nel movimento proletario, principalmente il revisionismo di destra, lo sviluppo della guerra popolare è inevitabilmente rapido. Per le masse non c’è altra alternativa, se non quella della ribellione e della rivoluzione, nelle condizioni oggettive di sfruttamento, repressione e povertà nei paesi semifeudali e semicoloniali del terzo mondo. Il nostro primo passo è stato quello di comprendere correttamente la scienza del marxismo-leninismo-maoismo. Lottammo per unirci alla dura lotta ideologica, piena di sfide difficili, portata avanti dai veri comunisti rivoluzionari di tutto il mondo contro la controrivoluzione cinese dopo la morte del compagno Mao. Approfondimmo il nostro studio, prendendo come punto di partenza il bilancio della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, la più alta espressione della lotta di classe cosciente. Studiammo a fondo la lotta ideologica avutasi nel processo di sviluppo del Partito Comunista del Perù (PCP), del Partito Comunista Rivoluzionario degli Stati Uniti PCR/USA e di altri partiti. Grazie a un costante interscambio ideologico con il Comitato del MRI, abbiamo conosciuto progressivamente le principali tendenze nel mondo oggi, assumendo la forma più alta di comprensione collettiva del proletariato internazionale. Abbiamo appreso gli aspetti positivi e negativi dei movimenti nazionali e rivoluzionari dell’India, delle Filippine, della Turchia, dell’Iran, dello Sri Lanka e altri paesi. In breve, guidati dalla volontà di imparare, facemmo ogni sforzo per armare ideologicamente il meglio possibile il partito della coscienza avanzata del proletariato. Abbiamo legato questa lotta per la chiarezza ideologica alla lotta di classe delle masse del Nepal e alla lotta contro le diverse varianti di opportunismo di destra. A partire dalla coscienza avanzata del proletariato internazionale, applicammo le diverse forme della linea di massa per sviluppare la coscienza e il desiderio di liberazione delle masse. Seguendo il principio di unirci alle masse in ogni circostanza, il Partito ha applicato differenti tattiche, aperte e clandestine, legali e illegali, di avanzamento e arretramento, ecc. Riprendemmo le esperienze di unità e scissione nel movimento comunista. Per ampliare i nostri legami con le masse, abbiamo dato importanza allo sviluppo di differenti organizzazioni di massa, forum ecc. In questo processo, il partito ha seguito con particolare rigore la politica della fermezza strategica e flessibilità tattica. Infine, dopo attenta valutazione delle lezioni del marxismo-leninismo-maoismo e delle particolarità nazionali e internazionali attuali, il partito diede concretezza al suo impegno teorico per la grande marcia verso il comunismo con l’inzio della guerra popolare, il 13 febbraio del 1996, con azioni armate in tutto il paese. La guerra popolare ha raggiunto la tappa attuale dopo aver portato a compimento sei piani strategici, attraverso politiche fondamentali come: azioni decentralizzate all’interno di un piano e una direzione centralizzati; equilibrio tra offensiva politica e militare contro il nemico; giustificazione politica di azioni militari e giustificazionwe militare di azioni politiche; utilizzo delle contraddizioni tra i nemici per isolare il nemico principale; organizzazione e mobilitazione delle masse nella migliore e più rapida forma possibile, come insegnava il compagno Mao, ecc. Secondo noi, la chiave vera per il rapido sviluppo della guerra popolare è la fusione tra la scienza della rivoluzione proletaria e le necessità e lo spirito combattivo delle masse. Cioè, il fattore principale e decisivo di questo sviluppo è la corretta linea politica e ideologica del partito. Negli ultimi mesi, abbiamo letto bollettini di operazioni militari delle forze armate popolari su una scala senza precedenti… Come procede la costruzione dell’esercito popolare? Il partito ha lottato per sviluppare l’esercito popolare secondo i principi universali del marxismo-leninismo-maoismo: “Senza esercito popolare il popolo non ha nulla”, “Il potere nasce dalla canna del fucile” e “Mare armato delle masse”, che sono i presupposti per la rivoluzione. La politica del partito è stata quella di sviluppare basi d’appoggio e zone di guerriglia in tutto il paese e di costruire le forze armate con una forza principale, una secondaria e una forza di base (o locale). In questa forma di azione, la prima, seconda, terza e quarta priorità sono state, rispettivamente: imboscate e mine, retate e attacchi di commando, diverse forme di sabotaggio, annientamenti selettivi. Per assicurare la partecipazione diretta delle masse alle attività armate, il partito ha promosso, come parte delle campagne militari, sia azioni armate di massa, sia propaganda armata, ed entrambe queste forme hanno avuto un ruolo importante nell’assicurare la partecipazione delle masse nella guerra popolare. Seguendo il principio “imparare a combattere nel corso della guerra”, l’esercito popolare è ora in grado, in termini di formazioni militari, di condurre azioni a livello di battaglione temporaneo [diverse centinaia di soldati]. Sotto la direzione dei comandi regionali sono state formate compagnie, sia temporanee che permanenti, e agiscono decine di plotoni e centinaia di squadre regolari. Le masse si sono arruolate a migliaia nelle milizie popolari, che rappresentano la forza di base. Questo processo di arruolamento nelle formazioni militari sta avanzando rapidamente. Di recente, il partito ha deciso di organizzare questo complesso sistema di forze armate popolari, che sono riuscite a catturare alcuni quartieri militari nemici a livello di distretto e molti altri quartieri delle forze militari, sotto un comando più unificato e centralizzato. Di conseguenza, è stato deciso, per prima cosa, di stabilire un quartiere generale centrale e uno stato maggiore generale; poi di definire l’insieme delle tre forme di forze armate come Esercito Popolare di Liberazione e di annunciarlo pubblicamente, per sottolineare lo sviluppo della guerra di movimento e per centralizzare, decentralizzare e trasferire secondo necessità, ecc.; il tutto allo scopo di trasformare ogni casa in una trincea contro il nemico. Le attività militari stanno scuotendo tutto il paese. Qual è la situazione rispetto alla costruzione del nuovo potere popolare? Che forma di governo esiste nelle basi d’appoggio? A partire dal primo anno, dopo l’inizio, la questione dell’organizzazione del potere popolare locale faceva parte dell’agenda del partito. Dopo di allora, in molte zone rurali della parte occidentale del paese si è creata una situazione di vuoto di potere. Qui i semi del nuovo potere popolare sono germogliati sotto forma di Comitati Popolari Uniti, sotto la direzione del Partito. Dopo le ultime vittorie militari dell’esercito popolare, nella regione occidentale e in altri distretti del paese il nemico si è rinchiuso nei suoi quartieri militari. Così, ampie zone rurali si sono trasformate in una sorta di zone liberate. Non sono del tutto liberate, perché la forza principale del nemico deve ancora essere sconfitta, ma nella parte occidentale del Nepal, in vari distretti della principale base d’appoggio, si sono già tenute elezioni per il governo popolare a livello locale e di distretto, Questo governo popolare assume la forma di un governo democratico unito di forze patriottiche, democratiche e di sinistra, antifeudali e antimperialiste. Il governo locale è stato eletto direttamene dalle masse e i rappresentanti del potere popolare locale hanno eletto i governi popolari di distretto. Questi governi, conosciuti come comitati popolari uniti locali, esercitano essenzialmente i compiti di formulazione ed esecuzione delle politiche relative alle funzioni legislativa, esecutiva e giudiziaria. Per rendere più efficienti le diverse funzioni di loro competenza, gli organi di governo popolari, sotto la direzione del partito, sono formati, tra l’altro, da vari dipartimenti: costruzione, cooperazione, riforma agraria, conservazione forestale, sicurezza, educazione e cultura, salute. Fin dal principio è stato adottato un sistema di elezione revocabile, se necessario, dei rappresentanti delle masse. I comitati popolari uniti locali sono cresciuti sempre più, sia nella principale base d’appoggio nella parte occidentale del Nepal, sia nelle basi d’appoggio in generale e sotto i comandi regionali in tutto il paese. Per le necessità create dai nuovi sviluppi, il partito ha deciso di costituire un organismo di fronte unico che avrà compiti di comitato organizzatore del governo centrale di nuova democrazia, per la difesa, il consolidamento, l’espansione e il coordinamento del governo popolare locale. La cosa importante è che il partito ha spinto verso lo sviluppo del fronte unico di diverse classi, caste, nazionalità e regioni oppresse dal feudalesimo e dall’imperialismo, secondo le condizioni specifiche della società. Il partito difende il diritto delle nazionalità oppresse all’autodeterminazione, e ha lanciato il suo programma di autonomia per le masse delle nazionalità e regioni oppresse. Questa politica e questo programma riflettono la politica tesa a “unirsi e lottare” su una base democratica, contro la politica del nemico che è quella di “dividere e vincere”. Il nostro partito ha piena fiducia che il comitato organizzatore centrale del governo popolare coordinerà il governo popolare locale e avrà un ruolo importante nella preparazione della futura insurrezione. Il partito ha parlato della possibilità di tenere negoziati con le autorità del vecchio stato. Potrebbe spiegare le base di questa decisione? Quello dei negoziati con il vecchio stato è un tema molto delicato nel movimento rivoluzionario. Nell’esperienza della rivoluzione, dal passato al presente, le classi dominanti reazionarie hanno utilizzato i negoziati come arma per ingannare le masse, per complottare e creare divisioni nel movimento rivoluzionario aprendo la strada a massacri su larga scala. Il marxismo-leninismo-maoismo ci ha insegnato che il fatto che si negozi oppure no con il vecchio stato dipende dall’analisi concreta delle condizioni concrete. Il fattore principale decisivo è la difesa degli interessi fondamentali delle masse e della rivoluzione. I principi che ci guidano nella questione dei negozianti sono la sintesi e le esperienze del trattato di Brest-Litovsk sotto la direzione di Lenin e i negoziati di Chunching sotto la direzione di Mao. I negoziati sono un fronte di lotta su cui, in certe condizioni concrete, il movimento rivoluzionario deve sapersi misurare. Abbiamo lanciato un dibattito e uno studio profondo sul tema dei negoziati, alla luce delle esperienze negative del passato e del presente, compresa quella in Perù. Abbiamo lottato, da un lato, contro il dogmatismo più chiuso e, dall’altro, e principalmente, contro il capitolazionismo di destra, e ci siamo sforzati di sviluppare la concezione marxista-leninista-maoista all’interno del partito e tra le masse in generale. La dichiarazione del Comitato del MRI [vedi AWTW#1995/21] e altri materiali che combattono la linea opportunista di destra in Perù, hanno costituito importanti fattori di sviluppo in questo processo. Vigiliamo attentamente perché nel partito e tra le masse non ci sia nessuna illusione sui negoziati, neanche nel caso in cui la direzione principale cadesse nelle mani del nemico. È importante inquadrare correttamente problema nel contesto delle condizioni particolari degli attuali rapporti di forza a livello internazionale tra rivoluzione e controrivoluzione e, principalmente, nel contesto della situazione politica concreta del Nepal. È ben evidente che soggettivamente la forza della rivoluzione è attualmente più debole. Dirigere una rivoluzione proletaria fino alla vittoria in un paese piccolo e povero come il Nepal è indubbiamente una sfida difficile. Approfittare al massimo della flessibilità tattica di manovra a destra e a sinistra, avanzare e arretrare, è una necessità inevitabile delle circostanze date. La guerra popolare è avanzata rapidamente grazie all’equilibrio che ha saputo forgiare tra saldezza strategica e flessibilità tattica e tra offensiva politica e offensiva militare. Lo stato reazionario sta arrivando all’estremo della crisi politica. La guerra popolare ha guadagnato il centro della scena politica nazionale. Ogni cricca parlamentare sta attraversando un’estrema crisi di contraddizioni interne, e per tutte la prima questione del giorno è la guerra popolare. A causa della loro crisi interna, fin dall’inizio le classi dominanti si sono dette disponibili ai negoziati e collaborano fra loro per attrarre i ceti medi urbani. Per isolare il nemico principale ed educare i ceti medi, abbiamo chiarito che non siamo contro i negoziati e che saremmo pronti a lottare al tavolo negoziale se ci fossero certe condizioni. Questa posizione ha suscitato un forte dibattito nella scena politica nazionale. Infine, abbiamo smascherato le manovre che stavano dietro la disponibilità ai negoziati e un largo settore delle masse è passato dalla parte della guerra popolare. Abbiamo sintetizzato questo passaggio con le stesse parole usate da Mao per chiarire la propria politica: “combattere con ogni mezzo”. Adesso avanziamo partendo dalla parola d’ordine principale di consolidare ed espandere le basi d’appoggio e marciando verso l’instaurazione del governo popolare centrale. La recente grande offensiva militare è il risultato di questo piano e di questa parola d’ordine. In questo processo, la tattica a breve è stata l’appello per lo scioglimento della Costituzione e del sistema parlamentare e per la convocazione di una conferenza di tutti i settori della popolazione per la formazione di un governo provvisorio. Abbiamo detto chiaramente che se il vecchio stato vuole negoziare una soluzione politica, siamo pronti. Nel contesto politico concreto, questa parola d’ordine ha giocato un ruolo importante, isolando il settore più duro della classe dominante, educando più profondamente le masse contro l’ipocrisia parlamentare ed elevando la guerra popolare ad un livello suèperiore. È importante comprendere che se il partito avesse portato a compimento la sua politica e il suo programma per i negoziati, qualora la situazione lo avesse richiesto, la guerra popolare sarebbe stata più vicina alla vittoria. In definitiva, vogliamo affermare che non c’è ragione di nutrire né illusioni né preoccupazioni quando si parla di negoziati diretti a far avanzare la guerra popolare e la rivoluzione verso la vittoria. Confidiamo nell’applicazione creativa del marxismo-leninismo-maoismo, contro il capitolazionismo di destra e il dogmatismo settario, al fine di battere il nemico anche sul fronte dei negoziati, mentre assumiamo saldamente nelle nostre mani l’iniziativa, in una situazione di incessanti vittorie della guerra popolare. Alcuni nostri lettori hanno chiesto qual è la differenza tra questa politica di negoziati e quella della linea opportunista di destra (LOD) in Perù. Non ci può essere alcun paragone tra la concezione dei negoziati che ho appena descritto e quella della LOD in Perù. Ci sorprende che alcuni amici di altri paesi prendano così grandi abbagli e abbiano così scarsa conoscenza della reale situazione in Nepal e della politica del partito. In questo contesto, ci dispiace di non essere stati capaci di chiarire la situazione politica concreta e, prima di tutto, l’essenza della politica del partito. La LOD in Perù ha parlato di negoziati al fine di liquidare la guerra popolare; noi parliamo di combattere sul fronte dei negoziati per l’obbiettivo di portare la guerra popolare alla vittoria. La LOD è apparsa all’interno delle prigioni sotto forma di capitolazionismo, coolusa con gli intrighi del nemico, in un momento di serio arretramento della guerra popolare dopo la cattura della direzione centrale da parte del nemico; noi invece parliamo di negoziati mentre abbiano pienamente l’iniziativa nelle nostre mani, allo scopo di distruggere il nemico mentre la guerra popolare avanza con passo spedito e vittorioso. Mentre la LOD in Perù ha tradito le conquiste rivoluzionarie e lo spirito rivoluzionario delle masse; il dibattito sui negoziati che noi abbiamo realizzato ha formato politicamente le masse, per una loro più larga partecipazione alla rivoluzione, contro il nemico. Mentre la LOD in Perù è il prodotto di un pensiero sconfitto; il nostro dibattito sui negoziati è una tattica rivoluzionaria formulata in forma cosciente ed equilibrata dopo aver tratto lezioni dalla stessa esperienza negativa in Perù. Dunque, c’è una differenza come tra il giorno e la notte tra i due impianti. Non credo sia necessario aggiungere altro in proposito. Come vedete il rapporto tra la rivoluzione di nuova democrazia in Nepal e la lotta in corso in altri paesi? La rivoluzione di nuova democrazia in Nepal è parte integrante della rivoluzione proletaria mondiale. Pertanto, ha un rapporto stretto e inseparabile con i movimenti di liberazione nazionale democratici e socialisti di altri paesi. Le caratteristiche fondamentali dell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria, il processo colonizzatore assassino di saccheggio del mondo mediante il capitale finanziario da parte dell’imperialismo, che passa sotto il nome di globalizzazione e liberalizzazione , e l’enorme impatto dei cambiamenti qualitativi nelle tecnologie dell’informazione, specie nella tecnologia elettronica, definiscono i rapporti specifici tra i movimenti rivoluzionari di differenti paesi. Questa situazione ha ulteriormente accentuato l’importanza pratica della grande teoria dell’internazionalismo proletario. La situazione attuale, in cui ogni evento positivo o negativo in ogni angolo della terra ha ripercussione immediata in tutto il mondo, è andata formando, con un ritmo sorprendentemente rapido, la base materiale per il comunismo su scala mondiale. Tale situazione ha elevato qualitativamente la capacità del processo rivoluzionario in un dato paese di esercitare influenza sul movimento rivoluzionario di altri paesi. Perciò, è necessario fare nuovi passi in avanti negli sforzi coscienti dei proletari rivoluzionari per sviluppare la rivoluzione mondiale sulla base dell’internazionalismo proletario. Nel contesto guerra popolare del Nepal, abbiamo fatto la profonda valutazione che non è possibile concepire il suo sviluppo separato dalle esperienze dirette dal PCP, dal PCR/USA, dal MRI e dai rivoluzionari di India, Turchia, Iran, Filippine e altri paesi, dopo la morte del compagno Mao. Il rapido sviluppo attuale sarebbe inconcepibile senza l’appoggio ricevuto dai rivoluzionari comunisti e i popoli amanti della libertà dei differenti paesi, e in particolare dal MRI, durante lo storico periodo dell’inizio della guerra popolare. Ecco perché abbiamo concepito la rivoluzione di nuova democrazia in Nepal come base d’appoggio della rivoluzione mondiale, internazionalista nel contenuto e nazionale nella forma. Ci siamo sforzati di sviluppare una forte solidarietà con le lotte di altri paesi, quale che fosse il loro livello di sviluppo, per apprendere dalle loro esperienze, ed estendere a loro le nostre. Alla coscienza di questa necessità dell’internazionalismo proletario si deve il particolare risalto che la nostra recente II Conferenza Nazionale ha dato alla concezione leninista della fusione tra il movimento proletario e il movimento di liberazione nazionale. Qual è il fine della vostra lotta? In che cosa di differenzia dalle lotte che portano avanti forze nazionaliste in altre parti dell’Asia Meridionale, per esempio? È ben chiaro che il fine ultimo del nostro movimento è di contribuire alla realizzazione del comunismo, mettendo fine ad ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo sulla faccia della terra. Ancor prima dello storico inizio della guerra popolare abbiamo chiarito il nostro impegno teorico a portare avanti questa guerra come parte integrante della rivoluzione proletaria mondiale e a non lasciare le armi fino alla costruzione del comunismo. Ancor più importante, è necessario comprendere che solo avanzando sotto la guida del marxismo-leninismo-maoismo, l’ideologia universale e invincibile del proletariato, ultima e più rivoluzionaria classe della storia, è possibile raggiungere questo luminoso futuro dell’umanità. Nell’Asia meridionale diverse forze nazionaliste, che sono il prodotto dello stato attuale dello sviluppo sociale, stanno combattendo con valore per il diritto all’autodeterminazione. Tali lotte nazionaliste non sono in grado di afferrare le particolarità dell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria. Questa visione ristretta impedisce loro di comprendere che per qualsiasi movimento di liberazione nazionale è storicamente impossibile vincere senza essere parte del movimento proletario mondiale, sotto la direzione del proletariato. Dall’altra parte, non dare una direzione corretta delle aspirazioni di liberazione nazionale del popolo è una debolezza per i partiti politici del proletariato. I rivoluzionari proletari devono sforzarsi al massimo per superare questa debolezza. I movimenti nazionali non sono un intralcio per i movimenti proletari, ma anzi questi movimenti sono fratelli e devono essere diretti entrambi sulla base del marxismo-leninismo-maoismo. È anche chiaro che, se non sono diretti dai partiti politici del proletariato, i movimenti nazionalisti saranno in ultima analisi uno strumento di questa o quella cricca imperialista. Se non sono parte della rivoluzione proletaria, sicuramente saranno parte dell’imperialismo. Questo è il destino storico dei movimenti nazionali. In Nepal, fin dall’inizio della guerra popolare, abbiamo sottolineato la questione della liberazione nazionale, secondo il principio leninista della fusione del movimento di liberazione nazionale con il movimento proletario. L’idea che sta dietro il concetto di una “nuova Federazione Sovietica a livello Sud Asiatico” che è stato formulato nella nostra II Conferenza Nazionale, è l’obbiettivo strategico di dare una direzione proletaria alle aspirazioni di liberazione nazionale dei popoli di questa regione. E’ importante sottolinearlo. Molti osservatori hanno notato la massiccia partecipazione delle donne alla lotta rivoluzionaria del Nepal. Che significato ha questo fenomeno? La chiave dell’intenso sviluppo e del successo della guerra popolare è sicuramente la massiccia partecipazione delle donne. Reazionari e revisionisti sono “strabiliati” da questa partecipazione e dal sacrificio e dedizione con cui le donne hanno contribuito alla guerra popolare. Delle guerrigliere hanno diretto e realizzato una violenta evasione da un carcere del vecchio stato, è stato il primo atto eroico del genere nella storia del Nepal, fonte di grande ispirazione per le donne di tutto il mondo. Nelle vaste aree rurali, le donne lavoratrici hanno affrontato con eroismo l’indicibile atrocità e brutalità dello stupro di massa da parte del nemico. Anche se il nemico strappava loro gli occhi e bruciava i loro corpi nella maniera più crudele, le donne rimanevano leali alla lotta per la liberazione. Oggettivamente, con il loro sacrificio e dedizione alla guerra popolare, le donne hanno lasciato indietro gli uomini. In tutto il paese, migliaia di donne sono uscite dalle loro cucine per trasformarsi in combattenti del popolo. Migliaia di donne hanno sopportato stenti inimmaginabili per sostenere la guerra popolare. Il partito ha realizzato sforzi e piani specifici per formare delle donne dirigenti comuniste, come garanzia dell’avanzamento della rivoluzione. Il fattore che muove tale partecipazione di massa delle donne nel movimento è la giusta politica del partito: scatenare lo spirito di ribellione generato dalle condizioni materiali della società. Per il suo carattere di classe, la borghesia non ha mai fiducia nelle capacità delle donne; dall’altro lato, invece, il proletariato riconosce l’immenso potenziale delle donne. Pertanto, solo il proletariato può portare le donne verso la liberazione. Fin dal principio il nostro partito ha impugnato la questione delle donne come uno dei fattori che probabilmente decidono il corso della rivoluzione. Con l’organizzazione delle donne, accanto agli uomini, nell’esercito guerrigliero, per la prima volta le compagne si sono sentite liberate da centinaia di anni di patriarcato feudale e hanno preso nelle loro mani il proprio destino. Dopo cinque anni di esperienza, il partito ha creato un’organizzazione e dei piani speciali per sviluppare le capacità di direzione delle donne. Il partito sviluppa un piano di ampio respiro per formare donne, soggette al doppio sfruttamento e doppia oppressione, di classe e di genere, come dirigenti sullo stesso piano degli uomini nei comitati di partito, dal livello locale fino al livello centrale, nei diversi livelli del potere popolare e nell’esercito popolare. È molto importante, per far avanzare la rivoluzione e prevenire il pericolo della controrivoluzione, formare tra le donne tantissime comuniste che possano continuare questa lotta. La società nepalese è formata da una miscellanea di comunità ariane e non ariane. Dal punto di vista dell’oppressione che subiscono all’interno della famiglia, le donne delle comunità ariane sono soggette alle angherie del patriarcato feudale indù, mentre le donne delle nazionalità oppresse non ariane, la mongola e le altre, soffrono relativamente meno l’oppressione patriarcale. Poiché il nostro movimento era più concentrato nella regione occidentale del paese, non ariana, le tradizioni culturali hanno favorito una maggiore partecipazione delle donne. Nelle comunità ariane, dato che c’è più sfruttamento e più brutalità contro le donne, la guerra popolare ha rappresentato una forma concreta per la loro liberazione, e anche in queste comunità è aumentata la partecipazione delle donne. Dunque, in entrambe la comunità partecipazione delle donne è stata accelerata. Poco tempo fa, il partito ha celebrato la II Conferenza Nazionale (vedi estratti delle risoluzioni alle pagg. 47-55); potrebbe dirci quali sono le conquiste principali di questa conferenza? Superando gli intrighi e più di un accerchiamento repressivo del nemico, abbiamo ottenuto la storica vittoria di tenere con successo la II Conferenza Nazionale del nostro Partito. Di per sé, lo storico successo di avere tenuto questa Conferenza rappresenta un duro colpo per il nemico. Il valore storico della Conferenza è dato dall’importanza duratura delle risoluzioni che ha adottato, che il partito ha definito epocali. Oggetto principale della Conferenza è stata la sintesi ideologica degli ultimi cinque anni di esperienza di guerra popolare e la prima definizione della futura direzione della guerra popolare. La Conferenza è stata un vero trionfo in questo senso, adottando all’unanimità il documento “Grande balzo in avanti: necessità inevitabile della storia” che esprime la sua sintesi ideologica nella forma di “cammino Prachanda”. Il documento presenta diverse idee del partito nella forma di bilancio del movimento comunista internazionale, un’analisi della particolarità della situazione internazionale attuale e le lezioni da trarre da questa, una risoluzione sull’Asia meridionale, una sintesi generale della storia del Nepal, una nuova valutazione della storia del movimento comunista in Nepal, una nuova valutazione della storia del partito, una sintesi sui tre strumenti della rivoluzione, una discussione sulla linea di massa e una risoluzione sulle grandi conquiste ottenute. Alla sua conclusione, è stata presentata una prima definizione del piano per il futuro. Il documento, che è stato adottato all’unanimità, attraverso un dibattito vivo e democratico proletario di alto livello, ha unito il partito su una base nuova. Per questo il partito l’ha definita una conferenza di unità e vittoria. Dopo che le risoluzioni della Conferenza sono state rese pubbliche, specialmente la risoluzione sul “cammino Prachanda”, grande è stata l’agitazione tra reazionari e revisionisti, e grande l’entusiasmo tra le masse rivoluzionarie. Le vittorie militari ottenute nel periodo che è seguito alla Conferenza, e le riuscite riunioni e manifestazioni di massa che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, rappresentano la trasformazione delle risoluzioni della conferenza in forza materiale. Quali cambiamenti ci sono stati nel partito dall’inizio della guerra popolare? Come ha detto il compagno Mao, la guerra popolare non è solo l’arte di combattere contro il nemico, ma anche una mezzo per fare pulizia ne proprio campo. Lo abbiamo messo in chiaro fin dall’inizio. E l’esperienza di cinque anni lo ha verificato praticamente. Innanzi tutto, l’inizio della guerra popolare ha realizzato una trasformazione qualitativa della struttura rivoluzionaria del partito e del suo stile di lavoro. Secondo, il partito è stato in grado di concentrarsi sulle classi fondamentali, e si sono avuti cambiamenti importanti nella composizione di classe dei quadri del partito. Terzo, tantissimi quadri del partito si sono liberati della vecchia tradizione riformista, il che ha dato nuova vita al partito, e continua a farlo. Quarto, la guerra popolare è uscita vittoriosa dalla lotta contro la tendenza di Alok, che includeva le deviazioni settarie e anarchiche [si riferisce alla lotta del partito contro Alok, un ex dirigente degenerato], e grazie a ciò è stato creato il clima per una nuova unità su una base nuova. Quinto, la guerra popolare ha costituito la base materiale per applicare vittoriosamente la campagna di rettifica del partito. Sesto, ha imposto il partito come il solo partito rivoluzionario tra le masse in tutto il paese. Settimo, ha elevato il partito al livello attuale di sintesi ideologica. In questo modo, la guerra popolare ha contribuito e continua a contribuire in su tutti i piani al processo di proletarizzazione materiale e ideologica. La conferenza ha prestato particolare attenzione ad alcune questioni della storia del movimento comunista internazionale. Perché avete ritenuto necessario questo studio? Quali sono lezioni per il futuro? Sì! La II Conferenza Nazionale del partito ha prestato un’attenzione speciale alla storia del movimento comunista internazionale, per imparare da essa. Come abbiamo raggiunto la vetta storica della vittoria nella lotta per il potere? Perché la nostra classe ha dovuto subire un tale arretramento nel mondo? Sono domande molto importanti. Certo, ci siamo detti che tutto ciò è il risultato delle leggi flussi e riflussi della lotta di classe, del vile tradimento dei revisionisti e degli intrighi degli imperialisti. Tuttavia, questa spiegazione non è sufficiente a far luce su tutta la verità, né a generare fiducia tra masse per la rivoluzione. Nello sviluppo di qualsiasi oggetto o processo il fattore interno è sempre il principale. Da questo punto di vista, è importante andare a vedere a che cosa i rappresentanti rivoluzionari della nostra classe che ci hanno preceduto non hanno prestato la giusta attenzione o quali sono state le loro debolezze sul terreno ideologico. Attraverso il telescopio e microscopio del marxismo-leninismo-maoismo, possiamo scoprirlo. Ci siamo dedicati a queste questioni, dopo cinque anni di esperienza, per fare avanzare la rivoluzione e per prendere coscienza della necessità di proteggerci contro il pericolo della controrivoluzione. Come punto di partenza nel nostro studio, Abbiamo preso l’esperienza della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. Così, nel processo di studio e discussione, la nostra attenzione è stata attratta dal punto della valutazione del compagno Mao del 30% di errori del compagno Stalin. Abbiamo cercato di approfondire ulteriormente la valutazione del compagno Mao secondo cui, nonostante sia stato un grande e sincero marxista-leninista, c’era una buona parte di metafisica, soggettivismo e dogmatismo nel compagno Stalin e nel suo maneggio della filosofia materialistico-dialettica. Così facendo, il nostro partito ha aperto la porta allo studio di questioni come queste: perché la concezione del partito del compagno Stalin non ha saputo assumere l’”unità dei contrari” e ha contribuito a portare alla nascita dell’hoxhismo; i suoi errori nella comprensione della natura e conduzione della lotta di classe nel socialismo; le direttive/istruzioni errate date in molte occasioni, in merito al rapporto tra il L’URSS socialista e la rivoluzione mondiale; l’errore di generalizzare la necessità sovietica di formare un fronte unito durante la II Guerra Mondiale; la sua enfasi unilaterale sulla crescita della produzione e lo sviluppo delle forze produttive come garanzia per l’avanzamento del socialismo; alcuni problemi di comprensione della concezione leninista di fusione dei movimenti di liberazione nazionale con i movimenti proletari; la sua incapacità di comprendere l’importanza dei contributi del compagno Mao e della rivoluzione cinese; ecc. In tutta l’esperienza della lotta di classe e della lotta ideologica, in Nepal abbiamo visto che molti gruppi e vecchi dirigenti, che si dicevano seguaci del “pensiero di Mao”, hanno continuato guardare il marxismo dal punto di vista dogmatico-revisionista hoxhista. Questi guardano e assumono Stalin non con gli occhi di Mao, ma con quelli di Enver Hoxha. Per decenni ciò ha posto ostacoli, allo sviluppo della rivoluzione in Nepal, e ancora oggi è necessario lottare contro questa tendenza. Crediamo che in quasi tutti i paesi del mondo, in misura maggiore o minore, i movimenti comunisti hanno affrontato questo problema. In questa situazione, non ci dovrebbe essere nessuna esitazione da parte della nuova generazione di rivoluzionari comunisti a trarre lezione dagli errori del compagno Stalin. Perché oggi il trotskismo, il revisionismo kruscioviano, l’eurocomunismo, l’“hoxhismo”, il “centrismo di Ho Chi Minh”, il “Juche” della Corea del Nord, e le altre tendenze erronee sono state ormai smascherate nella loro essenza reazionaria. Almeno per ora, non c’è pericolo che questi revisionisti traggano vantaggio dai nostri sforzi sinceri per trarre lezioni dalla nostra storia. Al contrario, questo nostro sforzo di trarre lezioni dalla storia, darà un contributo sostanziale a una più salda assunzione del marxismo-leninismo-maoismo, a dare una direzione vincente alla rivoluzione e a prevenire in futuro il pericolo della controrivoluzione. La conferenza parla del “cammino Prachanda”. Potrebbe spiegarne brevemente questa concezione? Attraverso l’applicazione della verità universale del marxismo-leninismo-maoismo alla particolarità della società nepalese, e principalmente attraverso una sintesi dell’esperienza di questi cinque impetuosi anni di guerra popolare, la Conferenza ha concluso che si è sviluppato un determinato sistema di idee, che è stato chiamato “Cammino Prachanda”. Il partito ha proposto questa formula in quanto essa rappresenta l’espressione unificata della direzione collettiva e della “direzione corretta e continua” del compagno Prachanda. Il partito considera il “cammino Prachanda” come un arricchimento del marxismo-leninismo-maoismo. Con questa definizione concreta la Conferenza ha denominato come Cammino Prachanda un insieme di idee che è più della linea generale del partito e che però ancora non si è sviluppato a livello di “pensiero”. Il partito ha definito il Cammino Prachanda, nel contesto del Nepal, come un nuovo referente del marxismo creativo, opposto sia ai revisionisti di destra che ai dogmatici settari. La conferenza ha valorizzato correttamente il ruolo dei martiri immortali della guerra popolare, delle masse in generale, dei combattenti rivoluzionari, di tutto il partito, del nucleo centrale di dirigenti e del MRI insieme ai comunisti rivoluzionari di tutto il mondo, nello sviluppo del cammino Prachanda come un insieme specifico di idee. Il partito è sicuro che la sintesi del cammino Prachanda contribuirà alla rivoluzione mondiale dando la giusta direzione alla rivoluzione in Nepal. Qual è stato il rapporto tra il partito e il movimento comunista internazionale? Il rapporto tra il nostro partito e il movimento comunista internazionale è stato particolarmente profondo. Il fatto che fin dalla formazione del MRI, nel 1984, il nostro partito ne sia stato membro attivo, conferma questo legame. Attraverso il MRI abbiamo tratto grande ispirazione e contributi dalle più avanzate esperienze della guerra popolare in Perù. La guerra popolare in Nepal è stata essenzialmente uno sforzo congiunto del nostro partito e del movimento comunista internazionale, grazie al processo di interscambio e interazione continuato durante tutto il processo di preparazione, inizio e sviluppo della guerra popolare. Questa realtà riflette la particolarità e grandezza del rapporto tra noi. In più, abbiamo mantenuto stretti rapporti con i partiti rivoluzionari dell’India, che hanno dato un grande aiuto in diverse forme allo sviluppo della guerra popolare. Il nostro partito e le masse hanno dato grande importanza al rapporto con il movimento comunista internazionale. Abbiamo detto che se la guerra popolare subisse una grave sconfitta, sarebbe un rovescio non solo per il partito, ma anche per gran parte per il movimento comunista internazionale. È evidente che il nostro rapporto con il movimento comunista internazionale è qualcosa di diverso dalle esperienze passate di tale rapporto. Abbiamo fiducia che, nello svilupparsi del movimento rivoluzionario sotto la guida della grande ideologia del marxismo-leninismo-maoismo e dell’internazionalismo proletario, questo legame servirà la rivoluzione mondiale sempre più profondamente. Come vedete il rapporto tra la rivoluzione in Nepal e nel resto della regione dell’Asia meridionale? Date le condizioni concrete economiche, politiche, culturali e geografiche, crediamo necessario portare avanti in modo coordinato i processi rivoluzionari di tutti i paesi di questa regione. Abbiamo sempre sottolineato l’importanza di condurre i movimenti rivoluzionari dell’Asia meridionale in forma coordinata, in un contesto in cui la regione si sta sviluppando come importante centro della rivoluzione mondiale, mentre gli imperialisti, specialmente gli yankee, stanno prendendo di mira la regione e mentre al loro servizio si piegano le classi dominanti espansioniste dell’India, che sognano di diventare i capoccia della regione. E’ attraverso questo processo di sforzi congiunti che abbiamo indicato la possibilità di sviluppare in futuro una “nuova federazione sovietica a livello dell’Asia meridionale”. Abbiamo considerato seriamente l’importanza dello sviluppo della rivoluzione nell’Asia meridionale diretta da una grande strategia. La rivoluzione in Nepal e il nostro partito hanno mantenuto una viva relazione con i partiti e i movimenti rivoluzionari di India, Bangladesh e Sri Lanka. In proposito, pensiamo che i partiti rivoluzionari indiani e la rivoluzione in India hanno il ruolo più importante da giocare. Che suggerimenti darebbe ai compagni di altri paesi che lottano per iniziare o sviluppare una guerra popolare? A tutti i compagni che si stanno sforzando per sviluppare i differenti fronti di guerra dentro la singola campagna della rivoluzione proletaria mondiale, noi, dal fronte di guerra del Nepal, vorremmo esprimere il nostro migliore auspicio che i compagni abbiano pieno successo nell’applicazione dei principi universali del marxismo-leninismo-maoismo alle condizioni specifiche dei loro rispettivi paesi. Per quanto la via possa essere tortuosa, la vittoria della rivoluzione proletaria mondiale è inevitabile. Grazie. |