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“Grande balzo in avanti: necessità inevitabile della storia” Il movimento comunista
internazionale Di seguito presentiamo alcuni passaggi del Documento della II Conferenza Nazionale del PCN(M), ripreso da Himalayan Thunder (maggio 2001), pubblicazione trimestrale del PCN(M), con alcuni lievi cambiamenti redazionali. Il marxismo ha dimostrato, in modo irrefutabile, che per mezzo dello sviluppo delle forze produttive nel processo di produzione e riproduzione per la soddisfazione delle necessità materiali, si stabiliscono determinati rapporti di produzione tra gli esseri umani, e che dopo la tappa del comunismo primitivo, tutto lo sviluppo della storia è storia di lotta di classe, che viene determinata da certe leggi scientifiche. Questa è la concezione materialistica della storia intesa come un insieme. Marx espose la grande teoria del plusvalore, mostrando la vera causa dello sfruttamento capitalista e l’accumulazione del capitale nelle mani di un pugno di capitalisti nella società. E il marxismo mise in chiaro che il capitalismo ha creato un circolo vizioso di sfruttamento, trasformando i lavoratori in appendice della macchina per trarre il maggior profitto e allo stesso tempo sviluppando i giganteschi eserciti della nuova classe, il proletariato, generando così i suoi stessi seppellitori. Con l’enorme sviluppo delle forze produttive e la nascita della contraddizione tra la produzione sociale e l’appropriazione privata dei beni, il marxismo ha definito il dovere storico del proletariato: fare la rivoluzione sociale, con l’idea scientifica di costruire la splendente società comunista per mezzo della distruzione delle classi sociali e degli stati e l’eliminazione di ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Marx e Engels formularono le basi fondamentali dei principi strategici con i quali il proletariato può raggiungere i grandi ideali della società comunista. Presentarono le idee fondamentali della dittatura del proletariato e dello stato socialista come una necessità inevitabile per il periodo di transizione dal capitalismo al comunismo, della necessità di una rivoluzione violenta, della distruzione del vecchio stato capitalista e il concetto della necessità dello sviluppo delle masse armate. Engels lottò incessantemente contro le tendenze borghesi nel movimento operaio per affermare questa concezione scientifica. Contro il concetto di nazionalismo borghese, sviluppato per la sicurezza e le necessità del mercato, il marxismo ha difeso la bandiera dell’internazionalismo proletario. Con la parola d’ordine “Proletari di tutti i paesi unitevi!”, per iniziativa e sotto la guida di Marx e Engels, fu fondata la Prima Internazionale Comunista. Questa diffuse le idee del Manifesto del Partito Comunista tra i lavoratori e, allo stesso tempo, lottò vigorosamente contro varie tendenze opportuniste nel movimento comunista internazionale. In questo contesto, a Parigi, in Francia, per la prima volta nella storia il proletariato si sollevò contro lo stato in una ribellione armata. Conosciuta in tutto il mondo come “la Comune di Parigi”, questa storica ribellione non solo confermò i principi fondamentali del marxismo, ma portò Marx ed Engels ad approfondire la sintesi di questa esperienza. Sebbene, a causa dei propri errori , sia durata solo 72 giorni, Marx e Engels dichiararono che questa esperienza aveva valore eterno. È particolarmente importante notare come le idee di Marx e Engels sulla Comune di Parigi siano ancor oggi un’ispirazione storica, per identificare e combattere il revisionismo e l’opportunismo nel movimento comunista. A causa della sconfitta della Comune di Parigi e degli intrighi degli opportunisti al suo interno, la Prima Internazionale Comunista si dissolse. Dopo la morte di Marx, e a causa delle necessità della nuova situazione, nel 1889, sotto la guida di Engels, si formò la II Internazionale Comunista, che ebbe un ruolo importante nella propaganda del marxismo nelle sue tappe iniziali. Dopo la morte di Engels, i capi della II Internazionale, principalmente Karl Kautsky, si piegarono al parlamentarismo borghese e tradirono i principi rivoluzionari del marxismo. Nel corso dell’acuta lotta contro il riformismo e il parlamentarismo si forgiò il partito bolscevico, e una lotta rivoluzionaria di nuovo tipo, sotto la guida di Lenin, portò fino in fondo la rivoluzione socialista in Russia nel 1917. Il marxismo, nel corso della lotta per la vita e la morte contro il revisionismo e per la difesa dei suoi insegnamenti scientifici e rivoluzionari, si sviluppò e si trasformò nel marxismo-leninismo. Lenin disse chiaramente che non ci poteva essere lotta contro la razione senza lotta contro l’opportunismo. Sviluppò la filosofia del materialismo dialettico ad un nuovo livello, approfondì la tesi che il principio di unità e lotta tra i contrari è il principio fondamentale della dialettica. Con la sua analisi e lo studio delle caratteristiche dell’imperialismo, Lenin diede contributi qualitativi nel campo dell’economia politica e definì la nuova era come “epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria”, ciò che costituì un grande contributo all’elaborazione della strategia e della tattica della rivoluzione. Confermate dagli eventi successivi, le sue analisi continuano ad essere corrette ancora oggi. Lenin, non solo arricchì il marxismo in tutti i suoi aspetti: del socialismo scientifico, includendo il concetto di partito di nuovo tipo, la strategia della rivoluzione socialista, la lotta contro il revisionismo, l’unificazione dei contadini per fare la rivoluzione nei paesi sottosviluppati e l’importanza della rivoluzione di democrazia piena, la concezione proletaria sul diritto delle nazioni all’autodeterminazione, la necessità per la rivoluzione proletaria di dirigere i movimento di liberazione nazionale nei paesi dell’est e a proposito dello sviluppo e la lotta dei lavoratori e delle masse nei paesi capitalisti sorti nell’epoca dell’imperialismo, ma elevò il marxismo ad un nuovo livello. Il trionfo della Rivoluzione Socialista d’Ottobre ebbe ripercussioni senza precedenti nel mondo. Oppresse per secoli, le masse sentivano di aver intrapreso un nuovo cammino verso la vera liberazione. Nel mezzo di una dura lotta contro la concezione del mondo degli imperialisti e dei reazionari, nel 1919, per iniziativa e sotto la guida di Lenin, si formò la III Internazionale, per spingere avanti, decisamente, la rivoluzione mondiale in forma organizzata. Prendendo lo stato socialista sovietico, che ricopriva una buona parte del mondo, come base d’appoggio, Lenin puntò decisamente allo sviluppo della rivoluzione mondiale. Studiò profondamente la rivoluzione in Germania e all’interno dei paesi sviluppati e le rivoluzioni cinese e indiana tra i paesi sottosviluppati. Affermò che nei paesi arretrati, dove i contadini erano la maggioranza, la rivoluzione proletaria è un compito “molto difficile e grandioso”, sottolineando la necessità di applicare i principi generali del comunismo in sintonia con la situazione concreta del paese in particolare. Col tempo, si sviluppò il concetto di “rivoluzione democratica nazionale”, secondo cui in questo tipo di paesi bisogna combattere, anche, contro lo sfruttamento coloniale e semicoloniale. Comunque, Lenin sottolineò sempre la necessità che i rivoluzionari comunisti di un dato paese elaborino e sviluppino loro stessi le strategie della rivoluzione. Su questo va particolarmente notato che l’orientamento del Komintern diretto da Lenin ha sempre sottolineato l’importanza dell’applicazione creativa dei principi generali del marxismo e dell’internazionalismo proletario, secondo le caratteristiche nazionali di ogni paese. In un momento in cui nel movimento comunista internazionale è ancor oggi necessario lottare, da un lato, contro la tendenza che col pretesto delle caratteristiche nazionali propugna il nazionalismo settario, e dall’altro lato, contro il trotskismo, che sminuisce le caratteristiche nazionali con il pretesto dell’internazionalismo, l’importanza della questione risulta evidente. Dopo la morte di Lenin, Stalin diresse il movimento comunista internazionale. Si mise al servizio del movimento comunista internazionale, portando a compimento alcuni compiti storici: sconfiggere il liquidazionismo di destra nato nella forma della cosiddetta rivoluzione permanente di Zinoviev, Kamenev e, soprattutto, Trotsky; affermare il leninismo; rafforzare l’Unione Sovietica attraverso la collettivizzazione delle campagne e lo sviluppo economico pianificato; sconfiggere il fascismo di Hitler nella II Guerra Mondiale; sintetizzare l’esperienza dello sviluppo economico dell’Unione Sovietica; dirigere tutto il movimento comunista internazionale per circa trent’anni. Senza dubbio è importante analizzare i seri punti deboli di Stalin, che alla fine diedero origine ad alcuni gravi problemi. Il nostro punto di partenza, per questa analisi, è la valutazione di Mao, che divise il pensiero e l’opera di Stalin in due aspetti, affermando che c’era un 70% di giusto e un 30% di errato. Grazie all’orientamento generale sulla rivoluzione nei paesi coloniali e semicoloniali a sviluppo precapitalistico, affermato da Lenin nel periodo iniziale della III Internazionale, in Cina trionfò una rivoluzione di nuova democrazia. Questa vittoria incise molto sui rapporti di forza nel mondo e, dopo una lotta prolungatasi per decenni nel vasto territorio del paese più popolato del mondo, presentò un modello nuovo per la rivoluzione nei paesi semifeudali e semicoloniali a sviluppo precapitalistico. In linea con l’appello di Lenin, il Partito Comunista Cinese diretto da Mao, intraprese il “difficile e grandioso” compito di fare la rivoluzione in un paese orientale, applicando creativamente i principi universali del marxismo-leninismo alle proprie condizioni particolari. In questo contesto, il Partito Comunista Cinese diretto da Mao, arricchì e sviluppò la scienza del marxismo. La teoria e la conoscenza della contraddizione in filosofia, l’analisi del capitalismo burocratico in economia politica, lo sviluppo della strategia per la rivoluzione di nuova democrazia, il principio universale della guerra popolare e il concetto concreto del partito, l’esercito e il fronte unico, rappresentano chiaramente l’arricchimento del marxismo-leninismo. Durante la rivoluzione, Mao dovette lottare duramente contro l’opportunismo di destra e di “sinistra” di vario tipo, e contro quanti volevano copiare meccanicisticamente l’esperienza di altri paesi, come Li Li San, Wang Ming, Chang Kuo Tao ecc. L’analisi profonda della lotta di Mao contro questi elementi, mostra con evidenza , nell’essenziale, uno stretto legame tra questa e la lotta contro buona parte del pensiero materialista meccanicista e lo stile di lavoro di Stalin e del Komintern, sebbene Mao non li abbia mai menzionati. Mao aveva chiamato le masse a stare all’erta contro il materialismo meccanicista e il pensiero metafisico che esistevano nel Partito Comunista Cinese e nel movimento comunista internazionale, non solo attraverso la politica di unità e lotta del fronte unito, bensì anche per mezzo delle sue grandi opere come “Sulla pratica”, “Sulla contraddizione”, “Riformiamo il nostro studio”, “Rettificare lo stile di lavoro nel partito”, “Sulla nuova democrazia”, ecc. Nel movimento comunista internazionale, Mao definì il partito come una unità di contrari e non come unità monolitica e omogenea, e affermò che la lotta tra le due linee all’interno del partito è la forza motrice della vita del partito stesso. Inoltre, chiarì l’interdipendenza tra la lotta di classe nella società e la lotta tra due linee all’interno del partito, spiegando scientificamente il fatto che finché esistono classi, esisterà il partito e fin tanto che il partito esiste, prevarrà la lotta ideologica. Denunciò il concetto di unità monolitica come anti-dialettico e lo rigettò completamente. La sua concezione del partito aggiunse una dimensione nuova alla concezione leninista del partito di lotta di nuovo tipo. Secondo Mao, la lotta tra le idee corrette e quelle sbagliate esiste sempre dentro il partito e, raggiunto un certo stadio, le idee errate appaiono come revisionismo, trasformandola in lotta antagonista contro i rivoluzionari. Se nel partito prevalgono le idee non proletarie, l’intero partito cambierà colore. Perciò, i rivoluzionari devono continuamente rivoluzionarizzare il partito attraverso la lotta tra le due linee. Così la rivoluzione cinese, fondata sul marxismo-leninismo, mobilitò milioni di contadini e operai perché prendessero il proprio destino nelle proprie mani. Dopo la vittoria della rivoluzione di nuova democrazia diretta dal proletariato, il Partito Comunista Cinese diretto da Mao presentò un programma per la rivoluzione socialista. Nel processo storico della rivoluzione socialista, si intensificarono le contraddizioni tra i rivoluzionari e quegli elementi che si erano uniti alla rivoluzione e sui quali aveva influito il carattere borghese della rivoluzione di nuova democrazia. In questo stesso periodo in Unione Sovietica moriva Stalin. Al XX Congresso, con un colpo di stato controrivoluzionario, Il revisionismo kruscioviano prese il potere e in Unione Sovietica fu restaurato il capitalismo. Col pretesto della lotta contro il culto della personalità di Stalin, la cricca kruscioviana rovesciò il socialismo e la dittatura del proletariato. Fu un colpo per i rivoluzionari di tutto il mondo. Agitando il terrore nucleare, questa cricca negò il compito decisivo della masse nella storia. Sotto il nome dei “tre pacifici” la cricca rinnegata kruscioviana propugnò la conciliazione e non la lotta di classe. Krusciov mascherò la più spudorata difesa del parlamentarismo borghese come opportunità offerta dalla nuova situazione mondiale. Animata dalla restaurazione capitalista in Unione Sovietica, la destra all’interno del partito cinese intensificò i propri attacchi contro i rivoluzionari proletari nel partito. L’incidente di Peng Te Huai ne è un esempio concreto. Di fronte questa situazione complessa, Mao studiò profondamente la lotta di classe nel socialismo e alzò la bandiera della lotta contro il revisionismo contemporaneo kruscioviano all’estero, e contro l’opportunismo di destra dentro il partito. In questa acuta lotta, con un’analisi scientifica della lotta di classe nel socialismo, Mao elaborò, di pari passo con l’analisi scientifica della lotta di classe nel socialismo, il concetto della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato come il principio per prevenire la restaurazione del capitalismo, e diresse la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, una rivoluzione di masse senza precedenti in tutta la storia dell’umanità. Grazie questa tellurica rivoluzione, Mao diede al proletariato una nuova arma per prevenire la restaurazione del capitalismo nella società socialista. Questo grande contributo fa di Mao il creatore della nuova terza e superiore tappa del marxismo, il marxismo-leninismo-maoismo. Per dieci anni questa grandiosa rivoluzione ha evitato la restaurazione del capitalismo in Cina. Il fatto che, attraverso un colpo di stato controrivoluzionario, i seguaci della via capitalistica siano riusciti a restaurare il capitalismo in Cina, anche a causa di diversi fattori nazionali e internazionali successivi alla morte di Mao, non riduce affatto il valore del principio sviluppato da Mao, anzi lo accresce sino a farne un faro per le future rivoluzioni. Il punto da sottolineare qui, è che, dopo che la cricca kruscioviana era riuscita a restaurare il capitalismo in Unione Sovietica senza nessuna opposizione seria, Mao lottò, da un lato, per difendere le conquiste del primo stato socialista del mondo e, dall’altro, continuò ad approfondire lo studio delle debolezze che avevano causato questa perdita irreparabile. È in questo contesto che dobbiamo considerare la difesa che Mao fa di Stalin contro gli attacchi della camarilla kruscioviana e la spiegazione dei suoi errori e punti deboli. La valutazione maoista di Stalin, discrimina e attacca sia il revisionismo di destra, che nega completamente Stalin, sia il revisionismo dogmatico settario, che ne rivendica perfino errori e debolezze. Nel movimento comunista internazionale, la prima tendenza è stata diretta da Trotsky, Tito, Krusciov, ecc., la seconda da Enver Hoxha, ecc. Altro punto importante da segnalare è che l’eurocomunismo, col pretesto di opporsi al concetto di Stalin di unità monolitica e alla burocrazia, iniziò ad attaccare la scienza materialistico-dialettica integrata del marxismo da un punto di vista pluralista anarchico borghese. Mentre nel movimento comunista internazionale il dibattito proseguiva e tanto Krusciov, capo-bastone del revisionismo contemporaneo, quanto gli imperialisti si accanivano nella diffamazione di Stalin in senso controrivoluzionario, era invece necessario difendere Stalin, mettendone in risalto le posizioni corrette e positive. Fare questo significava difendere non solo lui, bensì tutto il movimento comunista, il socialismo e soprattutto lo stesso marxismo-leninismo. Ma oggi le cose sono molto cambiate: il revisionismo kruscioviano, poi trasformatosi in socialimperialismo, è stato distrutto dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. In Cina, dopo la morte del compagno Mao, i kruscioviani cinesi hanno usurpato il potere con un colpo di stato controrivoluzionario e restaurato i capitalismo. Oggi, non esiste alcuno stato socialista nel mondo. In questo momento, i rivoluzionari di tutto il mondo sono liberi da qualsiasi pressione politica, possono trarre l’essenza dell’esperienza storica e questa è anzi una grande responsabilità sulle loro spalle, per adempiere la quale devono lavorare duramente, non c’è dubbio. In questo contesto, dobbiamo approfondire quel che viene menzionato all’inizio della lettera “Sulla questione di Stalin”, durante il Grande Dibattito lanciato dal Partito Comunista Cinese diretto da Mao contro il revisionismo kruscioviano. Lì si afferma: “Il problema di Stalin è un problema di importanza mondiale, che ha avuto ripercussioni in tutte le classi sociali dei diversi paesi del mondo e sul quale ancora oggi continua la controversia. Le diverse classi e i partiti o gruppi politici che le rappresentano sostengono differenti punti di vista a riguardo. Sembra che non si potrà raggiungere una conclusione definitiva su questo problema in questo secolo”. Quel secolo è finito, è già iniziato il 21°. Dobbiamo centrare la nostra attenzione sulla difesa del 70% dei contributi positivi di Stalin e trarre lezioni dal 30% di errori. Come dice un’altra parte dello stesso saggio: “Sarebbe di beneficio che gli errori di Stalin, che sono di ordine secondario, si considerassero come lezioni storiche affinché ... i comunisti ne siano avvertiti ed evitino di ripetere gli stessi errori o ne commettano meno”. Un altro punto importante è che questi errori racchiudono due aspetti: errori commessi inevitabilmente a causa di mancanza di esperienza nella dittatura del proletariato, e quelli dovuti a errori ideologici. Non era possibile evitare i primi, ma gli altri sì. Elencando gli errori di Stalin, nello stesso saggio sul Grande Dibattito si afferma: “Con questo modo di pensare, Stalin si è allontanato dal materialismo dialettico, cadendo, nella trattazione di alcune questioni, nella metafisica e nel soggettivismo e, di conseguenza, separandosi a volte dalla realtà oggettiva e dalle masse. Nella lotta, dentro e fuori del partito, in alcune occasioni e su alcuni problemi, Stalin confuse due titpi di contraddizioni che hanno carattere diverso: le contraddizioni tra noi e il nemico e le contraddizioni in seno al popolo, e confuse anche i metodi differenti necessari per maneggiarle. Nel lavoro di liquidazione dei controrivoluzionari diretto da Stalin, furono puniti un grande numero di controrivoluzionari che lo meritavano ma, allo stesso tempo, ci furono innocenti condannati erroneamente e , tra il 1937 e il 1938, si commise l’errore di ampliare il raggio della repressione dei controrivoluzionari. In materia di organizzazione del partito e dello stato, Stalin non applicò pienamente il centralismo democratico proletario e, in certa misura, lo violò. Nel maneggiare le relazioni con i partiti e i paesi fratelli, commise alcuni errori. Inoltre, diede alcuni cattivi consigli al movimento comunista internazionale. Questi errori causarono danni all’Unione Sovietica e al movimento comunista internazionale”. Nel contesto delle esperienze della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, del maoismo e del movimento comunista internazionale contemporaneo è oggi evidente che, sebbene Stalin fosse un grande marxista-leninista, i suoi errori ideologici hanno avuto un’importante influenza soggettiva nel movimento comunista mondiale. A livello di categorie, c’erano delle debolezze nel suo modo di pensare e nella sua conoscenza e applicazione dei principi fondamentali della dialettica, dell’unità e lotta dei contrari. Assumere il partito comunista come un’unità monolitica, invece che un’unità di contrari, lo portò ad errori nell’identificazione della natura della lotta tra le due linee all’interno del partito e delle forme in cui condurla. Come risultato, si dichiarò, sulla base dalla rapida crescita economica ottenuta attraverso l’eliminazione della proprietà privata, la collettivizzazione delle campagne e l’industrializzazione, che non c’erano contraddizioni antagonistiche tra le classi nella società sovietica, violando così i principi fondamentali del marxismo-leninismo. Questa analisi portò Stalin a vedere in modo unilaterale che una minaccia alla società sovietica poteva provenire solo dall’intervento esterno e dai complotti. Sottolineare i rischi di controrivoluzione da interventi e complotti provenienti dall’esterno invece che prestare la dovuta attenzione a come i nuovi capitalisti si producevano all’interno dello stesso partito comunista e nella società socialista e come controllarli, portò a volte Stalin a violare le tesi fondamentali di Lenin della prima fase del Comintern sul rapporto tra la costruzione del socialismo in un solo paese e lo sviluppo della rivoluzione mondiale. Anche se non certo in malafede, la sua enfasi nella difesa della società sovietica dalle minacce esterne, indebolì in parte l’internazionalismo ed esagerò il nazionalismo russo, cosa che generò molta confusione sul modo di analizzare e fare avanzare la rivoluzione mondiale e il funzionamento del Comintern. Bisogna ricordare che nel processo di formazione del Comintern, Lenin sottolineò il concetto di rivoluzione mondiale e partito comunista mondiale, e che tutto era subordinato a questo processo, mentre sotto la guida di Stalin, si considerò la rivoluzione mondiale come parte della società sovietica e non il contrario. Mao disse che questo era stato un consiglio errato al movimento comunista internazionale. Stalin considerò base sufficiente per garantire la vittoria del socialismo, la collettivizzazione delle campagne, l’industrializzazione e lo sviluppo rapido della produzione e delle forze produttive grazie alla pianificazione centralizzata dell’economia, un concetto che continuò a sostenere in modo unilaterale. Ciò sminuì l’importanza della soluzione delle differenze che esistevano nella società e di rivoluzionare i rapporti di produzione e questo contribuì allo sviluppo di una nuova classe borghese, che più tardi avrebbe rappresentato la camarilla controrivoluzionaria kruscioviana all’interno del partito e reinstaurato la dittatura della borghesia rovesciando quella del proletariato. Traendo lezioni dai diversi errori di Stalin prodotti di limiti storici e da debolezze ideologiche, Mao si applicò con rigore allo studio della politica economica e ne indicò gli aspetti positivi e negativi per elevare a un livello superiore i principi marxisti-leninisti sulla lotta di classe in una società socialista per prevenire la restaurazione del capitalismo, ed elaborò un nuovo modello di economia socialista, che richiedeva di essere rossi ed esperti, camminare su due gambe, ecc. La proprietà collettiva della produzione non garantisce, da sola, la vittoria del socialismo, perché nella società molti tipi di differenze (come tra il lavoro manuale e intellettuale, tra città e campagna) e una produzione di merci allo stadio capitalista , continuano ad esistere e continuano a costituire la base materiale per la crescita di una nuova classe capitalista. Di conseguenza, Mao mise in chiaro che esistono ancora nel socialismo sia le caratteristiche del comunismo, sia del capitalismo, ed esiste il pericolo di restaurazione capitalista. Mao elaborò in forma brillante la verità scientifica che la marcia verso il comunismo è possibile contenendo il capitalismo attraverso un processo di rivoluzione continua dopo la presa del potere da parte del proletariato. Sulla base di questo principio, spinse le masse ad esercitare il diritto a ribellarsi contro coloro che seguivano la via capitalista nel partito e diffondevano la linea kruscioviana: “arricchirsi è glorioso”. Stabilì una netta demarcazione tra i rivoluzionari marxisti e i revisionisti con questi tre principi: “Praticare il marxismo e non il revisionismo; lavorare per l’unità e non per la scissione; agire in modo franco e onesto e non con intrighi e macchinazioni”. Con la parola d’ordine “Bombardare quartier generale”, chiamò le masse ad invadere il fortino dei revisionisti. Nella Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, attraverso la lotta contro i rinnegati Liu Shao-chi, Lin Piao e Deng Xiao-ping, sviluppò il metodo dialettico di forgiare una nuova unità nel partito su una nuova base, attraverso un processo di unità-lotta-trasformazione, e sottolineò la necessità di formare comitati di partito secondo il principio della triplice integrazione, con la vecchia generazione, gli adulti e i giovani, per infondere sangue fresco nel partito. Ciononostante, non fu possibile spazzare via tutta la destra insediata nelle alte cariche del partito e dello stato, a causa di certi fattori negativi del movimento comunista internazionale e dei limiti storici della lotta di classe, e perché era forse già tardi per denunciarli. Ma tutto ciò aumenta l’importanza del principio sviluppato. Alcuni non comprendono la complessità del periodo della Rivoluzione Culturale e accusano Mao dei compromessi del periodo successivo, cosa completamente sbagliata. Mao aveva invece promosso la crescita dei rivoluzionari, tra questi Chiang Ching e Chang Chun-chiao, come nucleo rivoluzionario all’interno del partito. Diresse la banda dei quattro e ne fu il più visionario. A questo riguardo, dobbiamo farci un domanda importante: perché non prese alcune iniziativa per costruire una nuova internazionale comunista, sebbene avesse fatto l’esperienza di scatenare la storica lotta contro il revisionismo kruscioviano e dirigere la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria? In risposta, potremmo menzionare certe esperienze negative del Comintern nell’ultimo periodo, ma questo di sicuro non è il fattore principale. Mao diresse il movimento comunista internazionale a livello ideologico, scatenando la lotta contro il revisionismo kruscioviano e dirigendo la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, e appoggiando, cooperando e seminando rivoluzioni di liberazione nazionale, di nuova democrazia e socialiste in tutto il mondo. Ma c’erano oggettivamente alcune gravi difficoltà pratiche nel dare a tutto questo una forma organizzata. Tra le più evidenti, l’esistenza dei partiti comunisti dogmatico-revisionisti, centristi e sciovinisti di Albania, Vietnam e Corea del Nord ecc., che rifiutavano i contributi universali di Mao. E in quel momento era impossibile formare l’internazionale comunista ignorando tutti questi partiti. Ma oggi la situazione è molto cambiata. Non c’è un solo stato socialista nel mondo. Gli autentici rivoluzionari hanno assunto il maoismo come tappa superiore del marxismo-leninismo. Una nuova ondata della rivoluzioni appare all’orizzonte. Ora c’è il marxismo-leninismo-maoismo come base ideologica per la formazione di una nuova internazionale comunista. Per tutti i comunisti rivoluzionari è una necessità andare avanti con forza per darle una forma organizzata attraverso la lotta di classe e ideologica. Oggi il MRI è emerso come suo embrione. Ognuno deve sforzarsi per affinarlo e svilupparlo. Particolare attenzione deve essere rivolta favorire discussione e interazione con i rivoluzionari al di fuori del MRI per unirli nel Movimento. In questo processo, i rivoluzionari comunisti devono studiare profondamente le esperienze del Comintern e lottare per risolvere i problemi di valutazione del VII Congresso del Comintern, della II Guerra Mondiale e della dissoluzione del Comintern, dell’indicazione data ai partiti comunisti dei diversi paesi di formare governi con la borghesia antifascista e della critica di Lenin al millerandismo, della posizione dei partiti comunisti di Grecia, Italia, Francia, Spagna, India, Cina, ecc. e del ruolo di Stalin, ecc. Queste questioni stanno di fonte al movimento comunista internazionale come sfide. Il maoismo ci ha già dato la base scientifica per dare risposte a queste questioni. Pertanto, i rivoluzionari comunisti di tutto il mondo devono accelerare l’iniziativa per apprendere dalle esperienze positive e negative del passato applicando il maoismo. Alcune caratteristiche fondamentali della situazione internazionale L’analisi fatta da Lenin prima della grande Rivoluzione d’Ottobre russa sulle caratteristiche di fondo dell’imperialismo continua ad esser valida, poiché il mondo è ancora nell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria. Oggi esistono quattro contraddizioni fondamentali: la contraddizione tra la borghesia e il proletariato, la contraddizione tra gli imperialisti per il saccheggio e la rapina, la contraddizione tra l’imperialismo e i paesi e i popoli oppressi e la contraddizione tra il sistema capitalista e il sistema socialista. Per esperienza e a garanzia per il futuro, benché non sia presente attualmente, la quarta è quella di cui dobbiamo tener conto costantemente. La rivoluzione socialista nasce dalla prima contraddizione e la risolve. La seconda, che non è stata risolta permanentemente, va verso una guerra mondiale per una nuova spartizione del mondo. Come ha detto Mao, il proletariato deve sforzarsi, con i mezzi disponibili, di impedire la guerra con la rivoluzione e se non è possibile, trasformare la guerra mondiale in una rivoluzione mondiale. La terza produce i movimenti di liberazione nazionale e si risolve con la loro vittoria. Di tutte queste, la contraddizione tra l’imperialismo e i paesi e i popoli oppressi è la contraddizione principale nel mondo oggi. Il partito deve essere chiaro su certe questioni politiche e ideologiche, come l’indicazione della contraddizione principale nel mondo, poiché mettere da parte e non dare importanza alle lotte di liberazione nazionale e accusarle di nazionalismo settario è una tendenza errata che ha prevalso nel movimento comunista internazionale. Soprattutto, il trockismo e, principalmente, il revisionismo kruscioviano l’hanno in larga parte influenzata. La prima cosa da sottolineare qui è che nel corso dello sviluppo dell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria, nella costruzione del socialismo in Russia e nella formazione del Comintern per fare avanzare la rivoluzione mondiale e formulare le sue strategie, Lenin affermò che la rivoluzione proletaria e i movimenti di liberazione nazionale devono fondersi, e che questo era un compito storico importante. L’imperialismo è andato frenando la rivoluzione socialista creando una settore di aristocrazia all’interno della stessa classe operaia, dividendo con essa le briciole dei profitti che ottiene dal saccheggio e dallo sfruttamento delle masse dei paesi coloniali e semicoloniali. Per questo Lenin diede la dovuta importanza all’integrazione dei movimenti di liberazione nazionale con il movimento proletario, lanciando la parola d’ordine: “Proletari di tutti i paesi e popoli oppressi unitevi!” e prestò molta attenzione ai movimenti di liberazione nazionale dei paesi oppressi come l’India e la Cina. Sulla base dell’analisi di Lenin, Mao sviluppò nel movimento proletario internazionale la tesi dell’importanza di dare una direzione e dei capi ai movimenti di liberazione nazionale. L’imperialismo ha massimizzato lo sfruttamento, l’oppressione e la repressione politica sulle masse dei paesi oppressi per mezzo delle sue classi dominanti reazionarie, ha reso i popoli sempre più poveri, fagocitando le economie dei paesi oppressi come parte integrale del suo sistema e traendo superprofitti da manodopera e materie prime a basso prezzo. Questo è ciò che ha fatto maturare la situazione per la rivoluzione di nuova democrazia in Asia, Africa e America latina. Per questo Mao dichiarò che queste regioni sono il centro della tempesta della rivoluzione mondiale e affermò che la rivoluzione è la tendenza principale nel mondo. Disse che la contraddizione tra l’imperialismo e le nazioni oppresse è la contraddizione principale esistente nel mondo. Comprendendo la verità storica che i movimenti di liberazione nazionale erano diventati parte integrante del movimento proletario mondiale, Mao sviluppò il metodo strategico per dare a questi una direzione proletaria. Nonostante cambiamenti importanti di forma, nell’essenza l’analisi di Mao è ancora valida. Durante la guerra fredda, il socialimperialismo sovietico e l’imperialismo yankee investirono enormi quantità di capitali in armamenti per espandere la loro influenza e si trasformarono in superpotenze. Imposero ai paesi oppressi diverse guerre regionali e un’altra guerra mondiale sembrava molto vicina. Ma, a causa della crisi imperialista, il socialimperialismo sovietico non è riuscito a mantenere la sua vecchia forma ed è crollato politicamente e economicamente. È paradossale che l’imperialismo occidentale dica che questo collasso è stato il crollo del comunismo, celebrando la sua egemonia unipolare. Questo successo ha dato all’imperialismo yankee maggiori opportunità per il saccheggio, lo sfruttamento e l’intervento diretto nel “terzo mondo” e in tutto il pianeta. Ciò ha accelerato la movimentazione sfrenata del capitale finanziario a livello mondiale, che l’imperialismo celebra come “globalizzazione”. In questo processo, l’imperialismo ha sottomesso tutte le economie dei paesi oppressi e ha ordinato e costretto le classi dominanti reazionarie di questi paesi a seguire una politica di liberalizzazione per accelerare il flusso di capitali. L’imperialismo, mediante mostri economici come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, ecc. ha creato un sistema in cui gioca il ruolo di controllore e dirigente dei risultati economici dei paesi oppressi. L’imperialismo statunitense, principalmente, si muove ogni giorno di più per trarre profitti illimitati, combinando gli impressionanti avanzamenti della scienza e della tecnologia, compresa l’elettronica, con la manodopera a basso prezzo del terzo mondo. In definitiva, qual è il risultato oggettivo ultimo che la campagna imperialista di “mondo unipolare”, “globalizzazione” e “liberalizzazione” ha prodotto? L’esperienza degli ultimi 10 anni ci ha mostrato la verità: le contraddizioni tra le classi e tra i paesi ricchi e poveri si sono intensificate. Secondo i dati degli stessi imperialisti (manipolati per adeguarli ai loro interessi) i paesi ricchi, con solo il 25% della popolazione mondiale posseggono l’80% della ricchezza mondiale… Oggi 2 miliardi e mezzo di persone vivono in estrema povertà e un altro miliardo al di sotto della convenzionale soglia di povertà. Ottanta milioni di persone del terzo mondo devono lasciare il proprio paese per sopravvivere. Più di 20 milioni di bambini e bambine sono costretti a lavorare. Le contraddizioni di classe si intensificano perfino nei paesi imperialisti. Perfino negli Stati Uniti, l’oppressore n.1 del mondo, più di 20 milioni di persone vivono nella povertà più assoluta. Ogni giorno aumentano discriminazione razziale, disuguaglianza, disoccupazione, senzatetto, insicurezza sociale, oppressione delle donne, ecc. Ciò causa di tanto in tanto delle esplosioni di malcontento popolare, per reprimere il quale le classi dominanti devono ricorrere all’apparato militare e cercare nuove strategie. In Europa occidentale, la disoccupazione è stata istituzionalizzata e le masse scendono in lotta contro i tagli e l’inflazione. In risposta al malcontento delle masse e contro i movimenti di liberazione nazionale e il movimento socialista che si sviluppano in molti paesi del terzo mondo, imperialisti e reazionari scatenano quotidianamente repressione, terrore e conflitti religiosi e tra diverse comunità. La loro copertura politica, la maschera della democrazia parlamentare, è caduta in pezzi, come la recente sceneggiata delle elezioni presidenziali statunitensi ha mostrato in tutta evidenza. Se un paese difende anche minimamente la propria libertà politica o economica, gli imperialisti impongono immediatamente sanzioni economiche, e usano pressione politica, intervento militare e genocidio. Lo provano i loro interventi in Iraq, Jugoslavia, Palestina, Messico e altri paesi dell’Asia, Africa e America Latina. A difesa del “nuovo ordine mondiale”, l’imperialismo ha costruito un gigantesco apparato di forze e strategie militari. L’imperialismo yankee ha sviluppato una strategia militare per “sostentare” il saccheggio economico e la sua egemonia globale. L’imperialismo Usa da solo ha destinato alla difesa 262 miliardi di dollari, quasi la metà della spesa mondiale in questo settore. Se includiamo la spesa dei suoi alleati, come i paesi NATO, Giappone Israele e Corea del Sud, si supera l’80% del totale mondiale. Oggi gli USA sono il principale centro del contrabbando d’armi. Attraverso il suo complesso militare-industriale, l’imperialismo ha buon gioco nel saccheggiare il mondo intero e sedare il proprio popolo con le briciole del bottino. Hanno mobilitato una enorme forza militare dal Golfo Persico alla penisola Coreana, per combattere contro Iran, Iraq, Libia, Siria, Corea del Nord e Cuba, i cui bilanci per la difesa arrivano, tutti insieme, solo a 15 miliardi di dollari. Come diceva Lenin a proposito dell’imperialismo, gli USA hanno dato la priorità alla loro forza armata per mantenere la loro egemonia politica e militare sugli alleati e, insieme alla loro egemonia militare globale, stanno intensificando le loro attività in paesi come l’India e la Cinese per appropriarsi di un’enorme riserva di manodopera e materie prime a basso costo. La più evidente tra queste attività è la rapida crescita dell’alleanza strategica con l’espansionismo indiano, che getta in tutta l’Asia meridionale ombre ancora più nere e vaste di saccheggio e genocidio. L’apertura a Nuova Delhi, in India, di un nuovo ufficio del FBI ne è una prova. I fatti dimostrano l’importanza del concetto di Mao dei tre mondi, in senso tattico immediato. In ogni modo i fatti indicano anche che oggettivamente, gli imperialisti, principalmente yankee, sono sempre più coinvolti nelle contraddizioni con le masse e i paesi oppressi. Anche se adesso non esiste la contesa tra le superpotenze della guerra fredda, il sogno chiamato “mondo unipolare” non potrà mai diventare realtà, come dimostrano i conflitti, aperti o mascherati, di interessi politici o economici tra gli stati Uniti, la Comunità Europea, il Giappone e la Russia. Con questa crisi, la possibilità di una rivolta di massa di milioni di persone aumenta di giorno in giorno. Dobbiamo prestare molta attenzione alla distinta situazione concreta che ne consegue, prodotta dall’imperialismo e dalla sua insaziabile sete di profitti, nel mondo d’oggi. Primo, legando l’alta tecnologia alla manodopera a basso costo delle grandi masse popolari, si è prodotta l’accelerazione della coscienza del popolo di passare dal mondo della necessità a quello della libertà. Secondo, con globalizzazione a caccia di profitti, uno sviluppo senza precedenti della tecnologia dell’informazione, principalmente elettronica, ha ristretto il mondo alla dimensione di un piccolo villaggio rurale. Di conseguenza, ovunque accada un evento, quasi certamente avrà un grande impatto positivo o negativo in tutto il mondo e viceversa. Terzo, il sistema mondiale della produzione e distribuzione di armi da parte dell’imperialismo ha giocato indirettamente un ruolo nella preparazione tecnica della guerra popolare in tutto il mondo. Quarto, curiosamente, la sfrenata produzione e la globalizzazione del loro processo sociale hanno costruito, in tempi rapidi, la base materiale per il principio comunista: lavorare secondo capacità e distribuire secondo necessità. Quinto, e principale, l’imperialismo, acuendo al massimo la lotta di classe, principalmente la contraddizione tra l’imperialismo e popoli e paesi oppressi, ha preparato una situazione oggettiva rivoluzionaria per l’80% della popolazione mondiale. Attraverso le contraddizioni interne tra gli imperialisti, lo sviluppo e la distribuzione disuguale che genera la dinamica del capitalismo, lo sviluppo di questa situazione oggettiva porterà alla rivoluzione tutti i paesi dell’Asia, Africa e America Latina, ed è ben chiara l’importanza mondiale di ciò. Giustifica magistralmente l’analisi di Mao per cui Asia, Africa e America Latina sono il centro della tempesta rivoluzionaria. Questo caratteristiche indicano chiaramente che il 21° secolo sarà un secolo di guerre popolari e del trionfo del sistema socialista mondiale. Inoltre tutto ciò dimostra che dal 1980 c’è stato un mutamento importante nel concetto prevalente di modello di rivoluzione. Oggi la fusione, l’una nell’altra, delle strategie di insurrezione armata e di guerra popolare di lunga durata è diventata essenziale. Se non la si realizza, sembra quasi impossibile in qualsiasi paese fare una vera rivoluzione. La necessità storica di oggi è far avanzare la rivoluzione mondiale per mezzo della guerra popolare, secondo le particolarità di ciascun paese, sviluppando autentici partiti comunisti fondati sul marxismo-leninismo-maoismo che guidino le masse dei diversi paesi. È impossibile portare a compimento questa responsabilità storica senza assumere l’universalità dei contributi di Mao per la rivoluzione mondiale e senza stabilire il marxismo-leninismo-maoismo come suo comando ideologico. La nuova situazione ha preparato la base ideologica e materiale per la formazione di una nuova internazionale comunista, per fare avanzare la rivoluzione mondiale traendo lezioni dalle esperienze passate. Il Movimento Rivoluzionario Internazionalista (MRI), formato sulla base dei principi del marxismo leninismo maoismo per coordinare i movimenti rivoluzionari di diversi paesi e far avanzare la rivoluzione mondiale, è un importante passo in questa direzione. Si è sviluppato grazie alle esperienze dei movimenti rivoluzionari e alle lotte ideologiche di diversi paesi. Il MRI ha davanti sfide difficili verso la costruzione di una nuova internazionale: sviluppare, attraverso sintesi scientifica, una concezione integrata del movimento comunista internazionale, principalmente del Comintern, della II Guerra Mondiale e del ruolo di Stalin; lottare, da un lato, contro la deviazione ultrainternazionalista del trockismo, che minimizza il movimento di liberazione internazionale, e, dall’altro, contro la deviazione ultranazionalista, che minimizza l’internazionalismo proletario; cooperare per sviluppare autentici partiti maoisti nei diversi paesi; unirsi, attraverso la lotta, con tutti i partiti rivoluzionari, ecc. Per superare queste sfide, tutti i rivoluzionari proletari autentici devono accelerare le loro iniziative per sviluppare una nuova internazionale, La cosa più importante è comprendere correttamente la natura della contraddizione tra l’imperialismo e i popoli e paesi oppressi e stabilire l’internazionalismo proletario come guida dei movimenti di liberazione nazionale. Una rivoluzione mondiale isolata dalla lotta per affermare l’importanza mondiale delle rivoluzioni sviluppate nei paesi dell’Asia, Africa e America Latina è semplicemente impossibile. Infine, l’analisi della situazione mondiale mostra chiaramente che l’ordine mondiale degli imperialisti è un sistema putrefatto, barbaro e terrorista, nient’altro che una zavorra per tutta l’umanità. Maturano sempre più le condizioni per realizzare i grandiosi ideali del comunismo, con la completa eliminazione dello sfruttamento e dell’oppressione dell’uomo sull’uomo, e i partiti politici del proletariato devono prendere l’iniziative a livello superiore per avanzare coraggiosamente nella rivoluzione mondiale. Il 21° secolo sarà il secolo della rivoluzione mondiale. Il marxismo-leninismo-maoismo sarà la sua guida ideologica. Sulla situazione in Asia meridionale Con il 20% della popolazione mondiale, l’aaAsia meridionale ha patito altissimi livelli di povertà, penuria, analfabetismo e disoccupazione, a causa dell’oppressione feudale e imperialista. Le masse della regione hanno lavorato per anni e fatto enormi sacrifici nei movimenti democratici e di liberazione nazionale. È importante notare che tanto la repressione feudale e imperialista, quanto le giuste lotte delle masse contro di essa stanno raggiungendo un punto critico e si avvicinano al conflitto decisivo. Mentre si intensifica sempre più la lotta rivoluzionaria delle masse, sempre più le classi dominanti reazionarie di Nepal, India, Sri Lanka, Pakistan e Bangladesh si piegano all’imperialismo e aumentano sfruttamento, repressione e terrore di stato contro le masse. Le classi di ogni paese della ragione hanno davanti a sé gravi contraddizioni con le necessità e aspirazioni del popolo. Movimenti armati di liberazione nazionale, movimenti democratici e guerre popolari stanno scuotendo tutta la regione. Lo sviluppo del movimento rivoluzionario maoista, come grande sfida per le classi reazionarie e come alternativa concreta per le masse è un altro aspetto positivo della regione. La classe capitalista monopolista al potere in India, vera erede dell’imperialismo britannico, ha seguito la sua politica di espansionismo con pressioni, interventi e sabotaggio delle aspirazioni nazionali delle masse e dei paesi vicini. Ha soffocato con le armi e il terrore di stato le aspirazioni dei popoli del Kashmir, degli stati del nordest dell’India e dei movimenti di nuova democrazia dell’Andra Pradesh e Bihar, e intensificato la strategia di pressione, sabotaggio e provocazioni per fare di Nepal, Buthan, Bangladesh e Sri Lanka un nuovo Sikkim [si riferisce all’annessione del Sikkim all’India]. Al fine di isolare il Pakistan, dopo la guerra fredda, e di soddisfare le loro ambizioni di egemonia regionale, le classi dominanti dell’India si sono trasformate in lacchè dell’imperialismo yankee, e hanno aperto le porte al più spietato sfruttamento del popolo della regione, in nome della liberalizzazione. Hanno appoggiato il piano maestro degli imperialisti di accerchiare la Cina, assumendo il controllo dell’India, per farla capitolare. Hanno attuato spudorate ingerenze negli affari interni dei paesi vicini, per collocare i propri agenti al potere e accelerare il processo di “sikkimizzazione”. Stanno anche fabbricando montature che mettano in relazione la guerra popolare del Nepal che dura da cinque anni, con il Pakistan, la Cina e i trafficanti, per confondere le masse indiane. E’ una caratteristica delle classi dominanti indiane quella di ordire complotti per approfittare delle aspirazioni comuni della rivoluzione democratica nazionale contro il semifeudalesimo e il semicolonialismo, della natura peculiare della posizione geopolitica dell’India e dei rapporti economici, politici, religiosi e culturali storicamente stabilitisi tra i popoli, a tutto vantaggio delle loro mire egemoniche nella regione. Sono le classi dominanti indiane e le loro mire che lavorano all’ombra delle politiche e complotti terroristici e repressivi praticati delle classi dominanti dei paesi della regione. Questa situazione peculiare dà un carattere unico alla necessità, possibilità e importanza dell’unità della giusta lotta dei popoli di tutti i paesi della regione. Dal punto di vista teorico, possiamo qui toccare con mano la possibilità di una fusione diretta del movimento di liberazione nazionale e del movimento proletario, come affermato da Lenin. A causa della unicità delle condizioni economiche, politiche, culturali e geografiche e della posizione incontrastata del capitalismo monopolista dell’India, sarà molto difficile per un singolo paese di questa regione completare vittoriosamente la rivoluzione di nuova democrazia nazionale e, anche se cercasse di approfittare delle peculiari contraddizioni, sarebbe quasi impossibile sopravvivere. I rivoluzionari devono concentrarsi attentamente sul fatto che un dato paese, o un particolare territorio di un dato paese, potrà ottenere la propria liberazione solo attraverso la forza della lotta unificata e comune delle masse di tutta la regione seguendo uno sviluppo per stadi disuguali; da solo potrà avere un ruolo concreto soltanto come base d’appoggio per la rivoluzione in tutta la regione. Proprio per questo, tutti i rivoluzionari della regione devono studiare gli sforzi di Lenin per generalizzare la Rivoluzione d’Ottobre russa del 1917, la costruzione dell’Unione Sovietica e l’esperienza nata da questa. È chiaro che una vera liberazione è impossibile se non come parte o al servizio della rivoluzione proletaria mondiale e fondata sull’internazionalismo proletario. Questa è la particolarità dell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria. Gli operai non hanno patria e la parola d’ordine “Proletari di tutti i paesi unitevi!” chiama da sempre i rivoluzionari proletari a persistere nel loro dovere internazionale. Applicare i principi universali del marxismo-leninismo-maoismo alle particolarità dei movimenti di liberazione nazionale e democratici della regione sotto la guida del grande ideale e aspirazione dell’internazionalismo proletario è una sfida formidabile. È possibile vincere questa sfida soltanto unificando le lotte per il diritto delle nazioni all’autodeterminazione e solo il movimento proletario è all’altezza di questa sfida. Per comprenderlo correttamente, dobbiamo analizzare a fondo il concetto di rivoluzione democratica nazionale formulato da Lenin dopo la fondazione dell’Unione Sovietica e nel periodo iniziale del Comintern, e il concetto della rivoluzione di nuova democrazia di Mao. Se riflettiamo su questo, date le condizioni concrete della regione, diventa chiaro che è inevitabile che i comunisti rivoluzionari traccino una strategia integrata contro le classi dominanti della borghesia monopolista dell’India e i suoi agenti dei diversi paesi. Ciò rende una necessità inevitabile la trasformazione della regione in una nuova federazione sovietica del secolo 21°. Pertanto, i rivoluzionari maoisti dei diversi paesi della regione devono discutere e lavorare per un’analisi scientifica unificata, una strategia integrata, una struttura organizzativa di nuovo tipo e alcuni piani di lotta a breve e lungo termine. Oltre alle particolarità economiche, politiche, culturali e geografiche, dal punto di vista della crescita del movimento comunista, l’influenza a livello regionale del movimento Naxalbari diretto da Charu Mazumdar contro il revisionismo contemporaneo, i rapporti fraterni, l’interscambio di idee e la cooperazione tecnica tra i rivoluzionari maoisti, i programmi comuni a livello di massa, ecc. hanno già costituito la base concreta per la realizzazione di questa necessità storica. È chiaro che quanto più si sviluppa la lotta rivoluzionaria, tanto più si intensificano le manovre controrivoluzionarie, ed èperciò necessario sviluppare un lavoro integrato dei rivoluzionari. Il processo dell’applicazione dei principi universali del marxismo-leninismo- maoismo alle particolarità della regione gioca un ruolo concreto nella lotta contro le manovre dell’imperialismo yankee nella regione, principalmente in India. Per questo, in quanto parte integrante della rivoluzione mondiale, l’iniziativa unificata di questa regione sarà un importante contributo alla rivoluzione mondiale. Infine, per far avanzare il processo in forma naturale e scientifica, è essenziale la cooperazione del MRI, principalmente, e delle altre forze rivoluzionarie internazionaliste. Comunque, la cosa più importante è l’iniziativa degli stessi rivoluzionari della regione. La via è difficile e piena di sfide, ma il futuro è brillante; la vittoria dell’internazionalismo proletario e delle masse è inevitabile.
Cammino Prachanda Il seguente articolo fa parte del Documento della II Conferenza nazionale del Partito comunista del Nepal(Maoista) e tratto dalla traduzione di un membro del partito per la sua pubblicazione - AWTW Come organo inseparabile
del proletariato internazionale, il Partito ha forgiato la linea della
rivoluzione in Nepal nel mezzo della lotta di classe e della lotta tra
le due linee, basandosi sui principi universali del marxismo-leninismo-maoismo.
Questo è stato il primo risultato importante della rivoluzione
in Nepal per ciò che concerne la formazione di idee. Il 13 febbraio
del 1996 iniziò una nuova epoca storica, con lo storico inizio
della guerra popolare fondata su questa linea, con la grande determinazione
e l'obiettivo di raggiungere il comunismo attraverso la rivoluzione di
nuova democrazia, quella socialista e le rivoluzioni culturali. Sotto
la direzione del partito, questa decisione storica ha rappresentato in
sé un altro grande salto qualitativo in direzione della difesa
e applicazione del marxismo-leninismo-maoismo e nella scoperta e nell'appropriazione
delle leggi specifiche della rivoluzione in Nepal. Oggi, dall'esperienza
di cinque turbolenti anni di guerra popolare si è sviluppato un
sistema di idee che guidano la rivoluzione in Nepal, fondate sul marxismo-leninismo-maoismo.
Questa è stata una grande conquista dei cinque anni di guerra popolare. |